Il Gip dispone l’obbligo di dimora per il 31enne che custodiva nella propria casa 4 chili di hashish

Siracusa. Il Giudice delle indagini preliminari Carla Frau ha deciso di applicare la misura cautelare dell’obbligo di dimora al siracusano Antonino Fortezza, 31 anni, accusato di detenzione illegale all’interno della propria abitazione di quattro chili di hashish. Antonino Fortezza, difeso dall’avvocato Junio Celesti, per il possesso illegale dei quattro chili di “fumo” non ha soggiornato nemmeno per un giorno nella Casa Circondariale di Cavadonna. Si può definire un trafficante di droga assai fortunato poichè, quando con il suo difensore, il 25 febbraio scorso, si era costituito al Comando provinciale della Guardia di Finanza le Fiamme Gialle non lo avevano potuto ammanettare per la trascorsa flagranza; adesso, la misura della custodia in carcere o in subordine quella degli arresti avrebbe potuto applicargliela il Giudice delle indagini preliminari Frau ma, a sorpresa, il provvedimento giudiziario disposto a carico del Fortezza è stato quello meno afflittivo dell’obbligo di dimora. Cioè a dire, Antonino Fortezza non potrà assolutamente allontanarsi dal comune di Siracusa e la sera dovrà rincasare entro le ore 21.
Al Fortezza non poteva andare meglio di così. Probabilmente è stata premiata la sua decisione di porre fine alla “latitanza”. Il Fortezza, infatti, quando scoprì che i militari della Guardia di Finanza avevano perquisito la sua abitazione e se ne erano andati con le borse piene di hashish, non si era recato immediatamente al comando provinciale delle Fiamme Gialle ma aveva scelto la strada di rendersi irreperibile.
Quattro giorni dopo, Antonino Fortezza, accompagnato dal proprio difensore di fiducia, avvocato Junio Celesti, lunedì mattina 25 febbraio, si è presentato al corpo di guardia del Comando provinciale della Guardia di Finanza per costituirsi alle Fiamme Gialle che gli davano la caccia. Il giovane pusher ha rivendicato la proprietà dell’ingente quantitativo di “fumo”. D’altra parte non aveva altra scelta: i finanzieri avevano rinvenuto dentro la casa la sua carta d’identità, per cui non c’erano dubbi di alcun genero che lui fosse l’inqulino dell’abitazione. Negare avrebbe peggiorato la situazione, invece confessando gli ha consentito di scongiurare il rischio di finire a Cavadonna.

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