Sistema Siracusa: l’avvocato Piero Amara spiega come avvenne la corruzione del giudice Giuseppe Mineo

Messina. Anzichè alle ore 14, l’udienza del processo scaturito dall’operazione denominata “Sistema Siracusa”, comincia con un’ora e mezza di ritardo. Dai Pubblici Ministeri viene chiiamato sull’emiciclo l’avvocato Piero Amara, principale fonte della pubblica accusa sia in questo processo che si celebra innanzi ai giudici della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Messina, presidente Mario Samperi, sia in quello che vedrà alla sbarra un buon numero di giudici amministrativi, oggi tutti in pensione, che operavano al Tar, oppure al Cga o al Consiglio di Stato o alla Corte dei Conti, e che, dietro compensi in denaro, pronunciavano sentenze al bacio come richiesto dall’Amara e dal suo collega avvocato Peppe Calafiore.
L’esame dell’avvocato Piero Amara avviene con la formula dell’incidente probatorio. I Pubblici Ministeri Federica Rende, Antonella Fradà e Antonio Carchietti vogliono sapere da Amara come è avvenuta la corruzione del giudice professore Giuseppe Mineo, difeso dagli avvocati Iacono e Trantino. L’avvocato Amara spiega che lui e l’avvocato Calafiore riuscirono ad avvicinare il giudice Mineo in quanto componente del Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo e, tra un incontro e l’altro, riuscirono a creare il clima ideale per ottenere delle sentenze favorevoli, come quella che indusse il Cga a condannare il Comune di Siracusa a pagare due milioni e ottocentomila euro alla società Open Land per l’omesso parere alla richiesta della ditta di cui era presidente Concetta Rita Frontino, compagna del Calafiore, di ottenere la concessione edilizia per la costruzione di un centro commerciale ad Epipoli.
La coppia Amara-Calafiore s’impegna a corrispondere la somma di 115 mila euro, che il professore Mineo non tocca e non vede, per consentire l’acquisto di farmaci costosissime e le spese di ricovero in una struttura sanitaria della Malesia dell’ex presidente della Regione Siciliana, onorevole Giuseppe Drago, al quale è stato riscontrato un tumore al cervello. I prelievi di denaro vengono effettuati direttamente dal Drago, al quale è stata fornita una carta di credito rilasciata da un banca maltese. Piero Amara, difeso dall’avvocato Salvino Mondello, si autoattribuisce il compito di avere messo a disposizione il denaro e come suo complice chiama in causa l’avvocato Calafiore. Tutti si aspettavano che facesse il nome di Alessandro Ferraro, assistito dall’avvocato Alessandro Bilè, ed invece rivela che anche il Ferraro non ha messo mani nel fondo cassa approntato per consentire le cure costosissime dell’onorevole Drago che, per il tumore al cervello, esce dalla clinica della Malesia completamente guarito. Drago, sfortunatissimo, rientra nella sua città natale, Ragusa, dove morirà poco tempo dopo la soffertissima vicissitudine in Malesia in quanto gli diagnosticano un secondo tumore all’intestino. Questa volta i soldi di Amara e Calafiore non servono a nulla poichè l’ex presidente della Regione Siciliana e amico del professore Mineo viene stroncato dal tumore all’intestino.
Amara parla anche dei trecentomila euro corrisposti all’ex senatore Denis Verdini per sovvenzionare il suo movimento politico Ala. Il finanziamento viene corrisposto in quanto a fronte dei soldi corrisposti per le cure dell’ex presidente della Regione Siciliana, l’avvocato Piero Amara chiede la cortesia di far nominare giudice del Consiglio di Stato il professore Giuseppe Mineo. Verdini caldeggerà con il premier del tempo, Matteo Renzi, di segnalare al Consiglio di Stato il nome del professore Mineo ma l’operazione non va a buon fine perchè si scopre che il candidato raccomandato da Amara e da Verdini è troppo lento nel redigere le motivazioni delle sentenze emesse dal Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo. Contro il professore Mineo sono stati aperti dei fascicoli con motivate proposte di sanzioni disciplinari, per cui la sua promozione a giudice del Consiglio di Stato salta.
Dopo l’avvocato Amara, i rappresentati della pubblica accusa chiamano sull’emiciclo il Pubblico Ministero Marco Bisogni, attualmente in servizio alla Procura della Repubblica di Catania e all’epoca dei suoi scontri con gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore in servizio alla Procura della Repubblica di Siracusa, al tempo in cui il procuratore capo era il dottor Ugo Rossi. Il magistrato parla dei suoi contrasti con i due penalisti e ricorda che Calafiore ebbe a presentare al Tribunale Civile di Messina una istanza di risarcimento danni a favore dell’avvocato Piero Amara, che riteneva di essere stato danneggiato in un processo intentato contro di lui dal dottor Bisogni per fatture false e omesso versamento dell’Iva. La richiesta avanzata da Amara ammontava a otto milioni di euro e il Tribunale Civile di Messina ebbe a dichiararla ammissibile, respingendo all’udienza successiva la richiesta dell’Avvocato dello Stato e di Marco Bisogni di canncellare la parola “ammissibile”. Nel riferire di questa querelle giudiziaria tra lui e Amara e quindi tra lui e Calafiore, il dottor Marco Bisogni ha pure parlato del Direttore del Diario Pino Guastella il quale, a suo dire, riferiva “con enfasi” gli articoli sulla vicenda. Il magistrato Bisogni ha riferito che i resoconti del “Guastella contenevano delle inesattezze” e, alla domanda del difensore del Direttore del Diario, avvocato Antonio Failla che gli ha chiesto se “ha mai pensato di intraprendere delle iniziative legali contro il Guastella?”, ha risposto dicendo: “Mai, assolutamente mai!”. Una risposta che sta a significare una sola verità: gli articoli di Pino Guastella non avevano alcun contenuto diffamatorio contro il Pubblico Ministero Marco Bisogni.
Licenziato il dottor Bisogni, sull’emiciclo sono saliti i sostituti procuratori Salvatore Grillo, Vincenzo Nitti, Margherita Brianese e Magda Guarnaccia che hanno firmato l’esposto contro il loro ex collega Giancarlo Longo e i due diabolici avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, nonchè contro Alessandro Ferraro, indicato come uno dei redattori di memorie denigratorie contro giudici e pubblici ministeri contrari alla coppia Amara-Calafiore. Poi su Ferraro sono arrivate le smentite e le accuse contro di lui sono state ritirate.

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