Prima la condanna a 4 anni e 6 mesi per stalking e lesioni, ora va ai domiciliari col braccialetto

Siracusa. Potrà lasciare la Casa Circondariale di Cavadonna il ventinovenne Antonino Fortezza, alcuni giorni fa condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione poichè riconosciuto colpevole dei reati di stalking, minacce gravi, danneggiamento dell’auto di proprietà dell’ex fidanzata Leken Muscatello, esplodendo un colpo di pistola contro la fiancata in quanto la macchina era parcheggiata sotto l’abitazione del nuovo fidanzato della ragazza, lesioni personali ai danni della ragazza, che riempiva di botte fino a farla svenire, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali ai danni del maresciallo Antonio Cappuccio, detenzione e porto di pistola calibro 7,65. Il Giudice delle indagini prelimninari Salvatore Palmeri, ha infatti accolto la richiesta del difensore del Fortezza, avvocato Junio Celesti, e ha tramutato la misura cautelare della custodia in carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari. Il Gip Palmeri, però, ha tenuto in debito conto la gravità dei fatti commessi dal Fortezza e ha disposto che all’arrestato dovrà essere applicato il braccialetto elettronico. Sicchè, fino a quando la Telecom non avrà reperito un braccialetto elettronico, Antonino Fortezza dovrà continuare a soggiornare in una cella della Casa Circondariale di Cavadonna.
I fatti che hanno portato in carcere Antonino Fortezza si sono verificati in Via Algeri.
Antonino Fortezza venne tratto in arresto l’8 aprile scorso, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Siracusa, a seguito della denuncia sporta dalla ex fidanzata, che riferiva di essere stata malmenata in via Algeri dal ventinovenne in quanto gli aveva chiesto spiegazioni sul motivo che lo aveva spinto ad esplodere un colpo di pistola contro la propria autovettura parcheggiata nei pressi dell’abitazione del suo nuovo fidanzato, tale Corrado Motta. Il Fortezza, che non aveva digerito la decisione della ragazza di scaricarlo e di allacciare la nuova relazione sentimentale con il Motta, aggrediva l’ex fidanzata e la colpiva ripetutamente con dei violenti schiaffi al volto, fino a farle perdere i sensi. Successivamente, non sazio dei danni arrecati alla persona offesa, il Fortezza si recava nel posto di lavoro della donna e riprendeva a picchiarla, riuscendo a gettarla per terra e, nonostante Leken Muscatello non fosse nelle condizioni di approntare una propria difesa, le sferrava un violentissimo calcio e minacciava di bruciarle la macchina. A seguito della denuncia della ragazza, i Carabinieri si recavano presso l’abitazione del Fortezza, poco distante da quella della vittima, ma lo stesso alla vista dei militari, impossessatosi di uno scooter, tentava di darsi alla fuga investendo il maresciallo Antonio Cappuccio, al quale provocava solo delle lievi lesioni. A seguito delle immediate e pressanti ricerche poste in atto dai militari, il Fortezza, si consegnava poco dopo accompagnato dal legale di fiducia, avvocato Junio Celesti, presso gli uffici della caserma di viale Tica. Le ulteriori indagini poste in essere dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, permettevano di appurare come lo stesso, non accettando la fine della storia sentimentale con la giovane, si fosse reso responsabile, negli ultimi tempi, di una serie di reiterati episodi di minaccia, maltrattamenti ed atti intimidatori posti in atto nei confronti della ex fidanzata che, in occasione del secondo pestaggio, era dovuta ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale Umberto I, dove era stata medicata e poi dimessa. Inoltre, i militari dell’Arma, a seguito di perquisizione domiciliare, rinvenivano dentro la casa del Fortezza una pistola Beretta calibro 9 corto con matricola abrasa, che l’uomo ammetteva di detenere illegalmente. Antonino Fortezza, pertanto, dichiarato in arresto per atti persecutori, lesioni personali, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e detenzione illegale di arma clandestina, nella nottata dell’8 aprile veniva tradotto presso la Casa circondariale di Cavadonna.
Lo scorso 11 luglio, il Gip Palmeri ha inflitto la pena di quattro anni e sei mesi di reclusione al Fortezza, concedendogli la diminuente della pena prevista dal rito abbreviato. Ben più pesante è stata la richiesta di condanna avanzata dal Pubblico Ministero Sefano Priolo, che, a conclusione della requisitoria, aveva chiesto la condanna del Fortezza a nove anni di reclusione. Per l’affermazione della penale responsabilità di Antonino Fortezza, si sono pronunciate le avvocatesse Ester Malvagna e Daniela La Runa, rispettivamente legali del Centro antiviolenza Ipazia la prima e dell’ex fidanzata dell’imputato, la seconda che del Centro è la presidente. I legali delle parti civili hanno chiesto la condanna di Antonino Fortezza al risarcimento dei danni e al pagamento di una provvisionale. Le loro richieste sono state accolte al novantacinque per cento, ma il Gip Palmeri non ha accolto la richiesta della provvisionale.
Per l’imputato ha parlato l’avvocato Junio Celesti, che, a fronte del lungo elenco di capi d’imputazione contestati al suo cliente, aveva chiesto il minimo della pena e la concessione della diminuente prevista dal rito.
A distanza di sei giorni dalla celebrazione del processo e della condanna, il Fortezza ha ottenuto gli arresti domiciliari, sia pure con l’applicazione del braccialetto elettronico, che può in qualche modo tranquillizzare la ex fidanzata.

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