Uccise il suo migliore amico con una violenta manata: la Cassazione rigetta il ricorso di Seby Musso

Roma. I giudici della V Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’avvocato Giuseppe Magnetti, difensore di fiducia di Sebastiano Musso, 46 anni, condannato dai giudici di merito della Corte d’Appello di Catania a dieci anni di reclusione in quanto riconosciuto colpevole del reato di omicidio preterintenzionale a danno del commerciante d’auto Francesco Iraci, all’epoca dei fatti di 47 anni. In primo grado, a conclusione del processo celebrato con rito abbreviato, il Musso era stato condannato a dodici anni di reclusione dal Giudice dell’udienza preliminare Andrea Migneco, ma al processo di secondo grado la Corte d’Appello di Catania aveva ridotto a dieci anni la condanna irrogata a Sebastiano Musso. Il quale, la sera del 26 marzo 2016, aveva inferto un violento schiaffo al rivenditore di auto usate. Lo schiaffo si rivelava mortale per il commerciante che, dopo essersi accasciato al suolo, spirava tra le braccia di un amico, che aveva inutilmente cercato di rianimarlo.
Le indagini, coordinate dal Pubblico Ministero Davide Lucignani, accertarono che era stata la manata ad avere ucciso Francesco Iraci. Una manata inferta con inaudita violenza e che ha provocato danni irreversibili all’encefalo del rivenditore di auto. E’ come se Sebastiano Musso, gli avesse esploso un colpo di pistola da distanza ravvicinata. E’ lo sconvolgente eufemismo cui ha fatto ricorso il medico legale Franco Coco, dopo avere effettuato l’autopsia sul cadavere di Francesco Iraci.
A Pasquetta del 2016, venne convalidato l’arresto del Musso da parte del Giudice delle indagini preliminari Michele Consiglio. Il Pubblico Ministero Davide Lucignani ha chiesto l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere per Musso, l’avvocato Antonello Davì, che all’epoca difendeva il Musso, ha optato per una misura cautelare meno afflittiva (o arresti domiciliari o obbligo di dimora), ma il Gip Consiglio ha disposto la custodia in carcere ritenendo sussistenti i pericoli della reiterazione del reato e di fuga. A parere del Gip l’indagato costituisce un pericolo per chi gli sta vicino poichè non riesce a porre freno alla sua ira. Esattamente come avvenne la notte tra venerdì e sabato santo quando per una banale lite non esitò a sferrare una violenta manata al suo migliore amico, uccidendolo.
La tragica lite è avvenuta nella notte di sabato 26 marzo in Piazza Cesare Battisti. Secondo quanto hanno dichiarato il Musso e il testimome oculare del delitto, loro due e la vittima sono usciti per trascorrere la serata assieme, come d’altra parte facevano quasi tutte le sere. Si sono recati prima al Koala, una pizzeria di Via Necropoli Grotticelle, dove hanno cenato, e subito dopo in Ortigia, dove si sono fermati in diversi pub e locali pubblici, per sorbire delle bevande alcoliche. All’una e un quarto circa i tre, alquanto alticci, si sono incamminati alla volta del parcheggio Talete per riprendere la macchina di proprietà del Musso. Ma, durante il tragitto Musso e Iraci hanno iniziato una animata discussione scaturita, a quanto pare, da un apprezzamento volgare rivolto ad alcune donne che passeggiavano sul marciapiede opposto a quello in cui si trovavano i tre amici. La discussione si è protratta fino a Piazza Cesare Battisti. Musso, adirato con il suo miglior amico, ha tolto il disturbo ed è andato a prendere la propria auto, abbandonando i suoi due compagni nella piazza. Ma poi è ritornato sui propri passi e ha raggiunto i suoi due amici, per riportare il telefonino a Franco Iraci, che lo aveva lasciato nella sua auto. Musso ha ripreso la discussione e Iraci lo avrebbe mandato a quel paese. A quel punto Seby Musso ha reagito con violenza, mollando uno schiaffo con la mano aperta al volto di Franco Iraci. Il colpo è stato violentissimo. La vittima, come se fosse stata colpita dalla pala del pizzaiolo, è morta all’istante. Seby Musso non aveva capito di aver ucciso l’amico. Infatti, dopo aver colpito Franco Iraci, si è messo alla guida della macchina e si è allontanato, in direzione di piazzale Marconi dove intendeva comprare al Cavallino Rosso un pacchetto di sigarette. Durante il tragitto ha ricevuto la telefonata dell’amico che lo ha informato che Franco Iraci non dava segni di vita. Musso non è andato più a piazzale Marconi, ha fatto subito inversione di marcia ed è ritornato in Piazza Cesare Battisti. E ha constatato che il suo miglior amico non respirava più. Pochi istanti dopo sono arrivati l’ambulanza del 118 e gli agenti delle Volanti e della Squadra Mobile. Musso si è assunto le proprie responsabilità, confessando di avere ucciso il suo migliore amico. Seby Musso, cui 20 anni fa uccisero un fratello, vittima di un agguato mortale commesso da alcuni sicari mai individuati dalle forze dell’ordine, a quanto pare non sarebbe nuovo a risse e liti. Quelli che lo frequentano di lui dicono che è un tipo manesco, facilmente irascibile.
Al processo di primo grado Seby Musso ha ottenuto gli arresti domiciliari che ha espiato fino ad oggi. Ora che la sentenza è divenuta irrevocabile il Musso potrebbe rientrare in carcere per espiare la pena residua ancora da scontare.
La famiglia del povero Franco Iraci (i tre figli di cui uno minorenne e un fratello), rappresentata fino in Cassazione dall’avvocato Antonino Giuliano, si è vista riconoscere una provvisionale di 75 mila euro che il Musso dovrà corrispondere a ciascuno dei figli e del fratello. Inoltre, il caso passa adesso al vaglio del Tribunale Civile che dovrà stabilire il risarcimento dei danni che Seby Musso dovrà corrispondere alle quattro parti civili.

CONDIVIDI