Devastanti conseguenze per gli avvocati Amara e Calafiore dopo il rigetto del patteggiamento a Messina

Messina. Il rigetto del patteggiamento richiesto dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, da parte del Giudice dell’udienza preliminare Monia De Francesco avrà delle ripercussioni di una certa rilevanza per i due imputati, oggi collaboratori di giustizia. Secondo alcuni penalisti i due collaboranti rischiano di essere tratti in arresto poichè è divenuta già irrevocabile la sentenza di applicazione pena a richiesta delle parti emessa dal Gup del Tribunale di Roma che ha condannato Amara a tre anni di reclusione ed alla multa di 72 mila euro e Calafiore a due anni e nove mesi di reclusione ed alla multa di trentamila euro. La data del 12 luglio è importante per la sorte degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore in quanto il Gup Monia De Francesco ha stabilito per quel giorno l’udienza preliminare per decidere il rinvio a giudizio dei due imputati. E ciò a prescindere della decisione che dovesse prendere il presidente del Tribunale di Messina alla cui attenzione è stato inoltrato l’invito rivolto al Gup De Francesco dall’avvocato SalVino Mondello, difensore di Amara, e dagli avvocati Alberto Gullino e Mario Fiaccavento, legali di Calafiore, di astenersi e lasciare ad altro Gup la decisione di disporre il rinvio a giudizio nei confronti dei propri assistiti. Quello dell’astensione è un falso problema poichè la legge dice che, quando un Giudice dell’udienza preliminare ha rigettato la richiesta di patteggiamento avanzata da un imputato, non può essere presentata ad un altro Gup l’istanza di applicazione pena a richiesta delle parti. La richiesta di patteggiamento può essere riproposta ma dovrà essere fatta innanzi al giudice innanzi al quale verranno rinviati a giudizio gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Trattandosi di reati di competenza del Tribunale, l’eventuale richiesta di patteggiamento dovrà essere presentata innanzi al Primo Collegio Penale del Tribunale di Messina, che, alla luce di un recente decreto emesso dal Csm sullo stop dei processi nel periodo feriale, potrà aprire il processo subito dopo il 2 settembre. Ma non solo. Va aumentata anche la pena che il Gup Monia De Francesco ha ritenuto non congrua. Per cui i nove mesi e sei giorni richiesti per Amara e i nove mesi e due giorni proposti per Calafiore debbono essere aumentati in proporzione ai reati di cui i due avvocati-pentiti sono accusati. Perdendo il treno della continuazione tra la pena proposta a Messina e quella già patteggiata (tre anni di reclusione e 73 mila euro per Amara e due anni e nove mesi di reclusione e trentamila euro di multa per Calafiore) gli avvocati Amara e Calafiore non possono ottenere una sentenza di continuazione dal giudice che dovesse accogliere la loro richiesta di patteggiamento, ma per vedersi riconoscere la continuazione tra la prima sentenza e la seconda dovranno rivolgersi al giudice dell’esecuzione della pena e a questo punto si dovrà accertare se il giudice lavora in un Tribunale ove viene applicata la legge “spazza corotti” oppure no. I difensori degli avvocati Amara e Calafiore avevano fatto i conti senza l’oste. Avevano infatti patteggiato prima a Roma ove viene applicata rigorosamente la legge “spazza corrotti”, mentre avevano pensato di proporre una mite pena in continuazione con quella patteggiata nella capitale al Gup del Tribunale di Messina ritenendo che la pena prospettata venisse giudicata congrua. Il ragionamento filava liscio come l’olio poichè, se a Messina fosse stata accolta la proposta di patteggiamento, gli avvocati Amara e Calafiore non avrebbero più corso il rischio di dover finire in carcere o agli arresti domiciliari e ciò a prescindere della “norma spazza corrotti”. Ma avrebbero potuto benissimo chiedere l’affidamento in prova e sottoporsi ai lavori socialmente utili per espiare la condanna. Eppure i difensori di Amara e Calafiore ben sapevano che il loro piano potesse naufragare in quanto voci di corridoio del Palazzo di Giustizia invitavano a non aprire anzitempo la bottiglia dello champagne a causa del rigore nell’applicazione delle norme giuridiche che si attribuiva alla Gup De Francesco. Radio Tribunale aveva con tre quattro giorni prima della celebrazione del patteggiamento fatto circolare la indiscrezione che il Gup De Francesco non avrebbe accolto la richiesta di applicazione della pena a richiesta delle parti. E ora per i due avvocati-pentiti, che hanno inguaiato magistrati, consulenti, periti, politici e funzionari della pubblica amministrazione, sono reali i pericoli che da un giorno all’altro possano essere raggiunti dall’ordine di carcerazione della Procura della Repubblica di Roma per espiare tre anni Piero Amara e due anni e nove mesi Peppe Calafiore. I quali, peraltro, dovranno essere rinchiusi in un carcere dotato di una sezione detentiva per detenuti-collaboratori di giustizia. Insomma, il rigetto della loro proposta di patteggiare la pena per i reati a ciascuno contestati dalla Procura di Messina avrà per Amara e Calafiore delle conseguenze devastanti. Anche perchè non sarà la Procura di Messina ad emettere l’ordine di carcerazione ma la Procura di Roma, che applica rigorosamente la legge “spazza corrotti”. E non fa sconti a nessuno, nemmeno quando l’imputato collabora con la giustizia e fa arrestare dei magistrati corrotti. I difensori degli avvocati Amara e Calafiore stanno correndo ai ripari per scongiurare il pericolo di far finire agli arresti, o addrittura in carcere, i rispettivi assistiti. L’avvocato Peppe Calafiore ha già trasferito la propria residenza a Pisa, città in cui il Magistrato di Sorveglianza di quel Tribunale potrebbe accogliere la sua richiesta di disporre l’affidamento in prova oppure di tramutare la misura della detenzione in carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari. Stesse manovre sta effettuando l’avvocato Piero Amara che, da Roma, sarebbe in procinto di trasferirsi con la famiglia in un’altra provincia del centro Italia. E tutte queste operazioni dovrebbero essere definite entro il 12 luglio, quando appunto verrà deciso il rinvio a giudizio di Amara e Calafiore.

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