Non mantengono la promessa di garantire lavoro e salario ai 123 operai ed il Gip sequestra i beni al Consorzio Synergo di Augusta

Siracusa. Con le loro accuse indussero gli agenti della Squadra Mobile a tendere una trappola ai sindacalisti siracusani Marco Faranda, 46 anni, segretario generale della Uilm Uil e Roberto Getulio, 42 anni, segretario generale della Fim Cisl di Ragusa e Siracusa, per poi arrestarli, come disposto dal Pubblico Ministero Gaetano Bono, con la pesantissima e infamante accusa di estorsione. Grazio Trufolo, 69 anni e suo figlio Antonino Trufolo, 38 anni, di Gela, sostenevano di essere stati sottoposti all’odiosa pratica della richiesta del pizzo per ricevere in cambio la pace sindacale, ovvero la rinuncia degli operai a indire delle proteste o addirittura a proclamare degli scioperi nel caso in cui fossero sorte delle vertenze con i datori di lavoro. Padre e figlio Trufolo avevano necessità della pace sindacale poichè, come partecipanti dell’asta giudiziaria per la vendita dei beni confiscati al Consorzio Set Impianti Group Società Consortile a r.l., si erano aggiudicati il capannone industriale, sito ad Augusta in contrada Pagliaro-Mendola e i macchinari e le apparecchiature conservati nell’altra sede del fallito consorzio sita in contrada Marcellino. Tutti i tentativi operati precedentemente per vendere i beni del fallito Consorzio Set Impianti erano andati a vuoto, poichè il valore che veniva inizialmente indicato ammontava a oltre un milione di euro. In data 29 maggio 2018 veniva effettuato un nuovo tentativo di vendita al prezzo di 500 mila euro, ma anche quell’asta andava deserta. In seguito alle segnalazioni della Prefettura di Siracusa, che comunicava la grave situazione di carattere sociale e di ordine pubblico collegata alla circostanza che tutti i lavoratori – 123 unità lavorative – erano in stato di disoccupazione a causa della sospensione del rapporto lavorativo effettuata dal curatore fallimentare, veniva indetta una ennesima gara a un prezzo più basso a condizione, però, che gli aggiudicatari assicurassero il posto di lavoro ai dipendenti della fallita Set Impianti. Il 25 giugno 2018, avveniva la fumata bianca: al prezzo di 250.100, 00 euro, la Set Impianti veniva aggiudicata al miglior offerente, ossia a padre e figlio Trufolo. Nel provvedimento di aggiudicazione si specificava, però, in maniera chiara che i nuovi proprietari avrebbero assicurato il posto di lavoro dei 123 operai del fallito Consorzio Set Impianti. Non solo, padre e figlio Trufolo prendevano l’impegno “economico del pagamento dei salari medio tempore maturati ai 123 operai”. Ma tra promettere e realizzare gli impegni c’è di mezzo il mare. Il Consorzio Synergo, infatti, non provvedeva al pagamento delle spettanze mensili ai singoli lavoratori e non provvedeva neanche al trasferimento dei contratti di lavoro, ovvero alla rinnovazione del rapporto di lavoro. Gli amministratori giudiziari chiedevano spiegazioni ai responsabili del Consorzio, i quali – sulla carta – si dichiaravano disponibili a concretizzare le necessaie riassunzioni e a pagare il dovuto. Di fatto, però, l’occupazione non veniva realmente salvaguardata o lo era solo formalmente con delle assunzioni in varie aziende facenti capo al Consorzio stesso, ma senza il pagamento del salario o con modesti pagamenti parziali. La cosiddetta pace sindacale chiesta dai Consorzio Synergo naufraga allorquando 53 lavoratori si rivolgevano all’avvocato Italo Basso dandogli mandato di presentare e ottenere i decreti ingiuntivi. Nonostante l’avvocato Basso ha ottenuto diversi decreti ingiuntivi esecutivi i 53 operai non sono riusciti mai a percepire le somme a ciascuno spettanti. La vicenda è stata portata all’attenzione del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Catania, Nunzio Sarpietro, che, con decreto a sua firma, ha “revocato l’aggiudicazione effettuata in data 25 giugno 2018 del ramo d’azienda già facente capo alla Società Consortile Set Impianti in favore del Consorzio Nazionale Synergo”. Il Gip, nella qualità di giudice delegato alla procedura di amministrazione giudiziaria dei beni sequestrati nell’ambito del procedimento a carico di Antonio, Raffaele e Francesco Ranieri, ha, inoltre, disposto che “la somma di euro 250.100,00 a suo tempo versata per l’aggiudicazione del capannone e dei macchinari sia incamerata dalla procedura a titolo di acconto risarcitorio e salvi gli ulteriori danni che saranno richiesti al detto Consorzio per il mancato adempimento degli obblighi essenziali assunti e non onorati”. Infine, il Gip Sarpietro ha autorizzato gli amministratori giudiziari “a farsi assistere dalla Forza Pubblica per riappropriarsi di tutte le attività del ramo di azienda e, in particolare, di procedere a tutti gli atti necessari per il recupero di tutti i beni, anche quelli eventualmente prelevati dall’immobile di pertinenza del ramo d’azienda stesso, di immettersi nel possesso di detto immobile e di tutti i beni ivi esistenti, di estromettere eventuali soggetti terzi che fanno capo al Consorzio o, comunque, ad altre ditte”. Il Gip del Tribunale di Catania ha delegato la Guardia di Finanza di Augusta di assistere gli amministratori giudiziari nella fase di re-immissione in possesso delle attività del ramo di azienda confiscato.
Quelli che stanno pagando un alto prezzo sono i lavoratori, che sono rimasti senza lavoro e senza aver percepito gli stipendi arrestrati. Con il sequestro dei 250.100,00 euro probabilmente gli operai riusciranno a ottenere una parte degli stipendi arretrati ma sicuramente il posto di lavoro non lo riavranno più.
Sul conto di padre e figlio Trufolo la Procura della Repubblica di Siracusa ha aperto un fascicolo per varie ipotesi di reato. Loro due che accusavano di estorsione i sindacalisti Marco Faranda e Roberto Getulio, rispettivamente, assistiti dall’avvocato Sebastiano Ricupero il primo e dall’avvocato Glauco Reale, il secondo, sono adesso indagati e si sono visti sequestrare il denaro corrisposto per aggiudicarsi i beni del Consorzio Set Impianti, nonchè il capannone e tutte le attrezzature della fallita azienda di Augusta, per non aver mantenuto la promessa fatta di garantire l’occupazione e il salario ai 123 operai della fallita Set Impianti.
E ai due sindacalisti che cosa accadrà? Restano allo stato indagati per il reato di estorsione. Il Pubblico Ministero Gaetano Bono, titolare delle indagini sulla presunta estorsione denunciata da Grazio e Antonino Trufolo (quest’ultimo, pur essendo stato dotato di un microfono incollato al torace per registrare la conversazione con i sindacalisti, stranamente, quando ritornò dagli investigatori della Squadra Mobile, restituì l’apparecchiatura senza che sul nastro magnetico ci fossero le voci dei suoi interlocutori), non ha ancora disposto il rinvio a giudizio. Qualche dubbio gli sarà venuto dopo aver letto l’ordinanza di sequestro dei beni emessa dal presidente dei Gip di Catania. Ma al momento tutto è fermo al mese di novembre dell’anno scorso, quando scattarono le manette ai polsi dei due sindacalisti.

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