Il patteggiamento chiesto dall’on. Gennuso (un anno e 10 mesi) si farà il 18 luglio innanzi al Gup di Roma

Roma. Dopo il rigetto delle proposte di patteggiamento agli avvocati Piero Amara (3 anni di reclusione e 73 mila euro di multa più 9 mesi e sei giorni) e Giuseppe Calafiore (due anni e nove mesi di reclusione e 30 mila euro di multa, più 9 mesi e due giorni) da parte del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Messina, sembrava che anche il Gup di Roma, De Robbio, avesse rigettato le quattro proposte di applicazione pena a richiesta delle parti formulate dagli ex magistrati Raffaele de Lipsis, Luigi Pietro Maria Caruso e Nicola Russo e dall’ex deputato regionale Giuseppe Gennuso, i primi tre accusati di corruzione in atti giudiziari ed il quarto di traffico di influenze. Invece a tarda sera di martedì 2 luglio è stato possibile chiarire il rebus. Era successo, infatti, che gli ex giudici De Lipsis e Caruso hanno consegnato al Gup di Roma un assegno circolare per pagare la multa che, viceversa, doveva essere versata in un deposito giudiziario per cui il Gup, dicendosi sorpresa dell’errore commesso dai due imputati, ha concesso loro un termine per effettuare il versamento della multa in un deposito giudiziario, che di solito si effettua aprendo un conto corrente postale infruttifero. Resta confermato che i tre ex giudici, accusati di corruzione in atti giudiziari, hanno raggiunto l’intesa con i magistrati della Procura della Repubblica di Roma di accollarsi la pena di anni due e mesi sei di reclusione ciascuno. Per cui, concedendo il breve termine agli ex giudici De Lipsis e Caruso, il Gup De Robbio ha rinviato all’udienza del 18 luglio il processo anche per l’ex giudice Nicola Russo e per l’ex deputato regionale onorevole Giuseppe Gennuso. Il primo patteggerà la pena di due anni e sei mesi di reclusione per corruzione in atti giudiziari, il secondo invece patteggerà la pena di un anno e dieci mesi di reclusione per traffico d’influenze. Sono riusciti a spuntarla i difensori di Gennuso, professore Carlo Taormina e avvocato Tognozzi, a convincere i magistrati della Procura di Roma a qualificare il fatto-reato come traffico d’influenze anzichè come corruzione in atti giudiziari. Ciò a causa della tesi difensiva del deputato regionale di Forza Italia, Gennuso, il quale sostiene di non avere corrotto alcun giudice, ma di essere stato truffato dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara che gli hanno chiesto 40mila euro come parcella del lavoro difensivo da entrambi svolto nell’interesse di Gennuso, che aveva proposto ricorso contro la decisione del Tar di Catania di rigettare la sua richiesta di ordinare il riconteggio dei voti riportati dai candidati alle elezioni Regionali del 2012.

Sicchè, chiariti i termini delle questioni emerse nel corso dell’udienza di questa mattina, martedì 2 luglio, i patteggiamenti proposti dai tre ex magistrati De Lipsis, Caruso e Nicola Russo e dell’ex deputato regionale Gennuso verranno celebrati all’udienza del 18 luglio. Anche se nessuno allo stato se la sente di mettere le mani sul fuoco che si faranno visto che nessuno è dentro la testa del Gup De Robbio, cui spetta appunto la decisione di ritenere congrua la pena concordata tra gli imputati e la Procura di Roma.

Secondo l’ipotesi accusatoria, formulata dai magistrati della Procura di Roma sulla base delle chiamate in correità formulate dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, l’onorevole Gennuso è accusato di avere corrotto, il presidente del Cga di Palermo De Lipsis e il giudice laico Sebastiano Mineo componente dello stesso Cga al fine di ottenere l’annullamento delle elezioni regionali del 2012 per rientrare a a Sala d’Ercole visto che per lui la porta principale si era chiusa in quanto al suo posto era risultato eletto l’onorevole Pippo Gianni, oggi sindaco di Priolo Gargallo. I giudici del Cga di Palermo si pronunciarono per la indizione di una mini tornata elettorale in alcune sezioni dei comuni di Rosolini e Pachino e riuscirono a favorire l’onorevole Gennuso che risultò il più votato. A rimetterci lo scranno fu l’onorevole Gianni, che riportò pochi voti e quindi fu estromesso da Sala d’Ercole. L’onorevole Gennuso, prima voleva patteggiare un anno e otto mesi, poi, a sorpresa, aveva comunicato ai mass media che non avrebbe pagato la multa per far decadere il patteggiamento, ora, cambiando idea, si è presentato innanzi al Gup De Robbio proponendo di voler patteggiare la pena di un anno e dieci mesi di reclusione, sostiene, infatti, di non aver commesso il reato di corruzione, ma di essere stato truffato dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara, cui ha effettivamente consegnato dei soldi ma, a suo dire, per pagare ad entrambi la parcella per la difesa garantitagli durante l’iter del ricorso del giudizio di appello e non per corrompere i giudici del Cga di Palermo affinchè trovassero la soluzione al suo problema, che era quello di rientrare all’Assemblea regionale siciliana dopo che gli elettori della provincia di Siracusa gli avevano fatto mancare il consenso e le preferenze. L’onorevole Gennuso insiste nella sua linea difensiva di essere stato “truffato” dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara, nonostante i due ex penalisti, oggi collaboratori di giustizia, nel corso dell’incidente probatorio, hanno smentito la tesi paventata dall’ex deputato regionale. Amara e Calafiore affermano, infatti, di avere concordato con Gennuso e con i giudici del Cga di Palermo la strada da percorrere per consentire all’esponente politico di Rosolini di riconquistare il seggio all’Ars, per cui hanno negato di averlo “raggirato” nell’esclusivo fine di fargli sborsare una ingente somma di denaro.
A questo punto l’appuntamento è rinviato al 18 luglio, quando si terrà l’udienza per la celebrazione dei patteggiamenti chiesti da Gennuso e dai tre ex magistrati amministrativi.

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