Caso Fatima II: la Corte non crede ai vuoti di memoria della teste e invia gli atti alla Procura

Siracusa. La Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Alfredo Spitaleri) ha deciso di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica affinchè valuti se incriminare per falsa testimonianza la testimone Maria Sesta, chiamata a deporre al processo contro due egiziani e un tunisino accusati, in concorso, dell’omicidio di Gianluca Bianca, comandante del motopeschereccio Fatima II e di ammunitamento. La donna, che aveva affittato una propria abitazione ad uno dei pescatori egiziani che lo condivideva con i propri famigliari, ha detto di non ricordare assolutamente nulla di quanto a sua conoscenza sul conto dell’affittante egiziano e la Corte d’Assise, già indispettita per i vuoti di memoria degli altri testi citati dal Pubblico Ministero Tommaso Pagano, ha deciso di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica. Un segnale forte per gli altri testimoni della lista del Pubblico Ministero, che dovranno essere sentiti alla prossima udienza del 7 maggio. Sono filate lisce come l’olio le altre due deposizioni. Il medico legale Franco Coco ha riferito sugli accertamenti condotti sul conto dei pescatori siracusani, componenti dell’equipaggio del Fatima II, Luigi Romano e Vincenzo Gallitto, che erano stati feriti con dei colpi di coltello dai pescatori stranieri allorquando tentarono di forzare la porta della cabina all’interno della quale erano stati rinchiusi in seguito all’ammutinamento e all’omicidio del comandante del Fatima II, Gianluca Bianca. Il medico legale Coco ha riferito di avere riscontrato delle ferite da punta e taglio all’emitorace sinistro del Gallitto e al fianco sinistro del Romano, puntualizzando che quando lui ebbe a visitare i due pescatori le ferite erano quasi rimarginate. Il dottor Coco ha aggiunto di non aver riscontrato alcuna ferita sul corpo del terzo pescatore siracusano, Corrado Navarra.
Dal Pubblico Ministero Pagano è stato esaminato l’armatore Giovanni Maiorana il quale ha detto di essere rimasto sorpreso quando ha saputo che sul peschereccio Fatima II fosse detenuta una pistola. L’arma da sparo non era prevista tra gli oggetti in dotazione del Fatima II, per cui quella di portare la pistola a bordo fu una decisione del comandante Gianluca Bianca. L’armatore ha aggiunto che se lui fosse stato messo al corrente che a bordo si trovava una pistola avrebbe intimato al Bianca di disfarsene e di riportarla a terra. Il teste ha dichiarato di avere parlato con i tre pescatori siracusani al loro rientro a Siracusa ma di essere rimasto sconcertato perchè non c’era una sola versione sugli incidenti avvenuti a bordo del Fatima II, ma ce n’erano ben tre. Insolla, Navarra, Romano e Gallitto gli riferiono fatti divergenti e assolutamente discordanti. Il Maiorana ha riferito di avere parlato qualche giorno prima dell’ammutinamento con il comandante Bianca, apprendendo che lui voleva continuare la battuta di pesca mentre i pescatori stranieri (due egiziani e un tunisino) chiedevano di rientrare a Siracusa perchè la caccia al pesce stava facendo segnare dei risultati negativi per cui era inutile a proseguirla. Ma l’ammutinamento non avvenne per questa divergenza ma, a quanto pare, per motivi economici.
Il processo sulla morte di Gianluca Bianca e sull’ammutinamento dei tre pescatori nordafricani proseguirà il 7 maggio prossimo con la chiamata degli ultimi testimoni della lista del Pubblico Ministero Tommaso Pagano.
Poi sarà la volta dei difensori delle parti civili, avvocati Giambattista Rizza e Pucci Piccione.

CONDIVIDI