Il figlio del boss Totuccio Schiavone viola più volte gli arresti domiciliari e ritorna in carcere

Siracusa. Gli agenti della Polizia di Stato, in servizio alle Volanti della Questura di Siracusa, hanno arrestato Massimo Schiavone, 45 anni, (prima fila, il secondo da sinistra), in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal Tribunale di Siracusa.
L’arrestato ha violato più volte la misura degli arresti domiciliari cui era sottoposto e, pertanto, si è reso necessario aggravare la suddetta misura.
L’uomo, dopo gli adempimenti di rito, è stato condotto alla Casa Circondariale di Cavadonna.
Massimo Schiavone è figlio del boss Totuccio Schiavone, ucciso in una grotta di Canicattini Bagni alla fine degli anni Ottanta da Filippo Indaco e Vincenzo Liistro, due sanguinari killer al soldo del boss di Noto, Antonio Trigila, detto Pinnintula, poi entrambi passati a collaborare con la giustizia. Totuccio Schiavone, che assieme ad Agostino Urso, ‘u prufissuri, e Nunzio Rizza, ha fondato agli inizi degli anni Settanta il primo clan di tipo mafioso nato a Siracusa, per non scontare una condanna a cinque anni di reclusione che gli avevano inflitto per traffico di sostanze stupefacenti, si era dato alla macchia dalle parti di Canicattini, dove si era aggregato a Filippo Indaco e Vincenzo Liistro, che, dopo aver commesso un omicidio, l’ennesimo tra quelli a loro due commissionati dal boss di Noto, si erano resi irreperibili. Quello di Totuccio Schiavone di unirsi ai due sanguinari killer del clan Trigila, fu un tragico errore. Una sera, infatti, dopo un’abbuffata e dopo avergli fatto bere parecchi boccali di birra, Filippo Indaco prese la pistola e riempiva di piombo Totuccio Schiavone, che nel frattempo aveva costituito un proprio gruppo criminale, dopo essersi separato dal clan guidato da Agostino Urso e da quello fondato da Nunzio Rizza. Il corpo di Schiavone fu seppellito nel terreno di una villa alla periferia di Canicattini e successivamente riesumato poichè i due killer si erano accorti che la villa era stata sottoposta ad una perquisizione da parte dei Carabinieri. Nel timore che i Carabinieri ritornassero in quella villa per effettuare delle ulteriori perquisizioni, Indaco e Liistro disseppellirono il cadavere di Totuccio Schiavone e, dopo averlo fatto a pezzi con una motosega elettrica, trasportarono dentro dei sacchi di plastica dei rifiuti i miseri resti andandoli a seppellire in un terreno al confine tra Rosolini e Giarratana. Grazie al pentimento dei due killer del clan Trigila, la famiglia, la magistratura le forze dell’ordine scoprirono che il boss Totuccio Schiavone era stato ucciso da Filippo Indaco e che quest’ultimo e Vincenzo Listro, durante la traslazione dei miseri resti, avevano giocato a “palla” con la testa del morto ammazzato.
Il figlio di Totuccio Schiavone, all’epoca della scomparsa del padre, era ancora un ragazzo e quando entrò per la prima volta in carcere ricevette un cicchetto da Agostino Urso, ‘u prufissuri, che gli ricordò che un figlio di un capomafia non poteva compiere furti come un “ladro di galline”. Massimo Schiavone promise che non ci sarebbe cascato più, ed invece da quella prima volta di furti ne ha commessi a iosa e ha collezionato moltissime condanne per furti in appartamenti, trascorrendo gran parte della sua gioventù in carcere. Alcuni anni fa è stato coinvolto nell’operazione antimafia denominata “Borgata” e, nell’attesa che si concluda il processo di primo grado, ancora al vaglio dei giudici del Tribunale penale di Siracusa, ha ottenuto gli arresti domiciliari che, però, ha sistematicamente violato, per mettere a segno dei furti in appartamento.

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