Il Gip qualifica il fatto come lesioni e infligge 7 anni al trafficante che gambizzò il ladro di cocaina

Siracusa. Si è svolto finalmente il processo con rito abbreviato condizionato dall’esame del ladro di cocaina, poi gambizzato con due colpi di pistola dal proprietario della sostanza stupefacente. Innanzi al Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri si è presentato Daniele Caruso, 41 anni, assistito dall’avvocato Marco Romano, l’uomo gambizzato da Danilo Greco, con il concorso di Giancarlo Limpido, i due imputati finiti alla sbarra in quanto accusati in concorso di tentato omicidio. Rispondendo alle domande degli avvocati Antonio Meduri e Giorgio D’Angelo, entrambi difensori di Danilo Greco, Daniele Caruso ha smentito la versione degli agenti della Squadra Mobile e ha insistito nel raccontare quanto da lui dichiarato immediatamente dopo il suo ricovero all’ospedale Umberto I. Secondo la Squadra Mobile, che ha ricostruito la dinamica dei fatti ascoltando i dialoghi del Caruso scambiati con i propri congiunti che si erano recati al suo capezzale in seguito al suo ferimento a colpi di pistola, il cosiddetto ladro di cocaina riferiva ai famigliari di essere stato invitato da Giancarlo Limpido il 9 agosto dell’anno scorso a recarsi nell’abitazione di Danilo Greco. Quest’ultimo ha invitato gli ospiti a seguirli nel vano cucina e quindi ha chiesto a Limpido e Caruso di sedersi sul divano. Hanno parlato del più e del meno per una decina di minuti fino a quando Giancarlo Limpido si è alzato e ha raggiunto il Greco che si trovava già all’impiedi alle spalle del Caruso, rimasto seduto sul divano. Il Limpido ha consegnato una pistola a Danilo Greco che, postosi alle spalle del Caruso, ha esploso contro di lui due pallottole: la prima ha colpito alla coscia il quarantunenne, la seconda è andata fuori bersaglio. Mentre il sangue zampillava dalla gamba del Caruso, il Greco ha puntato la canna alla tempia del ferito. Il povero Caruso, già ritenendosi un morto ammazzato, dalla rassegnazione è passato alla gratitudine per l’uomo che stava attentando alla sua vita quando Danilo Greco gli ha detto con rancore: “Alzati e vattene via, non voglio più vederti”. Caruso, con grande sofferenza, è riuscito a trascinarsi dalla cucina fino alla porta della casa da dove pochi minuti dopo è uscito. Raggiunta la strada, il Caruso ha telefonato a suo padre, dicendogli di andarlo a prendere. Quando il papà è arrivato si è accorto dai pantoloni intrisi di sangue e ha immediatamente trasportato il proprio figlio al Pronto Soccorso dell’ospedale Umberto I. Innanzi al Gip Daniele Caruso ha, invece, raccontato di essere stato gambizzato da due giovani, entrambi col volto coperto dal casco. Caruso si trovava nel cortile del condominio in cui abita, in Via Filippo Juvara, e richiamato dai due giovani, posizionati dall’altra della rete di recinzione, si è avvicinato a loro e uno dei due gli ha esploso i colpi di pistola alle gambe. I due malavitosi si sono dati, quindi, alla fuga mentre Daniele Caruso, con grande sofferenza, si è trascinato fino nell’abitazione di Danilo Greco, che dista pochi metri dalla sua. Quello l’ha fatto accomodare in cucina ma quando si è reso conto che perdeva sangue lo ha invitato a recarsi immediatamente all’ospedale per farsi medicare.
Le domande al Caruso sono state poste soltanto dagli avvocati Meduri e D’Angelo, e non dal Pubblico Ministero Vincenzo Nitti. Che, dopo l’esame del Caruso, ha preso la parola per illustrare la propria requisitoria contro Danilo Greco e Giancarlo Limpido, quest’ultimo difeso dall’avvocato Junio Celesti, che per il proprio cliente aveva chiesto l’abbreviato secco. Il magistrato della Procura ha chiesto la condanna di Greco e di Limpido per il reato di tentato omicidio ha sollecitato il Gip Palmeri ad infliggere la pena di sei anni di reclusione al primo e di cinque anni e quattro mesi al secondo. Dopo le arringhe difensive, il Gip Palmeri si è ritirato in camera di consiglio dalla quale poi è uscito per leggere il dispositivo di sentenza nei confronti dei due imputati. Il Gip Palmeri ha derubricato il tentato omicidio in lesioni personali gravi e ha inflitto a Danilo Greco la pena di sette anni di reclusione mentre a Giancarlo Limpido ha irrogato la pena di due anni e otto mesi di reclusione.
I difensori di Danilo Greco hanno preannunciato appello contro la sentenza pronunciata dal Gip Salvatore Palmeri. Ma a quanto pare il verdetto non verrà impugnato soltanto dagli avvocati Antonio Meduri e Giorgio D’Angelo, ma anche dal Pubblico Ministero Vincenzo Nitti.
Danilo Greco e Giancarlo Limpido sono stati arrestati, sabato 2 febbraio, dagli agenti della Squadra Mobile in esecuzione dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emesse dal Gip Scapellato. Danilo Greco, 33 anni, si trovava sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, provvedimento che era stato disposto dal Collegio Penale del Venerdì, dinanzi al quale si svolge il processo scaturito dall’operazione antimafia denominata “Borgata”. Il beneficio di legge degli arresti domiciliari consentiva a Danilo Greco di uscire dal carcere di Cuneo, dove era stato rinchiuso oltre un anno fa per essersi reso artefice di alcune evasioni dai domiciliari. A distanza di quattro giorni dalla scarcerazione Danilo Greco è stato riarrestato e associato al carcere di Cavadonna. Viceversa, Giancarlo Limpido, 37 anni, anche lui pregiudicato come il Greco, era libero ed è stato accompagnato nella sua abitazione perchè il Gip Scapellato ha disposto per lui gli arresti domiciliari.
Secondo quanto accertato dagli investigatori della Squadra Mobile Giancarlo Limpido il 9 agosto dell’anno scorso ha accompagnato Daniele Caruso in Via Filippo Juvara, introducendolo nell’abitazione di Danilo Greco. Quest’ultimo ha invitato gli ospiti a seguirlo nel vano cucina e quindi ha chiesto a Limpido e Caruso di sedersi sul divano. Hanno parlato del più e del meno per un una decina di minuti fino a quando Giancarlo Limpido si è alzato e ha raggiunto il Greco che si trovava già all’impiedi alle spalle del Caruso, rimasto seduto sul divano. Il Limpido ha consegnato una pistola a Danilo Greco che, postosi alle spalle del Caruso, ha esploso contro di lui due pallottole: la prima ha colpito alla coscia il quarantunenne, la seconda è andata fuori bersaglio. Mentre il sangue zampillava dalla gamba del Caruso, il Greco ha puntato la canna alla tempia del ferito. Il povero Caruso, già ritenendosi un morto ammazzato, dalla rassegnazione è passato alla gratitudine per l’uomo che stava attentando alla sua vita quando Danilo Greco gli ha detto con rancore: “Alzati e vattene via, non voglio più vederti”. Caruso, con grande sofferenza, è riuscito a trascinarsi dalla cucina fino alla porta della casa da dove pochi minuti dopo è uscito. Raggiunta la strada, il Caruso ha telefonato a suo padre, dicendogli di andarlo a prendere. Quando il papà è arrivato si è accorto dai pantoloni intrisi di sangue e ha immediatamente trasportato il proprio figlio al Pronto Soccorso dell’ospedale Umberto I. Daniele Caruso, dopo le prime cure, è stato ricoverato in corsia e lì è stato raggiunto dagli agenti della Squadra Mobile per farsi raccontare da chi fosse stato azzoppato con un colpo di pistola. Lui ha raccontato di essere stato avvicinato da uno scooter in sella al quale si trovavano due persone, una delle quali aveva esploso contro di lui alcuni colpi di pistola sulla strada che conduce alla sua abitazione. I poliziotti hanno immediatamente raggiunto la strada indicata da Daniele Caruso ma non hanno trovato nè proiettili nè bossoli e nemmeno macchie di sangue. Visto che il Caruso aveva mentito i poliziotti sono ritornati all’ospedale e hanno piazzato alcune microspie dentro la corsia da lui occupata e in particolar modo accanto e sotto il letto in cui dormiva. Grazie a questo stratagemma, gli inquirenti hanno appreso tutta la verità sulla vicenda di sangue. Infatti, parlando con i genitori e la fidanzata il Caruso ha raccontato di essere stato ferito da Danilo Greco con una pistola fornitagli da Giancarlo Limpido. “Mi ha sparato due pallottole, ma una soltanto mi ha trapassato la gamba, mentre l’altra pallottola si è conficcata nel divano dove io ero seduto. E mi è andata bene, perchè il Greco mi ha puntato la canna della pistola alla tempia e se avesse pigiato non sarei qui a raccontarvi la mia disavventura. Per mia fortuna, il Greco mi ha ordinato di uscire dalla sua casa e di non farmi più vedere. Sapete perchè era incazzato con me? Perchè mi ero appropriato di trenta grammi di cocaina”.
Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal Pubblico Ministero Salvatore Grillo, hanno permesso di accertare che il Caruso veniva utilizzato da Danilo Greco come custode di quantitativi di cocaina che lui non poteva tenere nella sua abitazione di Via Filippo Juvara dove era sottoposto a continui controlli da parte della Polizia di Stato. Il Caruso ha corso il rischio di essere punito dal Greco, ma evidentemente non si aspettava che quello si fosse talmente incazzato da meditare di fargliela pagare a caro prezzo, a costo della vita. Danilo Greco ha agito come il boss americano Al Capone che, quando doveva punire qualcuno della sua banda per sgarbi commessi, li invitava nella sua villa dove poi li ammazzava a colpi di mazza da baseball. La variante del copione consiste nel ravvedimento di Danilo Greco che, dopo aver ferito ad una gamba il ladro di cocaina, ha deciso di lasciarlo in vita, non pigiando il grilletto della pistola già puntata alla tempia del Caruso.

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