Uccise con 94 coltellate il marito: il Gup l’ha assolta perchè incapace di intendere e volere

Siracusa. La tragedia familiare si verificò all’alba del 26 agosto 2014, all’interno di un’abitazione di Carlentini. Sebastiana Ippolito, 65 anni, che da qualche tempo non si coricava nello stesso letto con il marito, Alfio Vinci, 72 anni, dopo aver chiuso la sedia a sdraio dove lei dormiva, prelevava dalla cucina un acuminato coltello e si recava nella camera da letto e, avvicinatasi al marito, ancora assorto nel sonno, iniziava a colpirlo. La vittima non riusciva ad accennare una reazione per difendersi dall’assalto della moglie e subiva passivamente le coltellate. Il medico legale conterà ben 94 ferite da taglio su varie parti del corpo. L’omicida, con lo stesso coltello tentava quindi di togliersi la vita, ma dopo le prime coltellate, veniva disarmata dai Carabinieri della Stazione di Carlentini, accorsi nell’abitazione della coppia a seguito della richiesta di aiuto fatta dai vicini di casa svegliati dalle grida di Alfio Vinci e della moglie che, ogniqualvolta, lo trafiggeva con il coltello, urlava a squarciagola come se volesse scaricare il rancore e l’odio che provava per il marito. L’omicida trasportata in ospedale veniva ricoverata in corsia con la prognosi riservata. Da qualche tempo i due coniugi, pur vivendo nella stessa casa, non si scambiavano neanche il saluto e 24 ore su 24 s’ignoravano come se fossero due estranei, tant’è vero che dormivano lui in camera da letto, lei invece in cucina rannicchiata sulla sedia a sdraio. Il precario stato mentale dell’omicida è emerso a seguito della sua guarigione dalle ferite che lei si era procurata nel tentativo di togliersi la vita. Arrestata dai Carabinieri con l’accusa di omicidio volontario aggravato, la signora Ippolito, le cui facoltà mentali sembravano definitivamente compromesse, veniva liberata dal Gip che ordinava di far sottoporre la donna ad una perizia psichiatrica. Il perito ha stabilito che quando aveva massacrato a coltellate il marito la signora Sebastiana Ippolito non fosse in grado di intendere e volere. Lo stesso psichiatra ha dichiarato, inoltre, che la donna non fosse nelle condizioni di affrontare il processo in quanto non avrebbe compreso le accuse che le sarebbero state contestate e non sarebbe stata in grado di difendersi. La donna è stata ricoverata presso una casa famiglia, Villa Elge, dove è tuttora ospitata. Accusata di omicidio volontario aggravato, Sebastiana Ippolito è stata giudicata con il rito abbreviato, come richiesto dal suo difensore di fiducia, avvocato Fabio D’Amico, innanzi al Giudice dell’udienza preliminare Carla Frau. Il Pubblico Ministero Andrea Palmieri ha chiesto la sentenza di non luogo a procedere perchè l’imputata è incapace di intendere e volere, ma ha sollecitato la pena accessoria del ricovero della signora Ippolito in un istituto penitenziario per malati di mente. L’avvocato Fabio D’Amico, invece, si è associato alla richiesta di non punibilità della signora Sebastiana Ippolito dal reato di omicidio volontario in quanto inferma di mente ma si è opposto alla richiesta avanzata dal Pubblico Ministero di ricoverarla per alcuni anni in un manicomio giudiziario. L’avvocato Fabio D’Amico ha chiesto al Gup di lasciare presso Villa Elge di Brucoli la signora Ippolito e, in subordine, se proprio dovesse ritenerlo necessario, di applicarle una misura non afflittiva. Le richieste del difensore sono state accolte dal Gup Carla Frau, che ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti della signora Ippolito perchè non punibile in quanto inferma di mente e le ha applicato la misura della libertà vigilata per sei mesi, al termine dei quali le condizioni mentali e la pericolosità sociale della signora Sebastiana Ippolito dovranno essere di nuovo valutate.

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