Omicidio Licia Gioia, il poliziotto Francesco Ferrari chiede di essere processato con rito abbreviato

Siracusa. Francesco Ferrari, 46 anni, appartenente alla Polizia di Stato, chiamato a difendersi dall’accusa di omicidio volontario aggravato della propria moglie, il maresciallo dei Carabinieri Licia Silvia Gioia, in servizio al Comando provinciale di Viale Tica, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato. E’ stato lo stesso imputato, difeso dall’avvocato Stefano Rametta, ad avanzare la richiesta pochi minuti dopo che il Gup Luisa Intini ha dato il via all’udienza preliminare. Il Pubblico Ministero Marco Di Mauro, che assieme al procuratore aggiunto Fabio Scavone ha chiesto il rinvio a giudizio del marito di Licia Silvia Gioia, non è sorpreso della richiesta di giudizio abbreviato avanzata dal poliziotto. Lui e il procuratore aggiunto Scavone avevano chiesto il rinvio a giudizio di Francesco Ferrari. Ma va bene lo stesso. Nulla cambia o con il giudizio abbreviato o con quello ordinario. Il Gup Intini prende atto della richiesta del poliziotto Ferrari, in servizio alla Questura di Siracusa, e dà la parola agli avvocati Aldo Ganci e Alessia Lo Tauro, per formulare le loro richieste. L’avvocato Ganci annuncia che i genitori del maresciallo Gioia, presenti in aula, vogliono costituirsi parte civile contro l’ex genero. L’avvocato Lo Tauro chiede che venga ammessa la costituzione di parte civile contro l’imputato dell’Associazione antiviolenza sulle donne, fondata dalla giornalista Raffaella Mauceri e oggi presieduta dall’avvocata Daniela La Runa. Il Gup Intini ammette entrambe le richieste e poi, prendendo la parola, annuncia di voler disporre una super perizia balistica, in quanto si è accorto che tra quelle acquisite al fascicolo processuale ci sono delle incongruenze per poter stabilire, con assoluta certezza, se la morte di Licia Gioia sia da attribuire a un gesto autolesionistico oppure se sia la conseguenza di un evento doloso. Il professore Compagnini, che fu nominato all’incidente probatorio dal Gip Carmen Scapellato, ha concluso la sua ricerca ritenendo verosimile l’ipotesi del suicidio; viceversa il professore Stefano Conti, perito balistico di Torino, nominato dai genitori del maresciallo Gioia, sostiene che è innaturale la ricostruzione fatta dal professore Compagnini in quanto per parlare di suicidio il corpo della vittima avrebbe dovuto trovarsi in una posizione drastica; nel caso di specie, a suo dire, è verosimile invece l’ipotesi dell’omicidio poichè la posizione del cadavere è dinamica, che porta a sostenere che tra marito e moglie ci fu una violenta colluttazione prima dell’evento mortale del maresciallo Gioia.
Il Gup ha poi rinviato l’udienza al prossimo 4 aprile, giorno in cui scioglierà la riserva sulla nomina di un suo perito di balistica, che dovrà dire se sia da privilegiare la perizia del professore Compagnini o quella del professore Conti.
Se riterrà inopportuno disporre una super perizia, in quanto nonostante le incongruenze rilevate nelle relazioni dei due periti di balistica può ugualmente decidere se condannare o assolvere l’imputato, il Gup Intini darà l’inizio al processo con rito abbreviato, dando la parola al Pubblico Ministero Di Mauro per illustrare la propria requisitoria e avanzare le sue richieste. Il magistrato della Procura, che ha coordinato le indagini dei Carabinieri, contesta al poliziotto Francesco Ferrari il reato di omicidio volontario aggravato per avere” in esito ad una colluttazione, verificatasi all’interno dell’abitazione coniugale, sita in Siracusa in Via Della Spatola 4 (contrada Isola), cagionato la morte della coniuge convivente, Gioia Licia, mediante l’esplosione di due colpi di pistola Beretta calibro 9 Parabellum, in dotazione alla vittima nella sua qualità di sottufficiale della Compagnia dei Carabinieri di Siracusa, che l’attingevano prima al capo con ferita trapassante, con direzione del basso verso l’alto e poi alla coscia con ritenzione del proiettile nel gluteo destro, determinandone il decesso”. La colluttazione di cui parlano sia il professore Conti e il Pubblico Ministero Di Mauro avvenne due anni fa. Pare che la lite sia da ricondurre alla gelosia della marescialla Licia Gioia. Secondo il poliziotto Ferrari la moglie avrebbe impugnato la propria pistola d’ordinanza per togliersi la vita. Lui avrebbe cercato di disarmarla senza riuscire nel suo intento poichè la moglie respingeva i suoi assalti volti a persuaderla a non attuare il suicidio che minacciava di compiere. Certo è che durante la colluttazione è partito un proiettile che è entrato alla tempia della donna per poi fuoriuscire dall’altra parte della testa. La versione dell’imputato non convince il medico legale Franco Coco che propende per la tesi dell’omicidio. I dubbi del medico legale sorgono, non tanto sul proiettile entrato alla tempia, ma sul secondo proiettile espulso dalla pistola d’ordinanza del maresciallo Gioa. Il secondo proiettile – afferma il medico legale Coco, incaricato dal Pubblico Ministero di effettuare l’autopsia sul corpo del maresciallo Gioa, è stato esploso quando la donna era già deceduta. Il poliziotto dice che il colpo è partito accidentalmente mentre lui cercava di togliere dalla mano della moglie l’arma. Secondo il suo ragionamente dalla canna è partito il secondo proiettile che penetra all’altezza della coscia della moglie, fuoriesce e attinge alla gamba lo stesso Francesco Ferrari trapassandogliela per poi disperdersi nella stanza da letto ove è avvenuta la colluttazione. La spiegazione del poliziotto non convince il perito settore Franco Coco, che afferma che la versione del marito risulta innaturale e priva di fondamento per la scienza medica. E alle stesse conclusione a distanza di un anno e mezzo dall’evento mortale è arrivato il professore Conti, anche lui incredulo nel definire come possibile o come probabile la ricostruzione fatta dal poliziotto e dal perito di balistica professore Compagnini, nominato dal Gip Carmen Scapellato.

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