Arrestato a Fiumicino, l’ex pubblico ministero Longo: deve espiare in carcere la pena di 4 anni, un mese e 20 giorni

Roma. All’aeroporto di Fiumicino è stato arrestato ieri sera l’ex pubblico ministero Giancarlo Longo, 50 anni, raggiunto da un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Messina. L’ex magistrato deve espiare la residua pena di quattro anni, un mese e venti giorni di reclusione a fronte dei cinque anni che lui stesso ebbe a patteggiare innanzi ai giudici del Tribunale penale di Messina, dopo che il Gup precedentemente gli aveva rigettato la proposta in quanto la pena fu ritenuta non congrua. L’ex sostituto procuratore, arrestato il 6 febbraio 2018 assieme agli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, tutt’e tre artefici dell’inchiesta “Sistema Siracusa”, dopo quasi due mesi di detenzione nella Casa Circondariale di Poggioreale, a Napoli, venne ammesso al beneficio degli arresti domiciliari dal Tribunale del Riesame di Messina. Nel successivo mese di agosto del 2018, Longo rendeva delle dichiarazioni ora utilizzate dai magistrate di Perugia per indagare per corruzione l’ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, ma il suo bel gesto non risultò gradito ai magistrati della Procura di Messina i quali, quando lui propose di patteggiare la pena di quattro anni di reclusione, gli dissero chiaro e tondo che se non si fosse accollata la pena di cinque anni di carcere, non gli avrebbero espresso il loro consenso. E allora il povero – per modo di dire – Giancarlo Longo si vide costretto suo malgrado ad accettare il diktat dei pubblici ministeri di Messina, accollandosi appunto la pena di cinque anni di reclusione e consegnando nelle mani del Collegio giudicante la lettera con la quale si dimetteva dalla magistratura e destinava i soldi delTfr, ossia della liquidazione per gli anni di contributi versati durante il periodo di servizio, alle parti civili che si sono costituite in giudizio contro di lui. L’ex pubblico ministero, nonostante i cinque anni di carcere patteggiati, ha tentato ugualmente di trovare una scappatoia per non ritornare in carcere quando la sentenza di applicazione pena a richiesta delle parti fosse divenuta irrevocabile. Ha rinunciato, infatti, alla liberazione che avrebbe potuto usufruire nel momento in cui aveva concordato con i magistrati della Procura di Messina la pena che doveva accollarsi e ha prolungato di undici mesi la sua detenzione agli arresti domiciliari. Nonostante questo suo disperato tentativo di rinunciare alla libertà personale, l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo non è riuscito ad evitare di rientrare in carcere per espiare la residua pena di quattro anni, un mese e 20 giorni. Lui sperava di scontare un anno completo di carcere preventivo, per poter sperare di essere ammesso al beneficio dei servizi sociali. Ma non aveva fatto i conti con il rigore dei suoi ex colleghi della Procura di Messina e con le norme restrittive della legge spazzacorrotti, che non consentono ai condannati per corruzione di usufruire delle pene alternative rispetto alla detenzione in carcere. Longo può sperare comunque nell’accoglimento del suo ricorso che lui presenterà al magistrato di sorveglianza di Napoli, che sarà competente a esaminare la sua richiesta visto che l’ex magistrato dovrebbe espiare la pena nella Casa Circondariale di Poggioreale. L’ex magistrato motiverebbe la sua tesi difensiva sostenendo che i reati che gli vengono contestati nel “Sistema Siracusa” e che lui ha patteggiato, sono stati commessi anni prima dell’approvazione della legge “spazzacorrotti”. Il problema è che prima che il suo ricorso venga preso in esame passeranno parecchi mesi, minimo sei-otto mesi, per cui fino a quando il Tribunale di Sorveglianza non incamererà il suo ricorso lui dovrà soggiornare nella Casa Circondariale di Poggioreale, anche se nella sezione riservata ai pentiti onde evitare di farlo “sbranare” dai detenuti comuni che sono rinchiusi nel carcere napoletano.

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