Omicidio Angelo Sparatore: Alessio Attanasio e Luciano De Carolis chiedono l’abbreviato condizionato dal Dna

Catania. Sia Alessio Attanasio che Luciano De Carolis, accusati di essere il primo mandante ed il secondo esecutore materiale dell’omicidio di Angelo Sparatore, hanno chiesto al Gup Cariolo di giudicarli con rito abbreviato condizionato dall’esame del Dna. L’avvocato Sebastiano Troia, difensore di Luciano De Carolis, chiede che si faccia una perizia sui capelli raccolti dagli investigatori all’interno del Fiorino dentro il quale, secondo il pentito Salvatore Lombardo, reo confesso di avere ucciso Angelo Sparatore, si è nascosto lui e il De Carolis aspettando l’arrivo della vittima che, alle ore 8 del 4 maggio 2001, usciva di casa per recarsi alla pescheria di sua proprietà. L’avvocato Troia chiede che al perito cui verrebbe conferito l’incarico venga posto il quesito di accertare se i capelli custoditi agli atti processuali appartengano a Salvatore Lombardo, detto Pulisino, e a Luciano De Carolis. Oppure se a persone da identificare. O, ancora, se i capelli appartenevano a Liberante Romano, ormai defunto, che la mattina dell’agguato mortale si trovava in compagnia di Salvatore Lombardo. A sua volta, Alessio Attanasio, che si è collegato dal carcere di Cuneo con l’aula giudiziaria di Catania, in videoconferenza, attraverso il proprio difensore di fiducia, avvocato Maria Teresa Pintus, pure lei presente a Cuneo, si è associato alla richiesta dell’avvocato Troia, sollecitando il Gup a voler disporre l’esame del Dna sui bulbi piliferi ritrovati all’interno del Fiorino “poichè smentirebbe l’assunto del collaboratore di giustizia Lombardo”, in quanto secondo lo stesso Attanasio, “nè “Puddisinu nè De Carolis sarebbero saliti a bordo del furgone rubato alle Poste, pur avendo il primo partecipato all’agguato mortale di Angelo Sparatore”.
Il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa si è opposto al rito abbreviato condizionato e altrettanto hanno fatto gli avvocati Rosario Giudice e Manuela Lanzafame, che assistono le parti civili, tutti i congiunti del povero Angelo Sparatore.
Il Gup Cariolo si è riservato e ha rinviato la prosecuzione dell’udienza preliminare alla data del 9 ottobre prossimo, quando appunto scioglierà la riserva e dirà se le richieste dei difensori di Alessio Attanasio e Luciano De Carolis saranno accolte o rigettate.
Se verranno accolte il processo proseguirà, se verranno rigettate il processo si ferma e la parola toccherà ai due imputati i quali dovranno dire se accetteranno di far svolgere il processo con il rito abbreviato secco o se, invece, decideranno di essere giudicati con il rito ordinario e quindi sollecitare il Gup a rinviarli a giudizio innanzi alla Corte d’Assise di Siracusa.
L’avvocato Maria Teresa Pintus ha rappresentato al Gup che Alessio Attanasio ha denunciato per calunnia i collaboratori di giustizia Giuseppe Curcio e Salvatore Lombardo, tra i principali accusatori del proprio cliente e di Luciano De Carolis, i quali vengono indicati il primo come mandante ed il secondo come esecutore dell’omicidio di Angelo Sparatore, fratello del pentito Concetto Sparatore, noto ai più con il nome di Salvatore.
Il delitto di Angelo Sparatore avvenne a Siracusa in Via Gaetano Barresi, intorno alle ore 8 del 4 maggio 2001. Angelo Sparatore fu ucciso per vendetta trasversale. Il clan mafioso guidato dal defunto boss Salvatore Bottaro voleva vendicare l’affronto subito a seguito del rifiuto di Concetto Sparatore, ex braccio destro del capoclan, di accettare i 120 mila euro che gli erano stati offerti per ritrattare le accuse contro i componenti del sodalizio mafioso. L’idea di “corrompere” Concetto Sparatore era venuta a Liberante Romano il quale aveva pensato di far pervenire il denaro raccolto o prelevato dalla “bacinella” (la cassa del clan) mediante il fratello Angelo Sparatore. Quando il pentito Sparatore venne convocato dalla Corte d’Assise lui si presentò in aula e accusò tutti gli ex compagni del clan. E con quella deposizione, involontariamente, diede spunto agli esponenti del clan Bottaro-Attanasio di vendicarsi, uccidendogli il fratello Angelo Sparatore, assolutamente estraneo agli affari del clan di cui era componente di spicco Concetto Salvo Sparatore.
La mattina del 4 maggio 2001, secondo Salvatore Lombardo, lui stesso e Luciano De Carolis, che si trovavano nascosti nel cabinato di un Fiorino rubato all’agenzia delle Poste Italiane, appena Angelo Sparatore era uscito di casa, scendevano dal furgoncino delle Poste e, dopo averlo affiancato, lo crivellavano di piombo. La versione di Salvatore Lombardo viene contestata da Alessio Attanasio perchè la ritiene mendace e smentita da altri collaboratori di giustizia. Alessio Attanasio ritiene anche fasulla la versione fornita dall’ex fondatore del clan della Borgata, Giuseppe Curcio. E così come ha agito nei confronti del Lombardo, ha dato mandato al suo legale di fiducia, avvocata Maria Teresa Pintus di presentare alla Procura della Repubblica di Catania una querela nei suoi confronti per calunnia aggravata.
Alessio Attanasio ha chiesto, inoltre, alla Procura della Repubblica di Catania di attivarsi con il Servizio di Protezione Centrale per la revoca del programma di protezione cui sono attualmente sottoposti i pentiti Salvatore Lombardo e Giuseppe Curcio.
Di seguito si riporta il contenuto della denuncia presentata nei confronti di Giuseppe Curcio. “Il sottoscritto Alessio Attanasio nato a Siracusa il 16 luglio 1970, attualmente ristretto presso la casa di reclusione di Sassari, con il presente atto sporge denuncia per il reato di calunnia, contro il collaboratore di giustizia Giuseppe Curcio nato a Siracusa il 15 settembre 1983. Invero, nei verbali dell’11 marzo e 28 giugno 2010 il Curcio accusava falsamente lo scrivente di essere stato il mandante dal carcere dell’omicidio di Angelo Sparatore commesso in Siracusa il 4 maggio 2001, per vendetta trasversale nei confronti del fratello di questi, Concetto, collaboratore di giustizia ed ex braccio destro di Salvatore Bottaro, capo del clan mafioso e suocero dello stesso Attanasio. Sennonché il Curcio viene smentito dal collaboratore di giustizia Dario Troni secondo cui i mandanti sono invece Salvatore Bottaro e Giuseppe Di Benedetto, detto ‘u Piattaru, per averlo egli appreso da Antonio Tarascio (verbale 28 dicembre 2011, proc. n. 6086/11 R.G.n.r., pag. 25). Il Curcio riferisce poi di aver saputo da Gianfranco Urso che autori dell’omicidio sono Salvatore Lombardo e Luciano De Carolis, ma viene smentito da Antonio Tarascio il quale dice sì che uno dei due killer era Lombardo, ma riguardo all’altro dice che non era affatto Luciano De Carolis bensì Liberante Romano (cfr. memoria manoscritta di Tarascio allegata al verbale del 21 giugno 2012, proc. n. 4914/12 R.G.n.r.) per averlo appreso proprio da quest’ultimo. Quanto al movente, secondo il Tarascio, sarebbe da ricercarsi in una vendetta di Liberante Romano nei confronti di Concetto Sparatore che lo voleva morto (ordine di morte messo per iscritto in una missiva indirizzata a Roberto Garofalo e fortunosamente ritrovata da Liberante Romano). Inoltre, il Curcio dice di aver appreso la dinamica dell’omicidio da Salvatore Lombardo (verbale 28 giugno 2010, proc. n. 2813/10 R.G.n.r. pag. 3: «il Lombardo mi aveva raccontato che i vetri del furgone utilizzato per l’appostamento erano stati dipinti, e che i killer dall’interno osservavano i movimenti della vittima da una graffiatura sulla pittura del vetro»). Orbene, il Lombardo, anch’egli divenuto successivamente collaboratore di giustizia, messo a confronto con il Curcio lo smentisce dicendogli «no Peppe, ti ho detto che l’hanno fatto i Lentinesi, ricordatelo bene […] abbiamo parlato anche dell’omicidio Sparatore […] gli dissi praticamente che l’omicidio lo aveva commesso il clan Nardo […] perché Sparatore era andato a testimoniare in un processo contro Nardo» (verbale 25 luglio 2012, proc. n. 8545/12 R.G.n.r., pagg. 13 e 15). Pagina 2 di 2 Inoltre, il Lombardo non dice affatto che i finestrini del fiorino erano stati dipinti, ma che erano stati oscurati con dei fogli di giornale. Circa poi il fatto che l’Attanasio avrebbe ordinato il delitto dal carcere, il Curcio viene smentito ancora una volta dal Lombardo secondo cui un primo tentativo di uccidere Angelo Sparatore fu commesso «in coincidenza con la visita al suocero, che Attanasio Alessio, per costituirsi l’alibi, compiva presso il carcere di Viterbo, ove era detenuto Bottaro Salvatore» (verbale del 26 ottobre 2010, proc. n. 12432/10 R.G.n.r., pag. 10): lo scrivente dunque era libero e non in carcere. Infine, si rappresenta che il Curcio dice di aver appreso da Angelo Iacono che l’Attanasio era il mandante dell’omicidio di Angelo Sparatore, ma Angelo Iacono a detta di tutti i collaboratori non era all’epoca responsabile del clan, per cui non poteva in alcun modo conoscere né i nomi dei mandanti né quello degli esecutori (si pensi che ad esempio Dario Troni, che pure era un responsabile del clan, scagiona l’Attanasio; ed ancora, si pensi che Lombardo dice che nemmeno lo scrivente sapeva chi aveva sparato pur essendo quest’ultimo, secondo la sua versione, il mandante: ergo, è una favola il fatto che tutti sapevano tutto). Di più, sempre il Lombardo dice che si preoccupò di non far sapere nulla proprio ad Angelo Iacono che dunque non conosceva né il nome del mandante né quello degli esecutori: «Intendo ancora precisare che […] abbiamo concordato di non dire a nessuno dell’omicidio […]. In particolare, non volevo far sapere tale partecipazione a Iacono Angelo, del quale non mi fidavo, perché parla troppo» (verbale del 26 ottobre 2010, proc. n. 12432/10 R.G.n.r., pag. 14). Voglia pertanto la Procura della Repubblica di Catania, oltre che procedere per il reato di calunnia nei confronti del Curcio, segnalare le false accuse a chi di competenza affinché venga revocato il programma di protezione al falso pentito”.

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