Impugnava la pistola e partì un colpo ferendo la cugina: inflitti 2 anni a un carlentinese

Siracusa. Il Giudice dell’udienza preliminare Carla Frau ha condannato alla pena di due anni di reclusione il carlentinese Sebastiano Buremi, accusato di detenzione illegale di una pistola calibro 6,35 e di lesioni personali ai danni della propria cugina che venne raggiunta da un colpo di arma da fuoco partito accidentalmente mentre era tenuta in una mano dal parente. Il Buremi, che si trova agli arresti domiciliari non solo per l’illecita detenzione dell’arma e per il ferimento della cugina ma anche per la raffica di reati che gli vengono contestati nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Uragano” per i quali è stato già condannato, ha scelto di farsi processare con il rito abbreviato. La cugina, per evitare che Sebastiano Buremi venisse rinchiuso in carcere, non raccontò la verità ai Carabinieri ma inventò una storia poi rivelatasi una bufala. Disse, infatti, che era stata raggiunta dalla pallottola mentre si trovava in sella ad uno scooter guidato dal compagno e che, transitando nell’area di un distributore di benzina, qualcuno aveva esploso dei colpi di pistola, uno dei quali la feriva. La versione della ferita fu smentita dalle indagini compiute dai Carabinieri che ben presto ricostruivano il giallo del ferimento della donna grazie alle intercettazioni di tutte le utenze telefoniche intestate ai parenti della donna. Così ascoltando le conversazioni che si scambiavano i parenti di Sebastiano Buremi i Carabinieri scoprivano la verità e cioè che a quest’ultimo era partito accidentalmente il colpo di pistola mentre la impugnava in una mano. Sebastiano Buremi, coinvolto nell’operazione Uragano e che per alcune rapine ed altri reati è stato condannato in primo grado a dodici anni di carcere ed in appello a otto anni, veniva raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare in carcere, ma poi, chiarito l’incidente, riassegnato agli arresti domiciliari. Così come auspicato dal suo difensore avvocato Antonio Meduri, che, nel procedimento scaturito dall’operazione di polizia denominata “Uragano”, ha assunto la Difesa del Buremi quando il processo è approdato innanzi alla Corte d’Appello di Catania.

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