Amara e Calafiore patteggiano a Roma ma da Milano arrivano altri guai per l’ex legale esterno di Eni

Roma. Gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, gli artefici del cosiddetto “Sistema Siracusa”, hanno finalmente patteggiato la pena innanzi al Giudice dell’udienza preliminare della Capitale. All’avvocato Piero Amara, difeso dall’avvocato Salvino Mondello, è stata applicata la pena di 3 anni di reclusione e della multa di 75 mila euro, mentre all’avvocato Giuseppe Calafiore, assistito dall’avvocato Alberto Gullino e dall’avvocato Mario Fiaccavento, è stata applicata la pena di due anni e nove mesi di reclusione e della multa di 32.500 euro. Adesso l’attenzione dei difensori e dei due imputati è rivolta all’udienza del 7 maggio prossimo, quando innanzi al Gip del Tribunale di Messina si dovrà celebrare il patteggiamento per i reati contestati ad Amara e Calafiore dalla Procura della Repubblica di Messina. Prima del 7 maggio i difensori di Amara e Calafiore sperano di trovare un’intesa con i Pubblici Ministeri Maurizio de Lucia, Federica Rende, Antonella Fradà e Antonio Carchietti per concordare una pena ridotta nei minimi termini a titolo di continuazione con la pena patteggiata a Roma. Saranno febbrili trattative che si protrarranno fino alla mattinata del 7 maggio, in modo da potersi presentare innanzi al Gip con una proposta che possa essere agevolmente accolta. I difensori di Amara e Calafiore sperano di arrivare ad un’intesa soddisfacente per i loro assistiti.
Altri guai per l’avvocato Piero Amara stanno per arrivare dalla Procura della Repubblica di Milano, in quanto inserito dai pm milanesi nel settembre 2017 in un’«associazione a delinquere» finalizzata a «concordare un depistaggio» del processo sulle tangenti Eni in Nigeria, tramite «esposti anonimi e denunce nel 2015-2016 alla Procura di Siracusa» su un fantomatico «complotto contro l’amministratore delegato Eni Claudio Descalzi» (imputato con il predecessore Paolo Scaroni in Eni-Nigeria).

L’Eni ha consegnato ai pm milanesi uno studio da cui risulta che l’avvocato esterno Amara ha incassato da Eni 11 milioni di euro di parcelle dal 2003, di cui 7,6 in 179 parcelle fra il 2011 e il 2017. Dallo studio risultano anche i rapporti di alcuni top manager con Amara, oltre a «difetti di tracciabilità delle parcelle, significativi scostamenti e reiterate violazioni di procedure», in seguito ai quali sono stati decisi degli avvicendamenti in Eni.
Da domani cessa di essere di fatto il numero tre dell’Eni l’ex capo degli affari legali 2005-2017 Massimo Mantovani, che era stato promosso (benché indagato per la vicenda «complotto») alla guida dell’importante divisione Gas&Power, e ora è invece dirottato dall’amministratore delegato Descalzi (che pure lo difese nel 2014 dalle critiche dei consiglieri Litvack e Zingales) negli uffici londinesi di una società Eni in Norvegia. Lascia Eni il suo ex vice agli affari legali, Vincenzo Larocca, dal 2016 al timone di Syndial, la società ambientale di Eni. Due avvocati interni Eni vengono spostati. E verifiche in corso anche sul numero due di Eni, Antonio Vella, a capo della cruciale divisione «Esplorazione e produzione», sembrano orientare già un periodo di graduale passaggio di consegne nelle prossime settimane.
La cavalcata di Amara in Eni non subì contraccolpi nemmeno quando il 2 agosto 2012 su un quotidiano uscì la notizia che nel 2009 aveva patteggiato undici mesi di reclusione per «accesso abusivo a sistema informatico» della Procura antimafia di Catania. Possibile che un colosso come Eni, attento alla reputazione nel mondo, abbia poi continuato a ingaggiarlo? Quando ora gli audit Eni mostrano a Mantovani e Larocca una loro mail del 3 agosto 2012 sull’articolo del 2 agosto, i due sostengono si riferissero invece a un altro articolo del 3 agosto, che non parlava del patteggiamento: non una gran risposta, posto che l’articolo del 3 agosto raccontava l’azione disciplinare avviata dal ministro della Giustizia Paola Severino (poi legale Eni e ora di Descalzi) a carico di pm di Siracusa per rapporti societari tra loro familiari e proprio Amara nelle energie alternative. Tanto che Mantovani scrive a Larocca: «Presumo tu abbia letto su procura Siracusa e menzione avv Amara. Abbiano pratiche su Siracusa dove siamo assistiti da Amara?». Larocca risponde: «Su Siracusa non credo proprio. Se c’è qualcosa è roba minore. Verifico comunque». Risposta singolare, visto che Amara a Siracusa patrocinava una società Eni in un processo istruito proprio dal pm bersaglio dell’azione disciplinare, «roba» così «minore» che poi Eni liquiderà ad Amara 395.000 euro di parcella. Mantovani non ricorda «quando ho conosciuto fisicamente Amara». Kpmg ne rileva rapporti al di là dei processi: come quando il 10 agosto 2016 Mantovani manda il numero di Amara e annuncia a Stefano Speroni (avvocato dello studio «Dentons», oggi capo affari legali Eni al posto di Mantovani) che «ti contatterà un collega, Piero Amara, anche amico, è un penalista ma ha anche interessi come imprenditore e gli occorre assistenza per piccola cessione di società italiana ad americana, per cortesia aiutalo as you can!». Di certo Mantovani invita Amara a casa per una cena nel periodo di Pasqua ancora nel 2017, quando cioè già era noto che il «complotto» anti-Descalzi fosse stato innescato a Siracusa da una denuncia depositata da Alessandro Ferraro, factotum di Amara abbonato al presentare false denunce per radicare inchieste strumentali presso il compiacente Pm Longo di Siracusa. Come mai? «Non me ne sono reso conto», risponde ai pm milanesi Mantovani, capo peraltro di almeno due avvocati interni Eni che avevano conosciuto Ferraro al matrimonio nel 2010 di uno di loro, dove Ferraro era con Amara.

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