L’extra Vodka costa un occhio della testa a Luciano De Carolis, il Tribunale lo ha condannato a 3 anni di carcere

Siracusa. Si diceva che a Luciano De Carolis, componente del clan mafioso “Bottaro-Attanasi” poteva costare un occhio della testa l’extra vodka ordinata al banconista del bar “Il Cavallino rosso”, il cui titolare Salvo Noto lo ha chiuso perchè la sua compagna Lucia Fontana è divenuta testimone di giustizia, ed è in cerca di un compratore. Ebbene, mai previsione si è rivelata azzeccata. I giudici del Tribunale penale (presidente Antonella Coniglio; a latere, Giuliana Catalano e Liborio Mazziotta) hanno riconosciuto De Carolis colpevole di tentata estorsione e dell’aggravante del metodo mafioso e gli hanno inflitto tre anni di reclusione. Il Collegio ha interdetto per cinque anni il De Carolis, e inoltre lo ha condannato al risarcimento dei danni in favore delle parti civili Salvatore Noto, Santo Zocco e Associazione antiracket e antiusura di Siracusa. Per stabilire l’entità dei danni Luciano De Carolis dovrà affrontare il processo civile, che ovviamente si svolgerà dopo la definizione di quello penale.
Il Collegio ha accolto integralmente la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero della Dda di Catania, Alessandro La Rosa, che, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione di Luciano De Carolis, per il reato di tentata estorsione aggravato dal metodo mafioso. A determinare la condanna di Luciano De Carolis, sono state le deposizioni rese dai gestori e dal banconista del bar “Il Cavallino rosso”, la sera del 27 marzo dell’anno scorso, E le indagini svolte dal capitano Enzo Alfano, comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri del Comando provinciale di Siracusa e dal suo collaboratore Giovanni Simeone.Di segno neutro si sono rivelate le registrazioni televisive, la cui visione era stata invocata dall’avvocato Sebastiano Troia, difensore di fiducia di Luciano De Carolis e dallo stesso Pubblico Ministero La Rosa, che per far valere la propria tesi accusatoria aveva chiesto di replicare alle argomentazioni del difensore dell’imputato. Lunedì mattina, 10 giorno, infatti, il Pubblico Ministero La Rosa ha invitato a rivedere le immagini prodotte dalle telecamere installate all”interno del “Cavallino rosso” mentre l’avvocato Sebastiano Troia ha ribadito la richiesta di prendere in visione i filmati prodotti dalle telecamere installate all’esterno del “Cavallino Rosso”, dalle quali si vede che Luciano De Carolis si trova all’esterno del locale di piazzale Marconi, angolo via Catania, quando all’interno del bar scoppia la lite tra i clienti, tutti amici del De Carolis, e il banconista in quanto quest’ultimo chiede agli avventori di recarsi alla cassa e pagare l’extra Vodka che chiedevano di consumare. Secondo la tesi dell’accusa, l’esponente del clan mafioso “Bottaro-Attanasio”, avrebbe fatto consumare alle sei o otto persone che si trovavano in sua compagnia i bicchieri vodka senza pagare la consumazione e, inoltre, quando il banconista ha chiesto ai clienti di recarsi alla cassa e farsi rilasciare lo scontrino per l’extra vodka è intervenuto il De Carolis dicendogli che lui non aveva mai pagato in vita sua nei locali pubblici di Siracusa.
Il Pubblico Ministero La Rosa ha sostenuto che sono sussistenti sia il reato di tentata estorsione sia l’aggravante del metodo mafioso e ha quindi chiesto al Collegio Penale (presidente, Antonella Coniglio; a latere, Giuliana Catalano e Liborio Mazziotta) di condannarlo alla pena di tre anni di reclusione (per un mero errore di tastiera era stato scritto sei anni).
Il rappresentante della pubblica accusa, ha concluso il suo intervento chiedendo al Tribunale di voler riconoscere sia l’aggravante del metodo mafioso sia l’aggrravante della recidiva specifica a Luciano De Carolis.
La richiesta del Pubbico Ministero La Rosa è stata condivisa dagli avvocati Antonio Mirone e Manuela Lanzafame, difensori delle parti civili che si sono costituite in giudizio contro Luciano De Carolis. L’avvocato Mirone, legale del Coordinamentro delle Associazioni antiracket della provincia di Siracusa ha chiesto la condanna del Di Luciano al risarcimento dei danni previo il pagamento di diecimila euro, mentre la sua collega, avvocata Manuela Lanzafame, in difesa di Salvo Noto e Santo Zocco, gestore e dipendente del bar “Il Cavallino rosso”, ha chiesto al Collegio di condannare l’esponente del clan mafioso a risarcire i suoi clienti con l’importo di trentamila euro ciascuno.
L’avvocato Sebastiano Troia, difensore di fiducia di Luciano De Carolis, si è battuto per la sua assoluzione. Il penalista ha spiegato che la sua arringa è frutto della visione delle immagini televisive riprese dalle telecamere installate dentro e fuori il bar di Piazzale Marconi.
“Quelle immagini – ha continuato l’avvocato Troia – dicono che Luciano De Carolis non era dentro il locale quando c’è stata la discussione tra il banconita e gli avventori, uno dei quali, tale Francesco Mauceri, ha regolarmente pagato i bicchieri di vodka che lui e i suoi amici avevano consumato. Qualcuno degli avventori – ha aggiunto il penalista – si è lamentato con il banconosta facendogli osservare che il livello della vodkha riversata in ogni bicchiere non era corrispondente alla quantità che di solito viene fornita e al prezzo pagato. Tra avventori e banconista è nata una discussione e a quel punto Luciano De Carolis, sentendo le grida dei suoi accompagnatori, ha smesso di parlare con la persona con cui si era intrattenuto all’esterno del bar e, entrando nel locale, ha voluto sapere dai suoi amici il motivo delle loro lagnanze. “Luciano De Carolis, sapendo di essere persona indesiderata dalla signora Lucia Fontana, che ha una figlia collaboratrice di giustizia e un parente, il pentito di mafia Concetto Sparatore, che ha il dente avvelenato contro di lui in quanto lo ritiene il killer del proprio fratello Angelo Sparatore, per tagliare la testa al toro ha preso venti euro e li ha dati al cassiere del bar”.
Per l’avvocato Troia il suo cliente non ha commesso assolutamente il reato di tentata estorsione e nemmeno la circostanza aggravante di cui all’articolo 416 bis (associazione di tipo mafioso) e ha chiesto ai giudici di assolverlo con formula piena. Il penalista ha ricordato che l’ultima condanna riportata da Luciano De Carolis risale al 2014 nell’ambito dell’operazione antimafia “Lybra” e che, scontata la pena, si è visto revocare sia la libertà vigilata sia la sorveglianza speciale per buona condotta e per non avere commesso altri reati. L’avvocato Troia, tuttavia, per scrupolo difensivo, come subordinata, ha chiesto al Tribunale di qualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Luciano De Carolis nega di avere commesso il reato e continua a ribadire che le accuse mosse nei suoi confronti dai gestori del bar “Il Cavallino Rosso” sono prive di fondamento.
Dagli atti risulta che il dipendente del bar chiedeva agli amici dell’esponente del clan mafioso di recarsi alla cassa e pagare l’extra porzione di vodka, mentre Luciano De Carolis, pur non avendo consumato il liquore, avrebbe redarguito il banconista per aver chiesto il pagamento della consumazione extra. Il banconista asserisce che, alla sua legittima richiesta di recarsi alla cassa e di pagare l’extra fornitura di vodka, tutti i clienti avrebbero protestato sostenendo di non aver ricevuto una congrua dose di vodka mentre il De Carolis gli avrebbe detto “noi non paghiamo un bel nulla, anche perchè devi sapere che io non ho mai pagato da nessuna parte”.
Innanzi al Gip Monaco Crea del Tribunale di Catania, che ha firmato l’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari per l’esponente del clan mafioso, De Carolis ha negato di avere pronunciato questa frase e si è difeso affermando che i titolari del bar covano del rancore nei suoi confronti in quanto lo ritengono uno degli autori dell’omicidio di Angelo Sparatore.
L’esponente del clan “Bottaro-Attanasio” ha pure sostenuto che gli attuali gestori del bar “Il Cavallino Rosso” gli avrebbero fatto capire che non era gradita la sua presenza nel loro locale in quanto lui è un mafioso e quindi costituiva un pericolo per la loro incolumità fisica poichè imparentati con alcune persone che hanno intrapreso il percorso della collaborazione con la giustizia. Affermazione questa che ha provocato la rabbia di Salvo Noto e della sua compagna Lucia Fontana (la donna è divenuta testimone di giustizia dopo le minacce diDe Carolis), i quali negano di avergli detto di non mettere piede nel loro locale.
Per leggere le motivazioni della sentenza, bisogna attendere 45 giorni, questo il termine fissato dal Tribunale per il deposito delle motivazioni del verdetto.

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