Oltre tre ore e mezza di interrogatorio per il notaio Coltraro, alla sbarra per falso

Siracusa. Processo “Terre emerse”. Sotto la lente d’ingrandimento c’è la figura del notaio Giambattista Coltraro. Oggi tocca a lui sottoporsi al fuoco di domande che gli vuole rivolgere Il Pubblico Ministero Tommaso Pagano per dimostrare la sua penale responsabilità per tutti i reati di falso che gli vengono contestati nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria denominata “Terre Emerse”. L’ex deputato regionale, che ora esercita l’attività professionale in un paesino dell’hinterland di Milano, è arrivato con un volo dalla Lombardia che l’aveva condotto all’aeroporto Fontanarossa di Catania e poi in macchina al Palazzo di Giustizia di Viale Santa Panagia. In compagnia del proprio difensore di fiducia, avvocato Valerio Vancheri, il notaioè salito al secondo livello e alle ore 15 si è presentato innanzi al Giudice Monocratico Carla Frau. L’esame dell’imputato da parte del rappresentante della pubblica accusa è iniziato appena il notaio Coltraro ha preso posto sulla sedia posta innanzi al banco del Giudice Monocratico. Il notaio, che si è sempre dichiarato innocente dei reati che il suo inquisitore gli contesta, ha risposto con tono pacato alle domande e a volte non ha permesso al Pubblico Ministero di interromperlo per fargli la nuova domanda. In soccorso del magistrato della Procura è intervenuta la giudice Frau che ha dovuto richiamare il notaio a dare la possibilità al rappresentante della pubblica accusa di rivolgergli le domande nel momento in cui riteneva di farlo poichè già riteneva sufficiente la parte di risposta da lui data. Ma il notaio Coltraro, che aveva finalmente la possibilità di fare sentire la sua versione sulla vicenda delle terre passate con rogito notarile al pastore di Carlentini Antonino Carcione senza che i legittimi proprietari glieli avessero venduti, chiedendo al Giudice Frau il permesso di poter fornire i chiarimenti su ogni singolo episodio-reato di cui è accusato, in varie occasioni ha stoppato il Pubblico Ministero che, per stanchezza o perchè ha capito che il suo interlocutore era più stanco di lui e che aveva tutto un suo modo di fare nel dare le risposte, ha permesso al notaio di rispondere come voleva. Alla fine si sono spiegati e capiti ma l’impressione che si ricava è che siano rimasti ognuno sulle proprie posizioni: il Pubblico Ministero è convinto al cento per cento della colpevolezza del Coltraro e il notaio ha per l’ennesima volta sottolineato che la sua condotta non è stata illecita ma in linea con le sue conoscenze giuridiche.
Il notaio ha poi risposte alle domande dei difensori delle parti civili che si sono costituite contro di lui e dopo le 18,30 si è finalmente potuto alzare da quella sedia su cui si era seduto tre ore e mezza prima.
La prossima udienza si terrà il 3 giugno, sempre con protagonista il notaio Giambattista Coltraro, atteso dal controesame del proprio difensore di fiducia, avvocato Valerio Vancheri.
Riassumendo i punti essenziali del pensiero del notaio Coltraro possiamo dire che a proposito della “mancanza di attestazione sulla dichiarazione di proprietà del venditore da parte del notaio (vedi articoli 2 e 4 degli atti incriminati) e conseguente assenza di condotta penalmente rilevante ai sensi dell’articolo 479 c.p. (Falso), l’attendibilità dell’atto pubblico è prevalutata dal legislatore in senso positivo, in modo tale che il giudice non potrà valutare non attendibile ciò che è attestato dal pubblico ufficiale. L’atto pubblico fa piena prova: a) circa la provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l’ha formato; b) di tutto ciò che è avvenuto di fronte al pubblico ufficiale (il cosiddetto “estrinseco”) cioè tutto ciò che il pubblico ufficiale può attestare come avvenuto alla sua presenza o che lui ha compiuto. Non fa piena prova ciò che è stato dichiarato a un pubblico ufficiale, il cosiddetto “intrinseco”: l’atto pubblico accerta in maniera piena che un soggetto ha reso una dichiarazione, ma la verità di ciò che è stato dichiarato non è coperto da pubblica fede. Così se Tizio e Caio dinanzi al notaio dichiarano rispettivamente di acquistare e vendere un certo bene per una determinata somma, l’attestazione notarile che fa piena prova è quella attinente al fatto che quel giorno quei soggetti hanno reso le dichiarazioni trascritte nell’atto, ma se la dichiarazione era simulata (perchè si trattava di una donazione e non di una vendita) la dichiarazione non ha efficacia di piena prova; quindi, per contrastare quelle dichiarazioni non serve la querela di falso, perchè la tesi in forza della quale l’atto è, ad esempio, simulato, non contrasta con la pubblica fede dell’atto. Di conseguenza per contrastare l’intrinseco, occorre utilizzare i normali strumenti previsti dall’ordinamento. Per contrastare l’estrinseco si deve utilizzare la querela di falso, la quale serve per contestare ciò che dall’atto pubblico è attestato con efficacia di prova legale…”. E ancora. “La falsità ideologica riguarda il caso in cui il pubblico ufficiale ha attestato fatti diversi da quelli avvenuti in sua presenza: in tal caso l’atto nasce all’origine infedele e il falso proviene dallo stesso pubblico ufficiale. In altre parole l’atto pubblico ha l’efficacia di prova legale solo per l'”estrinseco” e non per l'”intrinseco”…”. Ed ancora. “Si premette che il sottoscritto notaio ha ricevuto un contratto tipico ai sensi del codice civile (articolo 1488 co.2), ampiamente presente nella prassi notarile e come tale legale e ricevibile dal notaio. Negli atti dal sottoscritto redatti manca una condotta rilevante di falsificazione, in quanto non sussiste in tutto il corpo dell’atto un’attestazione sulla proprietà del venditore da parte del notaio, elemento essenziale affinchè si integrino gli elementi del reato previsto dall’articolo 479 c.p….”. Ed ancora. “La querela di falso non è esperibile nè avverso il documento che provenga dal pubblico ufficiale al di fuori dall’esercizio dello speciale potere di documentazione e della speciale funzione di certificazione richiesti perchè sussista atto pubblico facente fede fino a querela di falso nè, comunque, avverso il documento che venga impugnato al diverso fine di contestare non già la sola attività immediatamente richiesta, percepita e constatata dal pubblico ufficiale nello svolgimento del predetto potere e della predetta funzione…”. Ed ancora. “Quanto agli adempimenti precedenti agli atti (visure ipotecarie e catastali), si precisa, così come risulta da tutti gli interrogatori resi dal sottoscritto al Pubblico Ministero Brianese e al Gip Tripi che sono stati adempiuti tutti i controlli previsti dalla legge e dalle normative notarili. Il sottoscritto non ha mai dichiarato di non aver fatto le visure, bensì, come già chiarito più volte, che, in assenza di un titolo trascritto nei Registri Immobiliari, come nel caso di cui ci stiamo occupando, tali controlli non sono idonei all’accertamento della proprietà. Quanto agli adempimenti successivi (voltura catastale e trascrizione), il notaio non ha nessun potere di eseguirli, essendo di competenza dei pubblici Uffici dell’Agenzia del Territorio, rispettivamente Sezione Catasto e Sezione Registri Immobiliari. Riguardo agli stessi, il notaio ha un obbligo giuridico di fare una richiesta di voltura e una richiesta di trascrizione ai competenti Uffici, i quali, effettuati i dovuti controlli previsti dalla legge sulla legittimità della richiesta, pongono in essere l’adempimento (voltura e trascrizione); ovvero, ove ritengano l’atto illecito o comunque non idoneo alla voltura e alla trascrizione in mancanza dei requisiti di legge, rifiutano l’adempimento, Ebbene, con riguardo agli atti contestati, il sottoscritto ha chiaramente esposto, così come emerge chiaramente dal tenore degli atti che trattavasi di fattispecie di cui all’articolo 1488 c.c., ma, ciò nonostante i detti Uffici hanno evaso positivamente le pratiche, ritenendo conseguentemente i contratti leciti e non presentanti “anomalie”. Per quale strana ragione, dunque, tali presunte anomalie avrebbe dovuto riscontrarle soltanto il sottoscritto e non anche i suddetti competenti uffici pubblici?…”.
Ed ancora. “Il libero convincimento del sottoscritto di non violare alcuna norma esclude il dolo, ciò è provato dall’elevato numero di atti stipulati. Quanto al numero degli atti stipulati e all’elevato numero di particelle contenute in alcuni atti stipulati dal sottoscritto sono indizio della sua buona fede e non del suo dolo. Tale poteva esserci se veniva stipulato un solo contratto e per aiutare l’intento criminoso delle parti si consigliava le stesse ad andare da altri professionisti. Il sottoscritto ha redatto sei atti nella piena convinzione di stipulare contratti legali e ricevibili e secondo le norme di legge. E’ impensabile che un notaio riceva un così elevato numero di atti pensando di non essere scoperto o di farla franca, ove sussistesse un intento criminoso”…. Ed ancora. “In altri termini, il sottoscritto ha tenuto un comportamento trasparente e non ha nascosto o occultato nulla, bensì si è limitato a ricevere le dichiarazioni delle parti, non attestando la proprietà dei terreni ed essendo all’oscuro di ogni loro disegno criminoso, così come accertato anche dalla procura inquirente, che ha escluso la partecipazione del sottoscritto dagli altri reati di cui sono imputati i Carcione e altri”. Ed ancora. “Manca ogni movente, avendo il sottoscritto percepito solo gli onorari per gli atti, così come prevede la tariffa notarile, circa 1000 euro ad atto. Nè ci può essere un movente elettorale, in quanto nel maggio 2012, quando si è iniziata la stipula di detti atti, il sottoscritto notaio era un normale cittadino, non svolgeva attività politica istituzionale, essendo diventato deputato solo a novembre del 2012. Sulla base del ragionamento seguito dalla Procura di Siracusa, che individua un collegamento in relazione alla stipula di tutti gli atti, si presuppone un accordo tra il sottoscritto ed Antonino Carcione (così come ipotizzato – ma non provato – dal Tribunale del Riesame) in esecuzione del quale sono stati stipulati tutti gli atti. Tale accordo dovrebbe essere giocoforza “preventivo” e dunque risalente quanto meno a date antecedenti al maggio 2012; data in cui sono stati stipulati i primi atti. Ebbene, in quella data il sottoscritto non era impegnato in politica. Pertanto non può esserci neanche un movente politico-elettorale”.

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