Contro i nazionalismi collante unico può essere la cultura cristiana di 500 milioni di cittadini

Siracusa. Le elezioni europee potevano essere l’occasione per una profonda riflessione sul futuro dell’Europa.
I corpi sociali intermedi della nostra società italiana, dai grandi sindacati alle organizzazioni cattoliche del Paese sempre fucine di grandi idee, sono rimasti incredibilmente muti.
L’unica eccezione è venuta dalla nobile lettera firmata dai senatori a vita della Repubblica che hanno rivolto un invito a tutti gli italiani per un ripensamento dell’Europa che deve essere casa condivisa di cittadini e non di abitanti.
Grandissimi sono i meriti della Europa unita.
Innanzi tutto un incommensurabile grandioso quello di 74 anni di pace dopo due guerre mondiali con milioni di morti e città distrutte.
La libera circolazione di uomini e merci con l’abolizione di frontiere e dogane.
La svolta della caduta del Muro di Berlino nel 1989, l’avere accolto nella comunità dei popoli liberi le nazioni dell’Est che appena si erano liberati dalla dittatura, sono tutti meriti dell’Europa unita.
Ma a fronte di questo quadro sono certo che si sono rivoltati nella tomba i ragazzi di Ventotene che in piena guerra quando le truppe dell’Asse avevano invaso l’Europa, loro prigionieri politici, sognavano di una Europa unita; si saranno rivoltati nelle loro tombe i padri fondatori dell’Europa De Gasperi, Adenauer Schuman quando da lassù avranno visto delle lacrime e sangue fatti pagare ad un intero popolo, quello greco, o alla maestà dell’Europa ridotta a contestare un decimale del bilancio di uno Stato, quello italiano, che conta 50 milioni di cittadini. O la mancanza di una comune politica estera di nazioni che nel loro insieme sono una potenza economica mondiale.
Non può essere questa l’Europa che vogliono vivere i giovani dell’Erasmus, che provano l’ebbrezza fantastica di sentirsi a casa propria in qualunque paese europeo vadano a studiare.
Non può essere questa l’Europa delle migliaia di imprenditori piccoli e grandi che guardano all’Europa quale loro mercato per i beni o servizi che producono.
Non può essere questa l’Europa per milioni di uomini e donne che vivono in un mercato di lavoro che è grande tanto quanto è vasto il vecchio continente.
La mediocrità della classe politica europea, il burocratismo che sta diventando l’asse portante delle istituzioni europee, stanno affossando
l’Europa e stanno facendo rinascere i nazionalismi che sono l’opposto della unione dei popoli.
Abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo fondato sul dialogo, sulla integrazione, sulla solidarietà, sulla capacità di generare pensiero.
Collante unico può essere la cultura cristiana di 500 milioni di cittadini dell’Europa.
Prova ne sono le preghiere e i canti dei parigini davanti la loro cattedrale che brucia.
Titta Rizza

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