No al patteggiamento, il Gup De Francesco ritiene blanda la pena da applicare ad Amara e Calafiore

Messina. Il Giudice dell’udienza preliminare Monia De Francesco ha rigettato la richiesta di applicazione pena a richiesta delle parti poichè ha ritenuto non congrua la pena proposta dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, i principali artefici del cosiddetto “Sistema Siracusa”, e corruttori di magistrati, esponenti politici, funzionari della pubblica amministrazione, di periti e consulenti tecnici di mezza Italia. Il difensore dell’avvocato Piero Amara, avvocato Salvino Mondello aveva proposto la pena di nove mesi e sei giorni di reclusione in continuazione con la pena di tre anni di reclusione e la multa di 73 mila euro che il suo assistito ha patteggiato innanzi al Gup del Tribunale di Roma. Da parte loro, gli avvocati Alberto Gullino e Mario Fiaccavento avevano proposto per l’avvocato Peppe Calafiore la pena di nove mesi e due giorni di reclusione in continuazione con la pena di due anni e nove mesi di reclusione e la multa di trentamila euro patteggiata innanzi al Gup del Tribunale di Roma. Le proposte sono state rassegnate questa mattina, martedì 25 giugno, subito dopo l’apertura dell’udienza, dai Pubblici Ministeri Antonio Carchietti, Antonella Fradà e Federica Rende che le avevano concordate con i difensori dei due avvocati-pentiti. Il Gup Monia De Francesco si è ritirata in camera di consiglio e quando è ritornata in aula ha letto l’ordinanza con la quale ha comunicato il rigetto delle due richieste di applicazione pena a richiesta delle parti. Il giudizio del Gup De Francesco è stato impietoso per i due avvocati-collaboratori di giustizia ma gli avvocati Mondello per Amara e Gullino-Fiaccavento per Calafiore non hanno indietreggiato, tutt’altro: hanno replicato dicendo che per loro la pena concordata con la Procura della Repubblica di Messina è congrua. E al Gup De Francesco, che già aveva fissato per la data del 12 luglio l’udienza in cui decidere il rinvio a giudizio dei due imputati, hanno chiesto di astenersi. Il Gup Monia De Francesco, secondo prassi processuale, ha disposto la trasmissione dell’invito rivoltogli dagli avvocati Mondello, Gullino e Fiaccavento all’attenzione del Presidente del Tribunale di Messina, cui spetta la decisione di ritenere fondata la richiesta di astensione per incompatibilità nei confronti del Gup De Francesco avanzata dai difensori degli avvocati Piero Amara e Peppe Calafiore o di rigettarla e quindi restituire il fascicolo alla Gup De Francesco affinchè possa procedere con l’emissione del decreto di rinvio a giudizio nei confronti dei due imputati. Una soluzione questa che è condivisa dagli avvocati Mondello-Gullino-Fiaccavento se non si dovesse arrivare all’assegnazione del fascicolo ad un altro giudice innanzi al quale poi ripresentare la proposta di patteggiamento nei termini concordati con i magistrati della Procura della Repubblica di Messina oppure di elevarla di una ventina di giorni e anche di un mese per farsela rigettare dal nuovo giudice.
Le parti interessate all’udienza preliminare si sono lasciati con un arrivederci al 12 luglio, giorno in cui dovrebbe arrivare la risposta del Presidente del Tribunale di Messina sull’invito di astensione per incompatibilità che i difensori degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore hanno rivolto al Gup Monia De Francesco. Per Calafiore è la seconda volta che la sua proposta di patteggiare la pena i reati che gli vengono contestati dalla Procura di Messina viene rigettata da un Giudice dell’udienza preliminare. La prima volta fu il 10 settembre dell’anno scorso e anche in quella occasione una Gup donna ritenne non congrua la pena proposta dall’avvocato Calafiore a fronte delle gravissime accuse che gli vengono contestate. Oggi si è ripetuta la stessa scena: una Gup donna, non allineata e coperta alla Procura della Repubblica di Messina, ha detto no alla proposta di patteggiamento elaborata dai pubblici ministeri e avanzata dai due avvocati divenuti collaboratori di giustizia in quanto la pena che questi ultimi intendevano accollarsi è risultata troppo bassa rispetto alla gravità dei fatti commessi. Amara e Calafiore, qui a Messina, non dovranno rispondere di reati di corruzione in atti giudiziari poichè sono stati già patteggiati con la sentenza di applicazione pena a Roma. A Messina i due avvocati siracusani debbono rispondere di associazione a delinquere, di reati finalizzati alla formazione di elaborati ideologicamente falsi, in concorso con periti e consulenti tecnici oggi tutti alla sbarra innanzi ai giudici del Tribunale di Messina e di altre fattispecie delittuose quali la simulazione di reato e la compilazione di dossieraggi ai danni di magistrati in servizio alla Procura di Siracusa, contrapposti al Pubblico Ministero Giancarlo Longo, che, dopo essere finito in carcere a Poggioreale, Napoli, ha patteggiato la pena di cinque anni di reclusione ed è stato defenestrato dalla Magistratura.
Se dovesse fallire l’obiettivo del patteggiamento a Messina, la situazione per i due ex penalisti siracusani si comnplica maledettamente poichè a breve diventerà definitiva la sentenza di applicazione pena a richiesta delle parti emessa contro Amara e Calafiore dal Gup del Tribunale di Roma. E per la legge “spazza corrotti” entrambi gli avvocati-pentiti dovrebbero finire agli arresti per espiare la pena che hanno patteggiato.

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