Gare pilotate all’Autorità Portuale di Augusta, la Cassazione rigetta il ricorso dei fratelli Magro

Catania. Pochi giorni fa hanno ottenuto la revoca degli arresti domiciliari ma i fratelli Pietro e Giovanni Magro non sono riusciti a spuntarla nell’ardua impresa di vedersi annullare l’interdizione dall’attività professionale a entrambi applicata dal Giudice delle indagini preliminari Carla Frau. La decisione di rigettare il ricorso presentato dall’avvocato Aldo Ganci, cognato e difensore dei fratelli Magro, è stata adottata dai giudici della Corte di Cassazione. Il penalista ha cercato di cambiare il corso dell’iter processuale che sembra favorire la tesa della pubblica accusa, ma tutti gli argomenti da lui trattati non hanno persuaso i giudici della Suprema Corte che, dopo essersi ritirati in camera di consiglio, hanno depositato il provvedimento di rigetto del ricorso e confermato la bontà della misura interdittiva applicata dal Gip Carla Frau nei confronti dei fratelli Pietro e Giovanni Magro. I quali, alla luce della decisione adottata dalla Cassazione, dovranno rassegnarsi a rimanere inoperosi sino a quando non troveranno un giudice che annulli a entrambi l’interdizione dall’attività lavorativa e di svolgere dei ruoli direttivi presso la società di progettazione “Tecnass srl”, nella quale l’architetto Pietro Magro e il geometra Giovanni Magro erano soci di minoranza, a differenza dell’ingegnere Antonino Miceli, che deteneva il 60 per cento delle quote.
I giudici della Corte di Cassazione si sono riservati di depositare più in là le motivazioni del provvedimento adottato ma si può facimente dedurre che il quadro probatorio raccolto dagli investigatori della Guardia di Finanza e dal Pubblico Ministero Tommaso Pagano non è stato assolutamente scalfito dalle Difese degli indagati, trovando anzi la condivisione prima del Giudice delle indagini preliminari Carla Frau che ha emesso le misure cautelari personali ed interdittive a carico dei tre soci della società di progettazione “Tecnass Srl” e, dopo, del Tribunale del Riesame di Catania e adesso della Suprema Corte di Cassazione.
L’ingegnere Miceli è stato da un pò di tempo scarcerato ma si è visto tramutare la misura della custodia in carcere con quella meno afflittiva del divieto di dimora nei comuni di Siracusa e di Augusta. E come i fratelli Magro, è colpito dalla misura dell’interdizione dall’attività dirigenziale svolta nella società “Tecnass srl” e dall’avere rapporti di lavoro con l’Autorità Portuale di Augusta.
La prossima mossa sull’inchiesta delle gare pilotate all’Autorità Portuale di Augusta toccherà al Pubblico Ministero Tommaso Pagano, che dovrà valutare se sia arrivato il momento di fare notificare agli indagati l’avviso di conclusione indagini o invece continuare gli accertamenti per verificare se sussistano, come lui è convinto, le condizioni per riproporre la richiesta di applicazione di misure inerdittive a carico delle società che si aggiudicavano gli appalti grazie alla benevolenza di alcuni funzionari e commissari dell’Autorità Portuale di Augusta. Il primo e unico round è finito con il rigetto della richiesta del Pubblico Ministero Tommaso Pagano, da parte del Gip Carla Frau. Che, invece, ha accolto e condiviso l’opposizione formulata dai difensori degli amministratori delle società, avvocati Fancesco Favi, Stefano Rametta, Giacomo Satta e Maurizio Bartolotto.
Secondo le risultanze investigative, condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria sotto la direzione e il coordinamento del Pubblico Ministero Tommaso Pagano, le gare pubbliche bandite dall’Autorità Portuale Augusta sono state “turbate” dai tre soci della Tecnass Srl. A dire dei finanzieri del Comando provinciale i bandi e i disciplinari di gara, non venivano direttamente predisposti dai funzionari dell’Ente pubblico appaltante, bensì venivano realizzati dal Miceli e dai fratelli Magro. Inoltre è stato acclarato che i tre soci della società Tecnass Srl (l’ingegnere Gaetano Nunzio Miceli ed i fratelli Pietro e Giovanni Magro, il primo architetto, il secondo geometra) “ideavano” i bandi e i disciplinari di gara, mentre i Responsabili Unici del Procedimento dell’Autorità Portuale (l’ingegnere Giovanni Sarcià ed il geometra Venerando Toscano) si limitavano, di fatto, alla stampa e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Le posizioni più inquietanti sarebbero quelle dei tre soci della Tecnass, ma a quanto pare neanche i due funzionari dell’Autorità Portuale, ingegnere Giovanni Sarcià e geometra Venerando Toscano possono dirsi fuori dal guado. I due funzionari dell’Autorità Portuale, incaricati di gestire le gare di appalto quali Responsabili Unici del Procedimento, hanno incassato circa 500 mila euro ciascuno a titolo di incentivi per le relative attività d’istituto. Come dimostrato dalle indagini, queste attività sono state in realtà svolte dai tre titolari dello studio di progettazione, ossia della Tecnass Srl. Nei personal computer in uso all’ingegnere Gaetano Nunzio Miceli è stata rinvenuta la documentazione di quasi tutte le gare di appalto bandite, nonché diversi atti dell’Autorità Portuale. L’indagine tecnica sui computers ha poi acclarato che lo studio di progettazione aveva stipulato accordi con le imprese che avrebbero vinto gli appalti ancor prima che venisse pubblicato il bando di gara. Inoltre gli stessi indagati, sentiti sul punto, hanno ammesso che gli atti di gara erano stati predisposti da mano privata. Agli indagati, a vario titolo, vengono contestati i reati di corruzione, turbata libertà degli incanti e associazione a delinquere.
Il Gip Frau ha anche disposto il sequestro della somma di circa un milione di euro, anche per equivalente, in ordine ai patrimoni personali di ciascuno, ivi comprese eventuali partecipazioni in società o enti. Sequestrata anche la società di progettazione siracusana Tecnass Srl.

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