Arresti domiciliari al maresciallo GdF che ha bruciato la riserva di Priolo e macchia mediterranea

Siracusa. E’ comparso innanzi al Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri il maresciallo della Guardia di Finanza di 62 anni, Giuseppe Santagati, adesso in pensione, accusato di essere il piromane che ha incendiato la riserva naturale delle Saline di Priolo e gran parte della macchia mediterranea. Il maresciallo Giuseppe Santagati, scortato dagli agenti della Polizia penitenziaria, è arrivato al Tribunale con le manette ai polsi. Quando è stato condotto alla presenza del Gip Palmeri le manette gli sono state tolte e il maresciallo Santagati, assistito dall’avvocato Domenico Mignosa, ha risposto alle domande che gli sono state poste. Il maresciallo della Guardia di Finanza ha negato gli addebiti, sostenendo di non aver appiccato il fuoco come invece sostengono i Carabinieri del Comando Stazione di Priolo Gargallo, i quali gli contestano di avere appiccato in tre punti diversi le fiamme: la prima volta a pochi metri di distanza dalla sede del Commissariato della Polizia di Stato di Priolo, la seconda in un tratto di campagna nella direzione di marcia dei Monti Climiti e la terza in prossimità della Centrale Enel. Più che dai Carabinieri il maresciallo della Guardia di Finanza viene accusato da tre pastori, padre e due figli, che si chiamano Santamaria, i quali sono proprietari di alcune stalle nelle quali sono custoditi ovini e bovini e che per scongiurare il pericolo che venissero uccisi dalle fiamme, hanno pedinato il piromane. Sono stati i tre pastori ad avere colto in flagranza di reato l’ex Fiamma Gialla e, sulla base dell’articolo di legge 383 cpp, (nel corpo del citato articolo si afferma: “Ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza con l’obbligo di, senza ritardo, consegnare l’arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato, alla Polizia Giudiziaria, la quale redigerà il verbale e rilascerà la copia”), lo hanno bloccato e gli hanno impedito di fuggire. Il “fermo” del maresciallo Santagati è avvenuto nel momento in cui quest’ultimo, dopo aver acceso i tre focolai d’incendio, si è ritirato presso la propria villa sita nella zona. “Perchè hai incendiato le piante?”, gli ha domandato il pastore Santamaria padre. Il piromane ha tentato di cacciare dalla propria casa i tre pastori e, questi ultimi, per evitare che potesse fuggire, hanno ingaggiato una colluttazione con l’anziano sottufficiale della Guardia di Finanza. Nel frattempo sono arrivati i Carabinieri, chiamati telefonicamente da uno dei figli del Santamaria padre. I pastori hanno raccontato ai militari dell’Arma i pedinamenti fatti nei confronti del maresciallo Santagati lungo il percorso ove lo stesso è stato visto accendere i focolai d’incendio e hanno pure indicato il posto dove il piromane aveva gettato tre accendini, usa e getta, da lui utilizzati per accendere le fiamme. I Carabinieri, seguendo le indicazioni dei tre pastori Santamaria, hanno recuperato i tre accendini, repertati come corpo di reato. A quel punto, i Carabinieri hanno arrestato il maresciallo Santagati e, sulla base delle disposizioni loro impartite dal Pubblico Ministero Marco Di Mauro, lo hanno condotto e rinchiuso in una cella Casa Circondariale di Cavadonna.
Questa mattina si è svolta l’udienza di convalida innanzi al Gip Salvatore Palmeri. Il Pubblico Ministero ha chiesto la convalida dell’arresto e l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere per il maresciallo Santagati. L’avvocato Domenico Mignosa ha chiesto la misura cautelare degli arresti domiciliari in considerazione dello stato di incensuratezza del suo cliente e dell’età, sottolineando che il maresciallo è un pensionato di 62 anni. Il penalista ha evidenziato che non poteva opporsi alla convalida dell’arresto alla luce del grave quadro indiziario descritto dai Carabinieri sulla base del racconto fornito dai pastori Santamaria, ma non ha escluso dei colpi di scena dallo svolgimento delle indagini difensive che lui intraprenderà immediatamente al fine di dimostrare l’estraneità ai focolai d’incendio del suo assistito.
Ed il Gip Palmeri, tra la richiesta del Pubblico Ministero e quella del difensore, ha optato per accogliere la perorazione dell’avvocato Domenico Mignosa, disponendo gli arresti domiciliari per il maresciallo Santagati. Che, quindi, ha soggiornato al carcere di Cavadonna, soltanto per due giorni, visto che è stato arrestato nel pomeriggio di mercoledì 10 luglio.
Nel rapporto inviato all’attenzione del procuratore della Repubblica i Carabinieri del Comando Stazione di Priolo Gargallo spiegano di avere incarcerato il maresciallo Santagati in quanto responsabile di aver scatenato due pericolosi ed ingenti incendi nella zona di Priolo. Nello specifico lo stesso veniva sorpreso mentre, con un accendino, appiccava fuoco alla folta vegetazione spontanea essiccata presente nella zona di Contrada “Biggemi”, causando un incontrollabile incendio che grazie sia alle condizioni climatiche che alla forte brezza presente in zona si diffondeva su gran parte della macchia mediterranea, su alberi e casolari rurali circostanti.
I militari, seppur coinvolti in supporto sia allo spegnimento delle fiamme che al soccorso delle persone presenti nell’area interessata dall’incendio, sono, inoltre, riusciti a eseguire e sviluppare una specifica ed immediata attività info/investigativa che permetteva loro di raccogliere inconfutabili elementi probatori a carico del pensionato, individuandolo anche quale responsabile di altro incendio appicciato in contrada “Petraro”.
L’arrestato, che non ha fornito alcun valido movente o spiegazione dell’insano e pericoloso gesto commesso, condotto presso i locali della Caserma di Priolo Gargallo, per le incombenze di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di ”Cavadonna” così come disposto dal Pubblico Ministero Marco Di Mauro.
Sono ingenti i danni causati dal fuoco. Moltissime le persone danneggiate le quali si stanno costituendo in comitato per affidare il mandato difensivo ad un legale cui conferire l’incarico di avanzare richiesta di risarcimento dei danni. I danni maggiori sono stati accertati nella riserva naturale delle Saline di Priolo, dove la vegetazione è stata divorata dal fuoco. Le fiamme alla penisola di Manghisi hanno anche distrutto alcune imbarcazioni e i proprietari chiedono di sapere a chi dovranno rivolgersi per farsi rimborsare i danni ai mezzi nautici.
Il Comune di Priolo si sta attivando per ottenere dalla Protezione Civile una relazione sui focolai d’incendio e sui danni provocati all’ambiente e alle cose. Associazioni politiche e ambientalistiche hanno ufficialmente richiesto all’Amministrazione comunale guidata dall’onorevole Pippo Gianni di stanziare dei fondi per ricostruire la riserva naturale delle Saline.

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