Mattanza del sabato notte e Salvini pensa a difendere i confini della Patria da 200 migranti

Siracusa. Mia madre fino a quando io e mio fratello non abbiamo lasciato la casa paterna perché ci siamo sposati, la sera non si addormentava finchè non eravamo rincasati.
Tutte le mamme del mondo sono eguali e finchè i figli non rientrano a casa anche loro non prendono sonno.
Sono certo della trepidazione o addirittura dell’angoscia di tali madri i sabato notte di questi tempi, che sono diventati una mattanza.
Sabato scorso Marcolino, il sabato precedente Robertina, e tanti e tanti altri giovani in ogni dove di Sicilia e d’Italia.
Sono ragazzi e ragazze che all’università si danno le materie con trenta e lode, o che si prendano la maturità con cento su cento e poi inspiegabilmente il sabato notte diventano dei personaggi sconosciuti, ragazzi completamente diversi che non conoscono limiti di nessun genere, che si sfrenano e mettono in giuoco la loro vita e quella di altri giovani.
Lo sballo, l’euforia sono figli certi di un intreccio micidiale di droghe ed alcool.
Non se ne rendono conto e mettono in giuoco le loro vite preziose per i loro genitori e i loro amici.
I quattro mila dello stadio hanno voluto salutare Marcolino; ma non per questo gli hanno restituito la vita; mezza Avola che era in piazza al funerale di Robertina ha pregato per lei, ma non per questo le ha restituito la vita.
A questo punto non possiamo restare fermi quasi un destino inesorabile al quale non ci possiamo sottrarre.
Che fare?
Non sono il ministro dell’Interno, ma gli grido a gran voce che prima di difendere i sacri ed inviolabili confini della Patria dai 200 migranti delle quattro navi Ong di questo semestre del corrente anno, vada a difendere i confini preziosi, unici, inviolabili delle nostre famiglie.
Il sabato notte le balere, i pub, le discoteche debbono essere prese d’assalto da poliziotti, Carabinieri, Guardia di Finanza,Vigili Urbani per un setaccio della droga.
I locali vanno chiusi se i gestori non collaborano con le forze di Polizia nella ricerca di droga e di spacciatori di droga, tutto va fatto per proteggere la vita dei nostri ragazzi.
Alla trepidazione delle mamme dobbiamo raccomandare la fermezza: i figli non sono degli amici ma dei figli, a cui va spiegato prima con la persuasione poi se occorre anche con un santo ceffone che né l’alcool né la droga li fanno crescere.
Tra parentesi: le legnate della madre non hanno mai fatto male a nessun figlio; quelle del padre sì.
Debbono divertirsi perché hanno vent’anni e ne hanno diritto, ma debbono proteggere la cosa più preziosa che posseggono: la loro vita che è un dono che Dio ha fatto a loro, ma anche alle loro mamme e ai loro padri, ed anche ai loro nonni.
Titta Rizza

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