Il Gip conferma l’abbreviato condizionato e ordina alla persona offesa di ritornare con un legale

Siracusa. L’opposizione del Pubblico Ministero Vincenzo Nitti alla celebrazione del processo con rito abbreviato condizionato dall’esame di Daniele Caruso, 41 anni, gambizzato da Danilo Greco, con il concorso di Giancarlo Limpido, non ha fatto cambiare idea al Gip Salvatore Palmeri, che ha confermato la sua ordinanza e ha invitato la parte offesa, presente in aula, di cercarsi un difensore in quanto dovrà essere sentita come persona indagata di reato connesso. Per consentire a Daniele Caruso di nominare un proprio legale di fiducia, il Gip ha rinviato l’udienza a martedì della prossima settimana, 16 luglio. A quella uidienza dovranno presentarsi Danilo Greco, difeso dagli avvocati Antonio Meduri e Giorgio D’Angelo, e Giancarlo Limpido, assistito dall’avvocato Junio Celesti. A richiedere la citazione della parte offesa, sono stati gli avvocati Antonio Meduri e Giorgio D’Angelo, difensori di Danilo Greco, l’esponente del clan mafioso della Borgata Danilo Greco, oggi rinchiuso nella Casa di Reclusione di Terni, chiamato a rispondere, assieme al suo principale collaboratore Giancarlo Limpido, di tentato omicidio ai danni di Daniele Caruso. I difensori di Danilo Greco, avvocati Antonio Meduri e Giorgio D’Angelo, hanno chiesto al Gip di disporre il processo con rito abbreviato condizionaro dall’esame della persona offesa, che altro non è che il ladro della cocaina poi ferito con un colpo di pistola dall’esponente del clan mafioso della Borgata. A quella udienza, svoltasi il 13 giugno, il Pubblico Ministero d’udienza, Andrea Palmieri, non si era opposto al rito abbreviato condizionato dall’esame della persona offesa ed il Gip Salvatore Palmeri aveva disposto come chiesto dagli avvocati Antonio Meduri e Giorgio D’Angelo, rinviando al 27 giugno l’udienza per esaminare il signor Daniele Caruso.
Danilo Greco e Giancarlo Limpido sono stati arrestati, sabato 2 febbraio, dagli agenti della Squadra Mobile in esecuzione dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emesse dal Gip Scapellato. Danilo Greco, 33 anni, si trovava sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, provvedimento che era stato disposto dal Collegio Penale del Venerdì, dinanzi al quale si svolge il processo scaturito dall’operazione antimafia denominata “Borgata”. Il beneficio di legge degli arresti domiciliari consentiva a Danilo Greco di uscire dal carcere di Cuneo, dove era stato rinchiuso oltre un anno fa per essersi reso artefice di alcune evasioni dai domiciliari. A distanza di quattro giorni dalla scarcerazione Danilo Greco è stato riarrestato e associato al carcere di Cavadonna. Viceversa, Giancarlo Limpido, 37 anni, anche lui pregiudicato come il Greco, era libero ed è stato accompagnato nella sua abitazione perchè il Gip Scapellato ha disposto per lui gli arresti domiciliari.
Secondo quanto accertato dagli investigatori della Squadra Mobile Giancarlo Limpido il 9 agosto dell’anno scorso ha accompagnato Daniele Caruso in Via Filippo Juvara, introducendolo nell’abitazione di Danilo Greco. Quest’ultimo ha invitato gli ospiti a seguirlo nel vano cucina e quindi ha chiesto a Limpido e Caruso di sedersi sul divano. Hanno parlato del più e del meno per un una decina di minuti fino a quando Giancarlo Limpido si è alzato e ha raggiunto il Greco che si trovava già all’impiedi alle spalle del Caruso, rimasto seduto sul divano. Il Limpido ha consegnato una pistola a Danilo Greco che, postosi alle spalle del Caruso, ha esploso contro di lui due pallottole: la prima ha colpito alla coscia il quarantunenne, la seconda è andata fuori bersaglio. Mentre il sangue zampillava dalla gamba del Caruso, il Greco ha puntato la canna alla tempia del ferito. Il povero Caruso, già ritenendosi un morto ammazzato, dalla rassegnazione è passato alla gratitudine per l’uomo che stava attentando alla sua vita quando Danilo Greco gli ha detto con rancore: “Alzati e vattene via, non voglio più vederti”. Caruso, con grande sofferenza, è riuscito a trascinarsi dalla cucina fino alla porta della casa da dove pochi minuti dopo è uscito. Raggiunta la strada, il Caruso ha telefonato a suo padre, dicendogli di andarlo a prendere. Quando il papà è arrivato si è accorto dai pantoloni intrisi di sangue e ha immediatamente trasportato il proprio figlio al Pronto Soccorso dell’ospedale Umberto I. Daniele Caruso, dopo le prime cure, è stato ricoverato in corsia e lì è stato raggiunto dagli agenti della Squadra Mobile per farsi raccontare da chi fosse stato azzoppato con un colpo di pistola. Lui ha raccontato di essere stato avvicinato da uno scooter in sella al quale si trovavano due persone, una delle quali aveva esploso contro di lui alcuni colpi di pistola sulla strada che conduce alla sua abitazione. I poliziotti hanno immediatamente raggiunto la strada indicata da Daniele Caruso ma non hanno trovato nè proiettili nè bossoli e nemmeno macchie di sangue. Visto che il Caruso aveva mentito i poliziotti sono ritornati all’ospedale e hanno piazzato alcune microspie dentro la corsia da lui occupata e in particolar modo accanto e sotto il letto in cui dormiva. Grazie a questo stratagemma, gli inquirenti hanno appreso tutta la verità sulla vicenda di sangue. Infatti, parlando con i genitori e la fidanzata il Caruso ha raccontato di essere stato ferito da Danilo Greco con una pistola fornitagli da Giancarlo Limpido. “Mi ha sparato due pallottole, ma una soltanto mi ha trapassato la gamba, mentre l’altra pallottola si è conficcata nel divano dove io ero seduto. E mi è andata bene, perchè il Greco mi ha puntato la canna della pistola alla tempia e se avesse pigiato non sarei qui a raccontarvi la mia disavventura. Per mia fortuna, il Greco mi ha ordinato di uscire dalla sua casa e di non farmi più vedere. Sapete perchè era incazzato con me? Perchè mi ero appropriato di trenta grammi di cocaina”.
Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal Pubblico Ministero Salvatore Grillo, hanno permesso di accertare che il Caruso veniva utilizzato da Danilo Greco come custode di quantitativi di cocaina che lui non poteva tenere nella sua abitazione di Via Filippo Juvara dove era sottoposto a continui controlli da parte della Polizia di Stato. Il Caruso ha corso il rischio di essere punito dal Greco, ma evidentemente non si aspettava che quello si fosse talmente incazzato da meditare di fargliela pagare a caro prezzo, a costo della vita. Danilo Greco ha agito come il boss americano Al Capone che, quando doveva punire qualcuno della sua banda per sgarbi commessi, li invitava nella sua villa dove poi li ammazzava a colpi di mazza da baseball. La variante del copione consiste nel ravvedimento di Danilo Greco che, dopo aver ferito ad una gamba il ladro di cocaina, ha deciso di lasciarlo in vita, non pigiando il grilletto della pistola già puntata alla tempia del Caruso.
Nonostante il ravvedimento dell’esponente del clan mafioso, il Pubblico Ministero Grillo ha ravvisato nella sua condotta gli estremi per contestargli il reato di tentato omicidio (la pallottola è passata a pochi millimetri dall’arteria femorale), nonchè i reati di detenzione ai fini di spaccio di cento grammi di cocaina, detenzione illegale di arma da sparo, ricettazione della pistola. Gli stessi reati sono contestati a Giancarlo Limpido.

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