Franco Satornino sta collaborando con la giustizia ma la convivente lo gela: “Io e la mia famiglia ci dissociamo, così come, a quanto mi risulta, anche i suoi famigliari”

Siracusa. Telefonata al Diario dalla convivente – o ex – del neo pentito Franco Satornino. La donna tiene a precisare di non avere accolto l’invito dei Carabinieri che l’avevano invitata a seguirli in quanto, su richiesta di Franco Satornino, avrebbero voluto accompagnarla in una località riservata. “Ci tengo a dire che mi dissocio dall’iniziativa intrapresa dal Satornino, di cui ero la convivente. Nè io nè i componenti della mia famiglia lasceremo Siracusa. Il pentito è lui, non noi. Non abbiamo nulla da temere. Se ha deciso di collaborare con la giustizia avrà i suoi buoni motivi, che, però, nè noi nè la sua famiglia condividono”.
Franco Satornino, 64 anni, considerato il capo di una cellula di trafficanti di droga, è da oggi, ufficialmente, un nuovo collaboratore di giustizia. La comunicazione non è arrivata con una nota ufficiale della Procura Distrettuale Antimafia di Catania o con un comunicato del capitano Enzo Alfano, comandante del Nucleo Investigativo del comando provinciale dei Carabinieri, ma con un nota informale del Tribunale penale (presidente; Antonella Coniglio; a latere, Giuliana Catalano e Liborio Mazziotta). Nel fare l’appello degli imputati alla sbarra al processo scaturito dall’operazione antidroga denominata “Aretusa”, effettuata dagli agenti della Squadra Mobile due anni fa, quando ha fatto il nome e cognome di Francesco Satornino, la presidente Coniglio ha detto: assente per rinuncia. Ai presenti nell’aula di Corte d’Assise, dove si celebra il processo “Aretusa”, è sembrato strano che Satornino non avesse risposto alla convocazione del Collegio Giudicante, perchè lui è stato sempre presente nella “gabbia” di vetro. Quella di venire in aula era l’occasione per salutare la convivente e qualche altro parente. Qualcuno degli avvocati ha torto il naso e il prurito è aumentato a dismisura quando il presidente ha comunicato: “Debbo aggiungere che l’imputato Satornino ha revocato la nomina agli avvocati Luca Brandino e Junio Celesti e ha nominato proprio difensore di fiducia l’avvocato Carmela Barbera, del Foro di Catania”. Presente in aula c’era solo l’avvocato Brandino che, udita la comunicazione della presidente Coniglio, si è congedato in quanto non più interessato al processo “Aretusa”, avendo perso l’unico suo ciente di questa vicenda connessa al traffico degli stupefacenti, nei cui confronti aveva presentato un ricorso contro la richiesta della Procura distrettuale antimafia finalizzata a fare sottoporre Francesco Satornino alla sorveglianza speciale. Il Tribunale della Libertà, composto dalla presidente Giuseppina Storaci; e a latere dai giudici Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri, aveva rigettato la richiesta in quanto, essendo il processo ancora in corso, non ravvisava il sussistente pericolo sociale del Saturnino come invece evidenziato dalla Squadra Mobile di Siracusa. Sorpreso è rimasto anche l’avvocato Junio Celesti, che aveva omesso di partecipare all’udienza del processo “Aretusa” in quanto impegnato nella difesa di alcuni imputati catanesi alla sbarra innanzi il Tribunale del capoluogo etneo. Appresa la notizia della revoca fattagli da Franco Satornino l’avvocato Junio Celesti ha commentato la nomina dell’avvocato Carmela Barbera: “Vuoi vedere che Satornino è salito sul treno dei collaboratori di giustizia?”. Le sensazioni dell’avvocato Junio Celesti non erano accampate per aria, tutt’altro. La notizia del pentimento di Francesco Satornino è stata confermata in ambienti vicini alla sua famiglia e in quelli dei pentiti. Un noto collaborante avrebbe addirittura suggerito a Satornino come comportarsi nel caso in cui si fosse deciso di collaborare con la giustizia. I suggerimenti del noto collaboratore di giustizia, sono arrivati a Satornino per lettera. Immediate reazioni anche in carcere. Il figlio della convivente – o ex -, Massimo Midolo, anch’egli coinvolto nell’operazione antidroga denominata “Aretusa” ha comunicato che non ha alcuna intenzione di seguire Franco Satornino. Da quanto si è appreso, Massimo Midolo, che si trova detenuto a Cavadonna, per motivi di sicurezza della sua incolumità personale, è stato messo in una cella d’isolamento in attesa di trovargli un carcere dove trasferirlo. Franco Satornino, invece, che si trovava detenuto a Bicocca, a Catania, nel momento stesso in cui ha deciso di intraprendere il percorso della collaborazione con la giustizia, è stato nottetempo trasferito sempre nella Casa Circondariale di Bicocca, ma nella Sezione riservata ai collaboratori di giustizia. Da quello che si è potuto apprendere, i magistrati della Dda di Catania avrebbero delegato il capitano Enzo Alfano, comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, a gestire la collaborazione di Franco Satornino, che adesso ha un tempo massimo della durata di sei mesi per raccontare tutto ciò che sa in materia di fatti illeciti. Per ora a rischiare sono tutti gli imputati coinvolti nell’operazione “Aretusa”. Alla sbarra siedono Agostino Urso, Gianfranco Bottaro, Daniele Romano, Andrea Abdoush, Salvatore Catania, Umberto Montoneri, Concetto Antony Magnano, Massimiliano Midolo, Lorenzo Giarratana, tutti difesi dall’avvocato Junio Celesti; Luigi Urso, Franco Satornino, difesi entrambi dall’avvocato Junio Celesti il quale, assieme all’avvocato Luca Brandino, difende Satornino e assieme all’avvocato Giambattista Rizza assiste Gianfranco Urso. E ancora.l’avvocato Giambattista Rizza difende Salvatore Silone, l’avvocato Matilde Lipari difende Salvatore Quattrocchi; l’avvocato Natale Perez difende Sebastiano Ricupero; l’avvocato Sebastiano Troia assiste Lorenzo Vasile; l’avvocato Bruno Leone difende Massimiliano Romano; l’avvocato Stefano Rametta assiste Francesco Fontana; l’avvocato Antonio Lo Iacono difende Christian Maria Terranova e l’avvocato Giuseppe Lipera difende Francesco Calì.
Quasi tutti gli imputati alla sbarra debbono rispondere di associazione finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti e una parte solo di violazione dell’articolo 73 della legge sugli stupefacenti ovvero di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
La decisione di iniziare a collaborare con la giustizia Franco Satornino sembra averla presa in seguito al rigetto da parte del Collegio giudicante della istanza presentata dall’avvocato Junio Celesti tesa a ottenere che fosse tramutata in arresti domiciliari la misura restrittiva della custodia in carcere. La presidente Coniglio, rendendo note le determinazioni del Tribunale sull’istanza del penalista, ha comunicato il rigetto poichè a parere dei giudici il quadro probatorio non era assolutamente cambiato. Per cui, Satornino che non è un fesso, ha capito che la sua sorte, con questo Collegio giudicante, era segnata. Ovvero che a Siracusa il processo di primo grado di sarebbe concluso con la sua condanna. E dire condanna vuole significare vedersi comminare una pena di vent’anni di reclusione in considerazione del reato di traffico di sostanze stupefacenti con l’aggravante di essere stato il promotore della associazione.
Questa volta dalla sua parte non c’era l’ex collaboratore di giustizia Lorenzo Vasile che, quando assieme furono arrestati dagli agenti della Squadra Mobile per detenzione e trasporto illegale di parecchi chili di hashish, prese la coraggiosa iniziativa di accollarsi tutta la responsabilità e di scagionare Franco Satornino, descrivendolo come un suo caro amico all’oscuro del quantitativo di droga contenuto in una cassetta installata sotto il portabagli della macchina dell’ex pentito del clan Urso, per intenderci quello fondato da Agostino Urso, detto ‘u prifissuri. La dichiarazione di Vasile comportò per lui la condanna a quattro anni, e l’assoluzione del Satornino. I poliziotti della Squadra Mobile rimasero sorpresi dalla sentenza del Gup Andrea Migneco, ma hanno dovuto fare buon viso a cattiva sorte. I poliziotti non hanno potuto, infatti, rivelare quanto a loro conoscenza sul conto di Satornino che, intercettato, da lì ad alcuni giorni dopo la sua scarcerazione, rivela al mondo intero di essere un grosso trafficante di droga e che si rifornisce da grossisti di cocaina e di altre sostanze stupefacenti nelle province di Catania e di Palermo. Franco Satornino potrebbe essere finalmente fornire la svolta alla nebulosa vicenda del suicidio-omicidio di Angelo De Simone. Secondo il pentito Mattia Greco, trafficante di droga come il Satornino, De Simone non si sarebbe impiccato ma sarebbe stato strangolato e poi dagli assassini issato con la corda attorno al collo verso l’alto per fare capire di essersi tolto la vita. La dichiarazione di Mattia Greco non avrebbe trovato alcun riscontro nonostante le indagini coordinate dal Pubblico Ministero Davide Lucignani che, prima di partire alla volta di Asti dove è stato trasferito dal Consiglio Superiore della Magistratura, ha chiesto l’archiviazione del “giallo”. L’avvocato David Buscemi, incaricato dalla famiglia di Angelo De Simone, ha presentato opposizione contro l’archiviazione il Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri ha incamerato la richiesta lo scorso 2 luglio ed entro i prossimi tre mesi dovrà dire se il caso dello spacciatore di droga di 27 anni fu suicidio oppure omicidio. Ma un aiuto al Gip potrebbe darlo proprio Franco Satornino, che su tutti i trafficanti e gli spacciatori di droga sapeva morte e miracoli.
Guai in arrivo per tantissime persone che risiedono nella città capoluogo. Franco Satornino sa molto sul conto di tutte quelle persone che a Siracusa esercitano l’attività di strozzini. L’usura per oltre un decennio è stata l’unica e lucrosa attività svolta da Francesco Satornino. Le sue dichiarazioni potrebbero riabilitare quelle rese da Pierpaolo Vasques, il re dei videogiochi, le cui affermazioni non hanno comportato alcun risultato in quanto isolate e non confermate da altri pentiti. Adesso c’è Franco Satornino le cui dichiarazioni, oltre che da Pierpaolo Vasques, potranno essere confermate da Angelo Randone, l’ex promotore finanziario divenuto collaboratore di giustizia dopo aver truffato centinaia di risparmiatori della provincia di Siracusa ed essere scappato con la cassa.
Poi ancora: Satornino era bene addentrato nel campo delle scommesse e del gioco d’azzardo. E, infine, Franco Satornino contava sull’appoggio di politici, famosi e no, per cui potrebbe nuocere alla loro reputazione. Al capitano Enzo Alfano il compito di saper gestire con intelligenza questo nuovo pentito della criminalità organizzata di Siracusa, che finora l’aveva sempre fatta franca nonostante tutti sapessero in città del suo coinvolgimento nei loschi affari.
Intanto aspettiamo il 22 luglio, quando innanzi al Tribunale penale del lunedì, si terrà una nuova udienza del processo scaturito dall’operazione antidroga denominata “Aretusa”.

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