Restano in carcere i 4 pachinesi coinvolti nell’omicidio di Corrado Vizzini: sussistenti i gravi indizi di reità

Siracusa. Nell’odierna mattinata di sabato 30 marzo sono arrivate le risposte dei Giudici delle indagini preliminari di Siracusa, Genova e Vercelli in ordine alla richiesta avanzata dal Pubblico Ministero Gaetano Bono di convalidare il fermo di indiziato di reato di omicidio volontario aggravato dalla circostanza della premeditazione di Stefano Di Maria, 25 anni, Sebastiano Romano, 28 anni, Giuseppe Terzo, 26 anni e Massimiliano Quartarone, 24 anni, tutti residenti a Pachino e tutt’e quattro ritenuti coinvolti nell’agguato mortale avvenuto la sera del 16 marzo ai danni di Corrado Vizzini, 55 anni, detto Corrado Marcuotto.
Da Siracusa, competente territorialmente a decidere, il Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco ha emesso poco dopo mezzogiorno l’ordinanza con la quale ha convalidato il fermo di Stefano Di Maria e Sebastiano Romano, e ha applicato ad entrambi la misura cautelare della custodia in carcere.
Da Genova, dove si è svolta per rogatoria l’udienza, il Giudice delle indagini preliminari Luisa Avantino, per i gravi indizi di reità, ha convalidato il fermo e ha disposto la misura cautelare in carcere nei confronti di Giuseppe Terzo, assistito dall’avvocato Giuseppe Gurrieri. La Gip si è poi dichiarata incompetente territorialmente e ha trasmesso gli atti al Gip del Tribunale di Siracusa, competente a valutare la posizione di Giuseppe Terzo. Quella emessa dal Gip di Genova è una misura cautelare provvisoria per cui Giuseppe Terzo dovrà comparire innanzi al Gip di Siracusa, Andrea Migneco, cui spetta la decisione di applicargli la misura cautelare della custodia in carcere oppure di disporre nei suoi confronti una misura cautelare alternata o di ordinare la sua scarcerazione.
Stesso discorso si può fare per Massimiliano Quartarone, assistito dall’avvocato Junio Celesti. Al carcere di Vercelli è avvenuto l’incontro tra il Giudice delle indagini preliminari Claudio Passerini e il pachinese Massimiliano Quartarone, ritenuto dagli inquirenti il killer di Corrado Vizzini. Il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere e il Gip Passerini poco dopo ha emesso l’ordinanza di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere. Il Gip Passerini ha quindi disposto la trasmissione degli atti al Gip del Tribunale di Siracusa, competente territorialmente ad assumere ogni decisione sull’indagato Quartarone. Il quale, come si ricava dal rapporto redatto dal Dirigente del Commissariato di Pachino, avrebbe avuto anche un motivo di rivalsa nei confronti di Corrado Vizzini. Nello scorso mese di febbraio sono stati esplosi dei colpi di pistola contro l’abitazione del Quartarone. Che ha da quel momento meditato la vendetta contro il Vizzini.
A differenza del Quartarone, Giuseppe Terzo si è sottoposto all’interrogatorio del Gip. Il giovane pachinese è stato interrogato nella sala colloqui giudici-detenuti del carcere di Genova, alla presenza del suo difensore di fiducia, avvocato Giuseppe Gurrieri. Quando il Gip gli ha domandato se fosse innocente o colpevole del reato che gli viene contestato, Giuseppe Terzo ha risposto dicendo di essere innocente e assolutamente estraneo all’omicidio di Corrado Vizzini. “Io non ho fatto nulla” ha detto Giuseppe Terzo. Il Gip gli ha contestato che dalle immagini riprese dalle telecamere si rileva la sua presenza nell’ora in cui è avvenuto il delitto e lui ha replicato dicendo “Signor Giudice, io abito in quella zona di Pachino. Ma non ero lì per partecipare all’agguato contro il Vizzini”.
Le dichiarazioni rese da Giuseppe Terzo sembrano coincidere con quella rese da Stefano Di Maria, difeso dall’avvocato Giambattista Rizza. Anche lui ha detto di trovarsi casualmente nella zona del delitto e quando il Gip Migneco gli ha fatto rilevare che era immortalato dalle immagini del sistema di videosorveglianza, ha dichiarato “ma non per dare una mano d’aiuto ai sicari”. Di Maria, nel sostenere la propria innocenza, ha parlato di una minaccia fatta da qualcuno che gli chiedeva di manomettere le telecamere installate nella strada in cui abita, ma non ha indicato la persona che gli avrebbe fatto quella richiesta. Sebastiano Romano, assistito dall’avvocato Maria Carmela Di Matteo, ha preferito fare scena muta.
Gli indizi di reità sono costituiti oltre dalle immagini televisive che immortalano i quattro pachinesi la sera dell’attentato anche dalle stesse dichiarazioni rese dagli indagati. I quattro presunti componenti del commando di fuoco sono incorsi in svariate contraddizioni quando, a 48 ore di distanza dal ferimento di Corrado Vizzini, sono stati invitati negli uffici del Commissariato della Polizia di Stato. Tutt’e quattro hanno reso sommarie informazioni e ognuno ha dato delle risposte che, mettendole a confronto, sono risultate divergente e contradditorie.

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