Omicidio Licia Gioia, il Gup nomina il perito di balistica Felice Nunziata e il medico legale Cataldo Raffino

Siracusa. Il Giudice dell’udienza preliminare Salvatore Palmeri ha incardinato il processo che si celebra con rito abbreviato a carico del poliziotto Francesco Ferrari, 46 anni, accusato del femminicidio di Licia Silvia Gioia, maresciallo in servizio al Comando provinciale dei Carabinieri, uccisa con due colpi di pistola nella loro casa di contrada Isola. Il Gup Palmeri, sciogliendo la riserva, ha disposto una super perizia e ha conferito l’incarico al perito di balistica Felice Nunziata, di Castello di Palma Campania, in provincia di Napoli, e al medico legale Cataldo Raffino, medico legale presso l’Area Medicina Legale sede Inail di Enna, che hanno prestato giuramento e accettato l’incarico. I due periti hanno comunicato che depositeranno la perizia entro 90 giorni, per cui il Gup Palmeri ha fissato la nuova udienza del processo a carico del poliziotto Ferrari per la data del 15 ottobre. Dei due periti si sa che il dottor Nunziata è laureato in fisica e ha perciò un’ottima preparazione scientifica e matematica. Come perito di balistica è molto quotato ed è molto stimato da avvocati e magistrati.
All’udienza preliminare svoltasi giovedì mattina, 6 giugno, non si è presentato il Pubblico Ministero Marco Di Mauro in procinto di essere trasferito alla Procura di Milano, ma al suo posto si è presentato il sostituto procuratore Gaetano Bono, che porterà a conclusione il processo. Sono presenti i genitori del maresciallo Licia Gioia, costituitisi parte civile contro l’ex genero, e il loro difensore di fiducia, avvocato Aldo Ganci. Presente anche l’avvocato Alessia Lo Tauro, legale dell’Associazione Ipazia, che tutela e assiste le donne vittime di violenza e di femminicidi. Anche il poliziotto Francesco Ferrari è al suo posto, assieme al suo difensore, avvocato Stefano Rametta. Il penalista, in apertura d’udienza, ha preso la parola per chiedere l’esclusione dal fascicolo processuale del primo interrogatorio reso dal suo cliente alla Polizia di Stato, in quanto effettuato senza la presenza di un difensore. Si tratta del verbale in cui il poliziotto riferiva una madornale incongruenza poi smentita dal medico legale Franco Coco e cioè che, secondo lui, dei due colpi di pistola il primo era stato quello che aveva trapassato la coscia della marescialla ed il secondo quello esploso alla tempia della donna. Certo si trattava di una sorta di autogol del poliziotto ma lui non ha più nulla da temere per quella sua infelice dichiarazione poiché il Gup Palmeri ha ordinato di escluderla dal fascicolo, accogliendo quindi la richiesta dell’avvocato Rametta.
Il Gup Salvatore Palmeri ha fatto propria la proposta appena abbozzata della collega Luisa Intini che, prima di mettersi in congedo di maternità, aveva fatto intendere di voler nominare un nuovo perito balistico in quanto, leggendo la perizia presentata dal professore Compagnini, che fu nominato all’incidente probatorio dal Gip Carmen Scapellato, e quella professore Stefano Conti, perito balistico di Torino, nominato dai genitori del maresciallo Gioia, aveva ravvisato delle incongruenze nelle due perizie in quanto quella di Compagnini propendeva per l’ipotesi del suicidio e quella del professore Conti per l’ipotesi dell’omicidio. Adesso, il Gup Salvatore Palmeri, sciogliendo la riserva, ha disposto una super perizia sulla morte del maresciallo Licia Gioia, nominando il medico legale di Enna Cataldo Raffino e il perito di balistica Felice Nunziata. Con la tesi del dottor Franco Coco, secondo la quale ci si trova dinanzi ad un omicidio e non a un suicidio, concorda anche il suo collega medico legale Giuseppe Bulla, nominato dai genitori di Licia Gioia.
Il Pubblico Ministero Marco Di Mauro, che ha coordinato le indagini dei Carabinieri, contesta al poliziotto Francesco Ferrari il reato di omicidio volontario aggravato per avere” in esito ad una colluttazione, verificatasi all’interno dell’abitazione coniugale, sita in Siracusa in Via Della Spatola 4 (contrada Isola), cagionato la morte della coniuge convivente, Gioia Licia, mediante l’esplosione di due colpi di pistola Beretta calibro 9 Parabellum, in dotazione alla vittima nella sua qualità di sottufficiale della Compagnia dei Carabinieri di Siracusa, che l’attingevano prima al capo con ferita trapassante, con direzione del basso verso l’alto e poi alla coscia con ritenzione del proiettile nel gluteo destro, determinandone il decesso”. La colluttazione di cui parlano sia il professore Conti e il Pubblico Ministero Di Mauro avvenne due anni fa. Pare che la lite sia da ricondurre alla gelosia della marescialla Licia Gioia. Secondo il poliziotto Ferrari la moglie avrebbe impugnato la propria pistola d’ordinanza per togliersi la vita. Lui avrebbe cercato di disarmarla senza riuscire nel suo intento poichè la moglie respingeva i suoi assalti volti a persuaderla a non attuare il suicidio che minacciava di compiere. Certo è che durante la colluttazione è partito un proiettile che è entrato alla tempia della donna per poi fuoriuscire dall’altra parte della testa. La versione dell’imputato non convince il medico legale Franco Coco che propende per la tesi dell’omicidio. I dubbi del medico legale sorgono sul secondo proiettile espulso dalla pistola d’ordinanza del maresciallo Gioa. Il secondo proiettile è stato esploso quando la donna era già spirata. Il poliziotto dice che il colpo è partito accidentalmente mentre lui cercava di togliere dalla mano della moglie l’arma. Secondo il suo ragionamente dalla canna è partito il proiettile che è penetrato all’altezza della coscia della moglie, è fuoriesciuto e ha attinto alla gamba lo stesso Francesco Ferrari trapassandogliela per poi disperdersi nella stanza da letto ove è avvenuta la colluttazione. La spiegazione del poliziotto non convince il perito settore Franco Coco, che afferma che la versione del marito risulta innaturale e priva di fondamento per la scienza medica. E alle stesse conclusione a distanza di un anno e mezzo dall’evento mortale è arrivato il professore Conti, anche lui incredulo nel definire come possibile o come probabile la ricostruzione fatta dal poliziotto e dal perito di balistica professore Compagnini, nominato dal Gip Carmen Scapellato, secondo il quale non si può escludere l’ipotesi del suicidio.

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