Al camposanto di Noto riesumata la salma del parà Lele Scieri, morto di “nonnismo” a Pisa

Noto. Al camposanto di Noto si sono concluse le operazioni di riesumazione del cadavere di Emanuele Scieri, il parà siracusano morto nell’agosto del 1999 nella caserma Gamerra di Pisa per il cui decesso è stata riaperta una inchiesta nel 2017 dalla Procura di Pisa. Le spoglie saranno trasferite all’Istituto di medicina legale di Milano dove i periti nella giornata di domani inizieranno la consulenza sulla scorta dei quesiti posti dai magistrati della Procura della Repubblica di Pisa. La riesumazione del cadavere si è resa necessaria per ricostruire le ultime ore di vita del parà siracusano e verificare le responsabilità dei tre ex commilitoni della vittima, accusati di concorso in omicidio.
La riapertura delle indagini è stata determinata dalle risultanze della commissione d’inchiesta parlamentare, presieduta dall’onorevole Sofia Amoddio, deputata dal Partito Democratico e avvocato penalista del Foro di Siracusa. Riaprendo le indagini, la Procura di Pisa ha delegato gli agenti della Squadra Mobile di Firenze di arrestare Alessandro Panella, 41 anni, ex caporale della Folgore. L’uomo, che si apprestava a espatriare negli Stati Uniti, è gravemente sospettato di avere ucciso Lele Scieri, il cui corpo fu trovato il 16 agosto del 1999 sotto una torre di addestramento della caserma Gamerra di Pisa. La morte del parà, come accertato dal medico legale di Siracusa, Franco Coco, avvenne tre giorni prima e precisamente il 13 agosto 1999.
Oltre ad Alessandro Panella sono indagati altri due ex commilitoni di Lele Scieri. Uno dei due indagati a piede libero è tuttora un militare che presta servizio a Rimini.
Secondo quanto emerge dalla inchiesta della Procura di Pisa Emanuele Scieri è stato lasciato agonizzante a terra dopo essere precipitato da una scala di esercitazioni, dove era salito su istigazione dei “nonni”.
L’inchiesta giudiziaria di diciannove anni fa si era conclusa con una ipotesi mal digerita dai genitori di Lele Scieri. Secondo i magistrati inquirenti Lele si era suicidato. Questa ipotesi fu duramente contestata dal medico legale siracusano Franco Coco, secondo il quale la posizione del corpo ed alcune lesioni alla mano facevano propendere per l’ipotesi dell’omicidio.
Ci sono voluti diciannove anni per giungere alle stesse conclusioni del medico legale Franco Coco.

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