Esplosero dei colpi di pistola verso la casa di un pregiudicato: pena di un anno e 8 mesi a testa

Siracusa. Si è celebrato questa mattina, innanzi al Giudice dell’udienza preliminare Salvatore Palmeri, il processo con rito abbreviato a carico di Giuseppe Messina, 20 anni, e Alfio Gagliano, 19 anni, che nello scorso mese di marzo vennero arrestati dai militari della Guardia di Finanza in esecuzione ad una ordinanza di applicazione misura della custodia in carcere emessa dal Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato su richiesta del Pubblico Ministero Davide Lucignani. I due giovani, già autori alcuni anni fa di una aggressione di un uomo che aveva espresso dei commenti poco lusinghieri nei confronti delle ragazze che si trovavano in compagnia di Giuseppe Messina e Alfio Gagliano, sono adesso accusati di avere esploso dei colpi di pistola contro l’abitazione di un pregiudicato che si trova sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per espiare una condanna per rapina. I due giovanissimi malavitosi, nel mese di ottobre dello scorso anno, in sella ad uno scooter, guidato da Giuseppe Messina, si sono recati nella zona Borgata e, transitando nella strada in cui è ubicata l’abitazione di Carmelo Innorcia, hanno esploso alcuni colpi di pistola contro le finestre, senza attingere il pregiudicato e i suoi familiari. A esplodere i colpi di pistola è stato Alfio Gagliano. La scena si è svolta sotto gli occhi di un militare della Guardia di Finanza e delle telecamere del sistema di videosorveglianza, posizionate all’ingresso di alcune strutture alberghiere di piazza Santa Lucia. I due giovani malavitosi vengono immortalati, infatti, mentre attraversano la strada in sella allo scooter e Alfio Gagliano, seduto alle spalle del conducente e proprietario del mezzo Giuseppe Messina, puntare la canna della pistola verso l’alto ed esplodere parecchie pallottole contro una finestra dell’abitazione dell’Innorcia.
Tratti in arresto, all’interrogatorio di garanzia i due giovani hanno reso ampia e circostanziata confessione sulla spedizione punitiva, che non mirava a “punire” Carmelo Innorcia, ma dare un avvertimento alla figlia. La ragazza, a quanto pare, avrebbe avuto dei contrasti con Giuseppe Messina e Alfio Aglianò la notte di San Lorenzo dell’anno scorso, i quali, sebbene sottoposti alla misura degli arresti domiciliari per la lite avuta con l’uomo che aveva usato delle espressioni dal contenuto sessuale nei confronti delle due ragazze che si accompagnavano con i due giovani malavitosi, poi entrambi condannati per rapina in quanto durante lo scambio di pugni e calci hanno sottratto il telefonino all’antagonista, si sono recati a Fondaco Nuovo, la zona balenare di Priolo Gargallo, per partecipare alla festa che si svolgeva in spiaggia. Anzichè godersi lo spettacolo della caduta delle stelle e ballare a ritmo sfrenato della musica, Gagliano e Messina hanno avuto una lite con alcuni giovani che si trovavano in compagnia della figlia dell’Innorcia, provocando il fuggi fuggi generale e l’intervento delle forze dell’ordine. Essendo entrambi già conosciuti sono stati agevolmente identificati e arrestati per evasione dagli arresti domiciliari. Successivamente sono stati liberati, in quanto per la rapina del cellulare avevano entrambi riportato una pesante condanna, a conclusione del processo celebrato con rito abbreviato. Tornati in libertà sono stati sottoposti all’obbligo di firma e alla sorveglianza speciale. Nonostante le misure di prevenzione cui vengono sottoposti dalla magistratura, sia Gagliano che Messina hanno continuato a delinquere. Il 19 febbraio scorso, i Carabinieri del Comando provinciale di Viale Tica hanno arrestato Alfio Gagliano per detenzione e spaccio di cocaina, in via Eveneto, ove incontrava dei tossici che arrivavano in sella a dei motocicli e che, appena ricevuta la dose di “neve” si allontanavano precipitosamente. Il Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato ha rigettato la richiesta del Pubblico Ministero Andrea Palmieri, tesa ad ottenere l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere e ha applicato al diciannovenne Alfio Gagliano gli arresti domiciliari, dove adesso è stato prelevato dai finanzieri e dai poliziotti per essere condotto e rinchiuso nella Casa Circondariale di Cavadonna. Tre giorni prima di notificargli l’ordinanza cautelare emessa dal Gip Scapellato, le Fiamme Gialle, che avevano istituito un posto di blocco in Viale Teracati, si sono imbattuti in Giuseppe Messina che stava conducendo a motore spento uno scooter, sospinto da un motociclo guidato da Gianclaudio Assenza, anch’egli noto pregiudicato siracusano. Quando i militari gli hanno mostrato la paletta dell’alt, Giuseppe Messina è sceso dallo scooter scaraventandolo sull’asfalto. Poi, con un acrobatico salto, è salito sul sellino della moto condotta da Gianclaudio Assenza, che, a tutta velocità, si è allontanato da Viale Teracati, ingaggiando con i finanzieri un inguimento mozzafiato e spettacolare. Alla fine l’auto di servizio della Guardia di Finanza ha raggiunto e superato la moto guidata da Gianclaudio Assenza e lui e il suo amico sono stati ammanettati. Processati per direttissima i due arrestati sono stati liberati dal Giudice Monocratico Livia Rollo, che ha rigettato la richiesta del Pubblico Ministero Andrea Palmieri tesa ad ottenere la misura della custodia in carcere per Assenza, pluripregiudicato, e quella degli arresti domiciliari per il ventenne Giuseppe Messina. Il Giudice Monocratico Rollo, non convalidando l’arresto per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha deciso di disporre l’obbligo di firma sia per Assenza che per Messina per i reati di ricettazione dello scooter, poi risultato di provenienza furtiva, e di violazione della sorveglianza speciale.
Per l’esplosione dei colpi di pistola contro l’abitazione del pregiudicato in detenzione domiciliare, detenzione illegale e porto di un’arma da fuoco, evasione dai domiciliari (solo il Gagliano) e della sorveglianza (solo il Messina), i due giovani sono stati giudicati nell’odierna mattinata di giovedì 16 Maggio dal Gup Salvatore Palmeri, che, riconoscendoli colpevoli, ha inflitto a ciascuno la pena di un anno e otto mesi di reclusione. Il Gup ha, inoltre, tramutato la misura cautelare della custodia in carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari.
Prima della camera di consiglio e della lettura del dispositivo di sentenza, avevano parlato il Pubblico Ministero Francesca Eva e l’avvocato Junio Celesti, difensore dei due imputati. Il rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto la condanna di Giuseppe Messina e Alfio Gagliano alla pena di due anni di reclusione ciascuno, mentre il penalista aveva chiesto il minimo della pena in considerazione della confessione resa oltre allo sconto previsto dalla legge per il rito.

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