Il collaboratore del notaio Coltraro deve essere assistito da un legale e l’interrogatorio slitta al 3 maggio

Siracusa. Innanzi al Giudice Monocratico Carla Frau si è celebrata una nuova udienza del processo a carico del notaio Giambattista Coltraro, chiamato a rispondere di sette ipotesi di falso, che gli contesta il Pubblico Ministero Tommaso Pagano nell’ambito del procedimento penale scaturito dall’operazione denominata “Terre Emerse”. All’udienza di venerdì scorso, è salito sull’emiciclo l’avvocato Marco Russo, collaboratore di studio del notaio Coltraro, il quale, rispondendo alle domande dell’avvocato Valerio Vancheri, ultimo in ordine di tempo ad avere assunto la difesa dell’imputato, stava riferendo di avere ricevuto lui personalmente, per la istruttoria preliminare, il pastore Antonino Carcione, che gli prospettava di voler stipulare un atto di acquisizione di un terreno incolto ed in stato di abbandono. Il Pubblico Ministero Pagano ha chiesto al Giudice di non consentire la prosecuzione dell’esame del teste in quanto, come collaboratore del Coltraro, potrebbe rivestire la veste di imputato di reato connesso e quindi in base alla legge vigente deve essere interrogato alla presenza del proprio difensore di fiducia. Il Giudice Frau ha accolto la richiesta del Pubblico Ministero Pagano e ha invitato l’avvocato Russo a ritornare alla prossima udienza del 3 maggio, ore 15, in compagnia del proprio difensore di fiducia. Assumendo la teste di potenziale imputato di reato connesso, il Russo dovrà dire se intende rispondere alle domande dell’avvocato Vancheri e del Pubblico Ministero Pagano, nonchè a quelle dei difensori delle parti civili costituitesi in giudizio contro il notaio, o di volersi avvalere della facoltà di non rispondere. L’udienza è preseguita con una richiesta dell’avvocato Vancheri, tesa ad ottenere l’esame di tutte le parti civili ammesse dal Giudice Monocratico. Contro la richiesta del difensore del notaio Coltraro si sono opposti il Pubblico Ministero Pagano e tutti i difensori delle parti civili, avvocati Vito Brunetto, Sebastiano Grimaldi, Enzo Terranova, Bandiera, Fanciullo e Morangea. Il Giudice Monocratico Carla Frau si è riservato e ha quindi rinviato il processo a venerdì 3 maggio per sentire come teste-imputato di reato connesso l’avvocato Marco Russo e per sciogliere la riserva sulla richiesta dell’avvocato Vancheri tesa a sottoporre ad interrogatorio le parti civili.
Nell’ambito di questa operazione “Terre emerse”, effettuata dai Carabinieri della Compagnia di Augusta, altre ventisette persone, tra cui il pastore Antonino Carcione, vengono giudicate dal Tribunale penale del giovedì. La posizione del notaio Coltraro, colpito dalla misura interdittiva dall’attività professionale per dieci mesi dal Gip Giuseppe Tripi, venne stralciata da quella degli altri imputati, molti dei quali colpiti dalle misure cautelari della custodia in carcere o degli arresti domiciliari.
Il notaio Coltraro, all’epoca dei fatti deputato regionale all’Ars poi non rieletto alle elezioni di un anno fa, per l’interdizione dall’attività professionale, misura confermata dai giudici del Riesame di Catania e dalla Corte di Cassazione, ha chiuso gli studi di Augusta, Priolo e Noto per la drastica riduzione di clienti e si è trasferito in Lombardia dove ha aperto uno studio in un comune dell’hiterland di Milano. Nonostante le pronunce a lui contrarie del Tribunale del Riesame e della Corte di Cassazione, il notaio Coltrario continua a protestare la propria innocenza riguardo alle accuse che gli vengono contestati.
Prima di essere rinviato a giudizio, innanzi al Giudice dell’udienza preliminare Michele Consiglio, il notaio Coltraro rese una dichiarazione spontanea per sostenere la sua innocenza, che è sempre attuale visto che ancora il Giudice Monocratico non ha emesso la sentenza. Riguardo ai rogiti redatti sull’acquisizione dei terreni, senza la partecipazione dei venditori, il notaio afferma: “A proposito di “Mancanza di attestazione sulla dichiarazione di proprietà del venditore da parte del notaio (vedi articoli 2 e 4 degli atti incriminati) e conseguente assenza di condotta penalmente rilevante ai sensi dell’articolo 479 c.p. (Falso). Efficacia dell’atto pubblico: articolo 2700 c.c. L’atto fa piena prova, cioè ha efficacia di prova legale. L’attendibilità dell’atto pubblico è prevalutata dal legislatore in senso positivo, in modo tale che il giudice non poterà valutare non attendibile ciò che è attestato dal pubblico ufficiale. L’atto pubblico fa piena prova: a) circa la provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l’ha formato; b) di tutto ciò che è avvenuto di fronte al pubblico ufficiale (il cosiddetto “estrinseco”) cioè tutto ciò che il pubblico ufficiale può attestare come avvenuto alla sua presenza o che lui ha compiuto. Non fa piena prova ciò che è stato dichiarato a un pubblico ufficiale, il cosiddetto “intrinseco”: l’atto pubblico accerta in maniera piena che un soggetto ha reso una dichiarazione, ma la verità di ciò che è stato dichiarato non è coperto da pubblica fede. Così se Tizio e Caio dinanzi al notaio dichiarano rispettivamente di acquistare e vendere un certo bene per una determinata somma, l’attestazione notarile che fa piena prova è quella attinente al fatto che quel giorno quei soggetti hanno reso le dichiarazioni trascritte nell’atto, ma se la dichiarazione era simulata (perchè si trattava di una donazione e non di una vendita) la dichiarazione non ha efficacia di piena prova; quindi, per contrastare quelle dichiarazioni non serve la querela di falso, perchè la tesi in forza della quale l’atto è, ad esempio, simulato, non contrasta con la pubblica fede dell’atto. Di conseguenza per contrastare l’intrinseco, occorre utilizzare i normali strumenti previsti dall’ordinamento. Per contrastare l’estrinseco si deve utilizzare la querela di falso, la quale serve per contestare ciò che dall’atto pubblico è attestato con efficacia di prova legale…”. E ancora. “La falsità ideologica riguarda il caso in cui il pubblico ufficiale ha attestato fatti diversi da quelli avvenuti in sua presenza: in tal caso l’atto nasce all’origine infedele e il falso proviene dallo stesso pubblico ufficiale. In altre parole l’atto pubblico ha l’efficacia di prova legale solo per l'”estrinseco” e non per l'”intrinseco”…”. Ed ancora. “Si premette che il sottoscritto notaio ha ricevuto un contratto tipico ai sensi del codice civile (articolo 1488 co.2), ampiamente presente nella prassi notarile e come tale legale e ricevibile dal notaio. Negli atti dal sottoscritto redatti manca una condotta rilevante di falsificazione, in quanto non sussiste in tutto il corpo dell’atto un’attestazione sulla proprietà del venditore da parte del notaio, elemento essenziale affinchè si integrino gli elementi del reato previsto dall’articolo 479 c.p….”. Ed ancora. “La querela di falso non è esperibile nè avverso il documento che provenga dal pubblico ufficiale al di fuori dall’esercizio dello speciale potere di documentazione e della speciale funzione di certificazione richiesti perchè sussista atto pubblico facente fede fino a querela di falso nè, comunque, avverso il documento che venga impugnato al diverso fine di contestare non già la sola attività immediatamente richiesta, percepita e constatata dal pubblico ufficiale nello svolgimento del predetto potere e della predetta funzione…”. Ed ancora. “Quanto agli adempimenti precedenti agli atti (visure ipotecarie e catastali), si precisa, così come risulta da tutti gli interrogatori resi dal sottoscritto al Pubblico Ministero Brianese e al Gip Tripi che sono stati adempiuti tutti i controlli previsti dalla legge e dalle normative notarili. Il sottoscritto non ha mai dichiarato di non aver fatto le visure, bensì, come già chiarito più volte, che, in assenza di un titolo trascritto nei Registri Immobiliari, come nel caso di cui ci stiamo occupando, tali controlli non sono idonei all’accertamento della proprietà. Quanto agli adempimenti successivi (voltura catastale e trascrizione), il notaio non ha nessun potere di eseguirli, essendo di competenza dei pubblici Uffici dell’Agenzia del Territorio, rispettivamente Sezione Catasto e Sezione Registri Immobiliari. Riguardo agli stessi, il notaio ha un obbligo giuridico di fare una richiesta di voltura e una richiesta di trascrizione ai competenti Uffici, i quali, effettuati i dovuti controlli previsti dalla legge sulla legittimità della richiesta, pongono in essere l’adempimento (voltura e trascrizione); ovvero, ove ritengano l’atto illecito o comunque non idoneo alla voltura e alla trascrizione in mancanza dei requisiti di legge, rifiutano l’adempimento, Ebbene, con riguardo agli atti contestati, il sottoscritto ha chiaramente esposto, così come emerge chiaramente dal tenore degli atti che trattavasi di fattispecie di cui all’articolo 1488 c.c., ma, ciò nonostante i detti Uffici hanno evaso positivamente le pratiche, ritenendo conseguentemente i contratti leciti e non presentanti “anomalie”. Per quale strana ragione, dunque, tali presunte anomalie avrebbe dovuto riscontrarle soltanto il sottoscritto e non anche i suddetti competenti uffici pubblici?…”.
Ed ancora. “Il libero convincimento del sottoscritto di non violare alcuna norma esclude il dolo, ciò è provato dall’elevato numero di atti stipulati. Quanto al numero degli atti stipulati e all’elevato numero di particelle contenute in alcuni atti stipulati dal sottoscritto sono indizio della sua buona fede e non del suo dolo. Tale poteva esserci se veniva stipulato un solo contratto e per aiutare l’intento criminoso delle parti si consigliava le stesse ad andare da altri professionisti. Il sottoscritto ha redatto sei atti nella piena convinzione di stipulare contratti legali e ricevibili e secondo le norme di legge. E’ impensabile che un notaio riceva un così elevato numero di atti pensando di non essere scoperto o di farla franca, ove sussistesse un intento criminoso”…. Ed ancora. “In altri termini, il sottoscritto ha tenuto un comportamento trasparente e non ha nascosto o occultato nulla, bensì si è limitato a ricevere le dichiarazioni delle parti, non attestando la proprietà dei terreni ed essendo all’oscuro di ogni loro disegno criminoso, così come accertato anche dalla procura inquirente, che ha escluso la partecipazione del sottoscritto dagli altri reati di cui sono imputati i Carcione e altri”. Ed ancora. “Manca ogni movente, avendo il sottoscritto percepito solo gli onorari per gli atti, così come prevede la tariffa notarile, circa 1000 euro ad atto. Nè ci può essere un movente elettorale, in quanto nel maggio 2012, quando si è iniziata la stipula di detti atti, il sottoscritto notaio era un normale cittadino, non svolgeva attività politica istituzionale, essendo diventato deputato solo a novembre del 2012. Sulla base del ragionamento seguito dalla Procura di Siracusa, che individua un collegamento in relazione alla stipula di tutti gli atti, si presuppone un accordo tra il sottoscritto ed Antonino Carcione (così come ipotizzato – ma non provato – dal Tribunale del Riesame) in esecuzione del quale sono stati stipulati tutti gli atti. Tale accordo dovrebbe essere giocoforza “preventivo” e dunque risalente quanto meno a date antecedenti al maggio 2012; data in cui sono stati stipulati i primi atti. Ebbene, in quella data il sottoscritto non era impegnato in politica. Pertanto non può esserci neanche un movente politico-elettorale”.

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