Delitto Corrado Vizzini, il Riesame rigetta i ricorsi di Sebastiano Romano e Stefano Di Maria

Catania. Intorno alle ore 13,30 di questo venerdì santo, 19 aprile, i giudici del Tribunale del Riesame di Catania hanno depositato il “PQM” (Per questi motivi) sui ricorsi presentati dagli avvocati Francesco Villardita e Maria Carmela Di Matteo nel’interesse di Sebastiano Romano, 28 anni e dall’avvocato Giambattista Rizza in qualità di difensore di fiducia di Stefano Di Maria, 25 anni, accusati di omicidio volontario aggravato dalla circostanza della premeditazione ai danni del pregiudicato di Pachino, Corrado Vizzini, alias Marcuotto, freddato con alcuni colpi di pistola la sera del 16 marzo scorso in Via De Sanctis, a Pachino. I giudici del Riesame hanno rigettato i ricorsi e confermato integralmente la ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere a Sebastiano Romano e Stefano Di Maria, emessa a loro carico dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, ritenendo sussistenti i gravi indizi di reità. I giudici si sono rtiservati di depositare la motivazione entro e non oltre 60 giorni. Martedì della prossima settimana, gli avvocati Junio Celesti e Giuseppe Gurrieri presenteranno il ricorso nell’interesse di Massimiliano Quartarone, 24 anni, e di Giuseppe Terzo, 26 anni, ritenuti gli autori materiali dell’agguato mortale. Quartarone è attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Vecelli, in Piemonte, mentre il Terzo è rinchiuso in una cella Casa Circondariale di Genova, I due pachinesi, alcune ore dopo l’esecuzione dell’agguato, si sono allontanati da Pachino e dalle loro famiglie perchè temevano la vendetta dei parenti e degli amici di Corrado Vizzini. All’interrogatorio di garanzia, svoltosi per rogatoria innanzi ai Gip dei Tribunali di Vercelli e di Genova il Quartarone, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio, e Giuseppe Terzo, partecipante all’attentato contro Corrado Vizzini hanno messo in atto una difforme strategia difensiva. Infatti, il Quartarone, probabilmente perchè assistito d’ufficio da un avvocato del Foro di Vercelli, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere ad alcuna domanda del Gip, mentre Giuseppe Terzo, presente il suo difensore di fiducia, avvocato Giuseppe Gurrieri, ha risposto alle domande per protestare la propria innocenza.
Giuseppe Terzo ha risposto dicendo di essere assolutamente estraneo all’omicidio di Corrado Vizzini. “Io non ho fatto nulla” ha detto Giuseppe Terzo. Il Gip gli ha contestato che dalle immagini riprese dalle telecamere si rileva la sua presenza nell’ora in cui è avvenuto il delitto in Via De Sanctis e lui ha replicato dicendo “Signor Giudice, io abito in quella zona di Pachino. Ma non ero lì per partecipare all’agguato contro il Vizzini”.
Le dichiarazioni rese da Giuseppe Terzo sembrano coincidere con quella rese da Stefano Di Maria, difeso dall’avvocato Giambattista Rizza. Anche lui ha detto di trovarsi casualmente nella zona del delitto e quando il Gip Migneco gli ha fatto rilevare che era immortalato dalle immagini del sistema di videosorveglianza, ha dichiarato “è vero, ma non per dare una mano d’aiuto ai sicari”. Di Maria, nel sostenere la propria innocenza, ha parlato di una minaccia fattagli da qualcuno che gli chiedeva di manomettere le telecamere installate nella strada in cui abita, ma non ha indicato la persona che gli avrebbe fatto quella richiesta.

Da quanto si ricava dal rapporto redatto dal Dirigente del Commissariato di Pachino, dottoressa Malandrino, il Quartarone avrebbe avuto anche un motivo di rivalsa nei confronti di Corrado Vizzini. Nello scorso mese di febbraio sono stati esplosi dei colpi di pistola contro l’abitazione del Quartarone. Che ha da quel momento meditato la vendetta contro il Vizzini.
A Pachino tutti comunque sapevano del ruolo di prim’ordine avuto nell’agguato del Vizzini di Massimiliano Quartarone. Ma a saperlo tra i primi in assoluto sono stati i congiunti della vittima, che, prima di morire, è stato ricoverato in corsia dell’ospedale di Avola. Non si può escludere che, durante la visita ricevuta in ospedale, Corrado Vizzini abbia rivelato ai parenti il nome del killer che gli aveva esploso quattro colpi di pistola, due dei quali andati a bersaglio e i restanti due a vuoto.
Tra l’altro, alcune ore dopo il decesso di Corrado Vizzini la vendetta dei suoi congiunti è scattata contro Massimiliano Quartarone. O meglio contro i suoi famigliari. Ignoti hanno incendiato l’abitazione occupata dal suocero e hanno lanciato una bomba carta contro la casa in cui risiedono i suoi genitori.
Gli indizi di reità contro i quattro pachinesi sono costituiti non solo dalle immagini televisive che immortalano i quattro pachinesi la sera dell’attentato in Via De Sanctis ma soprattutto dalle dichiarazioni rese dagli stessi indagati allorquando, invitati nei locali del Commissariato della Polizia di Stato, sono stati invitati a dire dove si trovassero alle ore 20,50 del 16 marzo, se fossero in grado di presentare un alibi, se avessero avuto motivi di contrasto con Corrado Vizzini, se fossero coinvolti in losche vicende quali ad esempio lo spaccio delle sostanze stupefacenti. E come capita a coloro che non hanno la coscienza pulita, i quattro pachinesi hanno fornito agli investigatori della Polizia di Stato delle versioni discordanti, divergenti e contraddittorie. Dai locali del Commissariato di Pachino i quattro giovani sono usciti senza le manette ai polsi e senza alcuna denuncia a loro carico ma, a distanza di dieci giorni, il giorno in cui il cuore del malcapitato Corrado Vizzini, alias Marcuotto, ha cessato di battere, sono stati prelevati dai poliziotti nelle rispettive abitazioni come ordinato dal Pubblico Ministero Gaetano Bono, titolare delle indagini sul delitto del pregiudicato pachinese, in quanto sottoposti al provvedimento di fermo di indziato di reato di omicidio volontario. Gli indizi di reità a carico di Sebastiano Romano, Stefano Di Maria, Giuseppe Terzo e Massimiliano Quartarone sono stati ritenuti sussistenti da ben tre Giudici delle indagini preliminari e adesso, anche se solo nei confronti di Romano e Di Maria, dai giudici del Tribunale di Riesame di Catania. Adesso c’è da aspettare la prossima settimana per sapere se anche per Quartarone e Terzo il Riesame di Catania rigetterà i loro ricorsi tesi ad ottenere la revoca dell’ordinanza di applicazione della custodia in carcere.

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