Agguato di Avola, il medico legale: Andrea Pace colpito alla schiena da 5 proiettili di piccolo calibro

Avola. Dell’omicidio di Andrea Pace, 25 anni, avvenuto lunedì sera 10 giugno in via Neghelli poco dopo le due di notte, si sa adesso, che il killer gli ha esploso contro almeno dieci colpi di pistola, calibro 22, ma di averlo centrato alla schiena con cinque pallottole e di averlo mancato per le restanti cinque pallottole. A dirlo è il medico legale che ha effettuato l’autopsia sul cadavere del morto ammazzato, la dottoressa Veronica Arcifa, scelta in provincia di Catania dal Pubblico Ministero Enea Carlo Parodi, che, per motivi al momento non noti, ha ignorato i medici legali della provcincia di Siracusa. Questo medico legale della provincia di Catania ha lavorato già con la Procura della Repubblica di Siracusa, che ebbe a nominarla in occasione del decesso del povero don Pippo Scarso, morto all’ospedale Canizzaro di Catania per le gravi ustioni sparse dalla testa al torace, dopo che due balordi gli avevano gettato sui capelli dell’alcool per poi appiccare il fuoco con un accendino usa e getta. Dall’autopsia è emerso che i cinque proiettili calibro 22 sono entrati tutti alla schiena e due hanno colpito degli organi vitali, che hanno determinato il decesso del ragazzo dopo che lo stesso si era trascinato fin dentro l’abitazione stramazzando al suolo dopo aver incontrato per l’ultima volta il proprio padre che gli aveva fatto l’incontro allorquando il figlio aveva infilato la chiave nella serratura ed era riuscito ad aprire la porta d’ingresso nella casa. Nesun proiettile ha centrato alla fronte il venticinquenne, il killer – o la killer – non gli ha dato assolutamente il colpo di grazia, come qualcuno ha ipotizzato descrivendo una scena assolutamente fantasiosa. L’ipotesi del colpo di grazia, dato alla fronte di Andrea Pace – era stata smentito dal padre che ha raccontato ai Carabinieri, nell’immediatezza del tragico evento, che ha avuto il tempo di dire al figlio: “Ma sei ferito? Che è successo?”. E Andrea, ancora cosciente, avrebbe voluto rispondere ai quesiti del padre ma appena ha aperto la bocca ha sputato tantissimo sangue. E, subito dopo, è stramazzato al suolo, e il suo cuore, in quel preciso momento, ha smesso di battere. Il padre non ha visto dei fori alla fronte, e non ha visto fuoriuscire sangue da eventuali ferite alla fronte.
Andrea Pace se n’è andato così. Il corpo, traslato dalla sua abitazione di Via Neghelli all’obitorio dell’ospedale “Umberto I”, a Siracusa, a momenti verrà restituito alla famiglia per poter fare celebrare i funerali.
Le indagini dei Carabinieri, dirette dal Pubblico Ministero Enea Carlo Parodi, sembrano ancora brancolare nel buio. Per il tipo di arma utilizzato dal killer, non si esclude che ad ammazzare Andrea possa essere stata una donna. Sarebbero da escludere come probabile movente dell’agguato mortale i suoi precedenti di polizia (una denuncia con contestuale condanna per detenzione illegale di un mini dose di “fumo”, e una seconda denuncia per furto di limoni, anche questa sfociata con una condanna pronunciata dal Giudice Monocratico. Tutte e due le sentenze sono state impugnate dall’avvocato Anna Maria Campisi, che lo difendeva da quando Andrea era un adolescente, e non sono state ancora fissate le udienze dei processi di secondo grado. Le due denunce, sia quella per detenzione di una mini dose di “fumo” sia quella per il furto dei limoni in un fondo agricolo, risalgono a oltre cinque anni fa. Poi Andrea Pace ha fatto un lungo periodo di buona condotta, tenendosi alla larga dalle cattive compagnie e dai guai con la legge. Ma un anno e mezzo fa, Andrea Pace è stato per due volte arrestato per il reato di stalking in quanto accusato di avere malmenato la propria compagna, con cui aveva concepito la figlioletta di pochi anni, che già vedeva poco perchè la mamma si ostanava a non farla vedere al padre e che, adesso, non vedrà più il proprio papà.
C’è il massimo riserbo sulle indagini e su cosa sia emerso dalla visione delle immagini riprese dal sistema di videosorveglianza. I Carabinieri della Compagnia di Noto, guidati dal Capitano Perrone, stanno indagando a 360 gradi ma al momento non si sbottonano sugli indizi già raccolti. Non trattandosi di un regolamento di conto o di un omicidio di mafia i Carabinieri confidano nel contributo della popolazione per consentire la cattura del killer o della killer che ha ucciso Andrea Pace.

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