Il Gup Carla Frau ha inflitto 30 anni di carcere al 28enne che uccise a coltellate la compagna Laura Petrolito

Siracusa. Tutto in una mattinata, iniziata con la requisitoria del Pubblico Ministero Marco Dragonetti e terminata con la lettura del dispositivo di sentenza letto, poco dopo le ore 14, dal Giudice dell’udienza preliminare Carla Frau. Sia il magistrato della Procura che il Gup si sono trovati d’accordo nel riconoscere colpevole di omicidio volontario aggravato dai futili motivi Paolo Cugno, 28 anni, ed entrambi si sono trovati in sintonia anche nella pena da irrogargli: 30 anni di reclusione è stata la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero Dragonetti, 30 anni di carcere è stata la pena inflitta dal Gup Carla Frau al giovane di Canicattini Bagni. Tra la requisitoria e la lettura del dispositivo di sentenza si sono susseguite le arringhe dei difensori delle parti civili costituitesi in giudizio contro l’omicida e del difensore di fiducia di Paolo Cugno. Con la condanna del giovane la Giudice dell’udienza preliminare ha accolto le richieste di risarcimento dei danni avanzate dagli avvocati Domenico Mignosa per il figlio di Laura Petrolito, avvocato Cicero per il Comune di Canicattini Bagni, avvocato Mario Di Marca per il papà di Laura Petrolito, avvocato Carmela Iemmolo per un’associazione contro la violenza contro le donne e l’avvocato Elena Salemi, legale dell’associazione antiviolenza Ipazia, presieduta dall’avvocata Daniela La Runa. L’ultimo oratore è stato l’avvocato Giambattista Rizza che, nonostante i professori di psichiatria Antonio Petralia e Filippo Drago hanno escluso tracce di forme di malattia mentale nell’omicida, ha insistito nel rigettare le concordi conclusioni dei due docenti universitari nominati dai giudici che si sono dovuti occupare del femminicidio di Laura Petrolito. L’avvocato Rizza ha ribadito la sua idea di riconoscere unico psichiatra credibile il suo consulente dottore Michele Lo Magro che, a differenza dei due docenti universitari catanesi, ritiene schizofrenico l’omicida di Canicattini Bagni. L’anziano penalista del Foro di Siracusa, seguendo alla lettera le indicazioni del suo consulente di pschiatria, ha insistito nel richiedere al Gup di riconoscere il suo cliente incapace di intendere e volere nel momento in cui ha inferto le sedici coltellate a Laura Petrolito oppure di riconoscerlo parzialmente infermo di mente e di irrogargli una pena che escludesse la detenzione in carcere ma di disporne il ricovero in un centro medico ove poter essere curato e tenuto sotto osservazione medica. Alle ore 14 del 4 aprile 2019, la vicenda giudiziaria sulla bruttissima storia di violenza ai danni di una donna di Canicattini Bagni, madre di due bimbi, si è chiusa con la condanna del reo. Quello a carico di Paolo Cugno potrebbe essere uno degli ultimi processi che si celebrano con il rito abbreviato per un assassino. La maggioranza gialloverde ha approvato una proposta che esclude il rito abbreviato per gli imputati chiamati a rispondere di omicidio. Paolo Cugno rientra ancora nella categoria degli imputati ammessi al rito abbreviato poichè l’omicidio è stato commesso anni prima dell’accordo raggiunto tra Lega e Movimento 5 Stelle. L’avvocato Rizza può ritenersi soddisfatto poichè è riuscito ad evitare al suo sanguinario cliente l’ergastolo, chiedendo sia pure in extremis il giudizio con rito abbreviato.
La tragica storia di sangue si è svolta in una campagna sita a pochi chilometri di distanza dal centro abitato di Canicattini Bagni. Il 17 marzo di due anni fa, Laura Petrolito aveva confidato al proprio padre, Andrea Petrolito, che stava per uscire con Paolo Cugno. Gli raccomandò di accudire i suoi due figliletti e che in ogni caso prima delle ore 20 lei sarebbe rientrata. Con Paolo Cugno la ragazza pensava di dover fare una passeggiata per appianare alcune divergenze. Non ritornò invece e il padre, allarmato, cominciò a fare delle telefonate sia al cellulare della figlia che a quello del genero. Non ricevette alcuna risposta e, preoccupato, si recò nella caserma dei Carabinieri dove denunciò il mancato rientro della figlia. La denuncia alla caserma dei Carabinieri faceva scattare le ricerche che non tardavano a dare dei frutti immediati con il ritrovamento del cadavere di Laura all’interno d’un pozzo situato nelle campagne fra Canicattini Bagni e Noto. Le misere membra della giovane erano rimaste intrappolate fra le lamiere di quel pozzo artesiano. La scoperta del cadavere determinava il fermo di Paolo Cugno che, condotto in caserma come principale sospettato veniva sottoposto ad un serrato interrogatorio, durante il quale crollava ammettendo le proprie responsabilità e indicando agli inquirenti il luogo in cui potevano trovare il coltello da lui impugnato per uccidere Laura Petrolito.
La gelosia aveva armato la mano di Paolo Cugno. L’omicidio di Laura Petrolito aveva destato sgomento, dolore e profonda tristezza fra i concittadini di Laura Petrolito i quali hanno voluto far sentire la loro vicinanza alla famiglia della poveretta attraverso una fiaccolata silenziosa, alla quale partecipavano giovani e meno giovani, che portavano alle mani palloncini rossi e moltissime donne che calzavano ai piedi delle scarpe scarlatte, simbolo della lotta ai femminicidi. Tutto il paese di Canicattini Bagni ha marciato per ricordare Laura e per dire no alla violenza in danno delle donne.
L’esame cadaverico sul corpo della ragazza ha detto che il decesso è stato causato dalle sedici coltellate che provocavano ferite al cuore, al polmone destro e all’intestino tanto da determinare delle emorragie interne risultate fatali. E’ questo il dato emerso dall’autopsia effettuata dal medico legale Franco Coco. Una morte violenta voluta dall’arrestato che era ossessionato dalla gelosia. Nella notte di sabato 17 marzo si concludeva la vita della povera Laura Petrolito, mammina di una bimba di appena otto mesi avuta proprio dalla relazione con Cugno e di un altro bambino di appena quattro anni avuto da una precedente relazione. Paolo Cugno, finito in carcere nella stessa nottata dell’omicidio, è comparso innanzi al Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco e si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande sui motivi che lo avrebbero spinto a uccidere la compagna. Il giudice Andrea Migneco ha convalidato l’arresto e ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere per l’assassino di Laura Petrolito. Lo stesso Gip dava incarico al professore Petralia di sottoporre a perizia psichiatrica l’omicida e stabilire se al momento del delitto fosse in grado di intendere e volere. La risposta è stata affermativa: Paolo Cugno era lucido e consapevole del brutale crimine che stava commettendo quella sera del 17 marzo 2017. A distanza di due anni da quella perizia un altro docente universitario di Catania, il professore Filippo Drago, nominato dal Gup Carla Frau, è pervenuto alle stesse conclusioni: Paolo Cugno era lucido e in grado di intendere e volere quando massacrò con 16 coltellate Laura Petrolito. I due docenti universitari hanno smentito il consulente della Difesa, Michele Lo Magro, che, invece, sostiene che Paolo Cugno è malato di mente essendo un soggetto schizofrenico.
A Paolo Cugno la Guardia di Finanza, su richiesta della magistratura, ha sequestrato beni immobili e denaro per il valore di un milione di euro: serviranno per pagare le spese di giustizia, le spese per il suo mantenimento in carcere e per risarcire i danni alle parti civili costituitesi in giudizio contro l’autore dell’orrendo crimine.

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