Augusta, a Città della Notte fa il pieno di risate e di spettatori la compagnia Trinacria

Augusta. A Città della notte fa il pieno di risate (e di spettatori) la compagnia filodrammatica dialettale “Trinacria” con la pochade in salsa catanese, “AAA Cercasi”, di Nino Mignemi, cui il regista Mimmo Terranova ha impresso un ritmo da vaudeville: due atti di gag esilaranti, il cui vertice comico è rappresentato dall’epilogo del primo, con interpreti tutti all’altezza della situazione, alcuni dei quali, al di là delle aspettative, hanno dimostrato una verve comica, una mimica facciale e una gestualità degne di palcoscenici più titolati, frutto di un lavoro durato mesi, messo al servizio della voglia di ridere e far ridere. La filodrammatica Trinacria ama la comicità genuina, diretta, non grassa, non volgare, che scaturisce dall’humus dialettale siciliano, antico e moderno (non a caso la compagnia ha scelto come denominazione quello di Trinacria, come un tempo remoto veniva chiamata la nostra Sicilia). A conclusione della stagione teatrale dell’anno 2018-2019, la compagnia ha riproposto, con successo, dunque, una pièce che già, trent’anni fa, aveva portato fortuna, con la differenza che, in quest’occasione, il regista Mimmo Terranova è rimasto dietro le quinte, lasciando la parte del finto monaco al suo sodale più affiatato, quel Pippo Fàllica, che, naturaliter, possiede una vis comica di sicuro coinvolgimento. In perfetta sintonia con Fàllica, Lino Mirabella, finto nipote del finto monaco, in grado di catturare attenzione e simpatia del pubblico con la sua faccia mobile e le sue movenze alla Buster Keaton (il grandissimo interprete e regista del cinema muto americano). Temperamento da attore cinematografico anche quello di Graziano Riera, nel ruolo dell’albergatore, che ricorda il personaggio di Albin, interpretato dall’attore francese Michel Serrault, protagonista, con Ugo Tognazzi, della trilogia dello schermo “La cage aux folles, nota in Italia con il tiolo “Il vizietto”. Diego Fichera, nella parte del finto ex attore teatrale, dà prova di capacità mimetica, Angelo Morello, con la sua mosca alla D’Artagnan, riesce a essere buffissimo come marito di una terribile concetta, interpretata da Rosi Bitto, amante nel contempo di una pin up sicula, incarnata da Rosaria Terranova. Anche Federico Gianino, nella parte del finto spasimante, rinvia alle macchiette cinematografiche o televisive del personaggio timidamente comico o comicamente timido. Pippo Mirabella, Maria Di Grande, Rina Ravalli e Simona Terranova hanno caratterizzato con indubbia simpatia i loro personaggi al servizio d’un’accorta regìa e del pubblico plaudente e soddisfatto.
Giorgio Càsole

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