Rapina alla gioielleria Piccione: pena di 6 anni e 4 mesi a un bandito, 5 anni ai falsi clienti

Catania. Hanno scelto il rito abbreviato tre dei cinque imputati accusati di rapina e lesioni personali inferte a Emanuele Piccione, titolare della gioielleria sita a Viale Zecchino. Innanzi al Giudice dell’udienza preliminare, Luisa Intini, sono comparsi Shajla Tringali, 27 anni, difesa dall’avvocato Natale Perez, accusata di avere partecipato alla rapina ai danni della gioielleria Piccione; Andrea Caniglia, 34 anni e Antonino Mauro, 27 anni, abitanti il primo a Scordia ed il secondo a Siracusa. Questi ultimi due sono assistiti dall’avvocato Cacciola del Foro di Caltagirone e dall’avvocato Junio Celesti del Foro Siracusa. I tre imputati sono stati arrestati il 25 settembre del 2018 dagli agenti della Squadra Mobile della Questura aretusea, in esecuzione di una ordinanza cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato, su richiesta del procuratore aggiunto Fabio Scavone e del sostituto procuratore Vincenzo Nitti. Successivamente soltanto alla donna furono revocati i domiciliari dal Riesame di Catania, che aveva accolto il ricorso dell’avvocato Natale Perez.
In sede di requisitoria il Pubblico Ministero Vincenzo Nitti, in udienza sostituito dal collega Stefano Priolo, aveva chiesto quattro anni e due mesi a testa per i due finti clienti e cinque anni e quattro mesi per Antonino Mauro. Il Gup Intini, invece, ha inflitto a Shajla Tringali (nella foto) e Andrea Caniglia la pena di cinque anni di reclusione e la multa di duemila euro ciascuno, mentre ad Antonino Mauro, accusato anche di detenzione di droha, ha irrogato la pena di sei anni e quattro mesi di reclusione e la multa di 5.443 euro. Il Gup Intini ha, inoltre, condannato i tre imputati al risarcimento dei danni in favore del gioielliere Emanuele Piccione, da liquidarsi in altra sede, ma ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva a favore della parte civile, per l’importo di 45 mila euro, condannando infine i tre imputati a pagare 3500 per le spese legali sostenute dal gioielliere, in giudizio assistito dall’avvocato Giambattista Rizza.
La rapina fu effettuata il 4 novembre 2016 in danno della gioielleria Piccione. In quella circostanza, una giovane coppia (identificata in Andrea Caniglia e Shajla Tringali) si era recata presso la gioielleria mostrandosi interessata all’acquisto di un anello con diamante. Mentre il gioielliere era distratto dai falsi clienti, due banditi sono entrati nella gioielleria armati di una pistola ed a volto travisato. Uno di loro, dopo aver picchiato il gioielliere con calci e pugni ed averlo colpito altresì con il calcio della pistola, aveva puntato l’arma nei confronti della vittima, costringendo il Piccione a consegnargli i gioielli che aveva prelevato dalla cassaforte per mostrarli ai falsi clienti (per un valore pari a circa euro 74.000) nonché il suo stesso telefono cellulare. Durante la fuga, il titolare della gioielleria era riuscito ad afferrare il cappuccio della felpa indossata da uno dei due, scoprendo il volto del reo. Le telecamere del sistema di videosorveglianza della gioielleria avevano immortalato i due soggetti ed uno di essi era stato ritenuto molto somigliante con le fattezze fisiche di Antonino Mauro. Inoltre le analisi biologiche eseguite sul passamontagna utilizzato per la rapina avevano evidenziato una traccia minima compatibile con il Dna di Antonino Mauro. Il suo complice, Salvatore Quattrocchi, anche lui difeso dall’avvocato Junio Celesti, è tuttora ricercato ma il Gup Intini lo ha rinviato a giudizio. Irreperibile è inoltre Corrado Cassalini, difeso dall’avvocato Alessia Lo Tauro. Anche il Cassalini, che deve rispondere di detenzione e spaccio di droga, è stato rinviato a processo.
Il Gup Intini ha congelato la scadenza dei termini delle misure cautelari applicate ai due latitanti e agli imputati catturati dalla Polizia per novanta giorni, ossia per tutto il tempo neccesario per scrivere le motivazioni della sentenza.

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