Operazione Eclipse: il Gup ha rinviato a giudizio i 7 avolesi che hanno scelto il rito ordinario

Catania. Dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, il Giudice delle indagini preliminari Luca Lorenzetti ha deciso di rinviare a giudizio i sette avolesi coinvolti nell’operazione denominata “Eclipse”, che avevano optato per il giudizio ordinario. Monica Campisi, Giuseppe Capozio Junior, Concetta Cavarra, Vincenzo Di Stefano, Paolo Liotta, tutti difesi dagli avvocati Natale Vaccarisi e Antonino Campisi, ed il latitante Davide Nobile, assistito dall’avvocata Maria Caltrabiano, dovranno comparire il 19 settembre prossimo innanzi ai giudici del Tribunale Penale di Siracusa.
Il processo scaturito dall’operazione antimafia e antidroga denominata “Eclipse” è stato diviso in due fascicoli. Per Monica Campisi, Giuseppe Capozio Junior, Concetta Cavarra, Vincenzo Di Stefano, Paolo Liotta e per l’irreperibile Davide Nobile il processo si svolgerà con rito ordinario a partire dall’udienza del 19 settembre, invece, per gli avolesi Sebastiano Amore, Giovanni Di Maria, Corrado Lazzaro, Paolo Nastasi, Giuseppe Tiralongo, Corrado Vaccarella e Gianluca Vaccarisi, che hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato, il processo si svolgerà innanzi al Gup Luca Lorenzetti, all’udienza del 25 settembre.
L’operazione denominata “Eclipse” è stata effettuata il 18 gennaio scorso dai Carabinieri della Compagnia di Noto e dai loro colleghi della Stazione di Avola i quali, su richiesta del Gip del Tribunale etneo e del Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, sostituto procuratore alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, hanno arrestato Sebastiano Amore, 38 anni, detenuto nel carcere di Cavadonna, difeso dall’avvocato Natale Vaccarisi; Monica Campisi, 32 anni, agli arresti domiciliari, assistita dagli avvocati Natale Vaccarisi e Antonino Campisi; Giuseppe Junior Capozio, 33 anni, detenuto a Cavadonna, difeso dall’avvocato Antonino Campisi; Concetta Cavarra, 34 anni, agli arresti domiciliari, difesa dagli avvocati Antonino Campisi e Natale Vaccarisi; Vincenzo Di Stefano, 27 anni, agli arresti domiciliari, difeso dall’avvocato Natale Vaccarisi; Giovanni Di Maria, 31 anni, detenuto nel carcere di Piazza Lanza di Catania, difeso dagli avvocati Natale Vaccarisi e Antonino Campisi; Corrado Lazzaro, 33 anni, detenuto nella Casa Circondariale di Bicocca di Catania, assistito dall’avvocato Antonino Campisi; Paolo Liotta, 38 anni, difeso dagli avvocati Antonino Campisi e Natale Vaccarisi; mentre era sfuggito alla cattura Davide Nobile, 37 anni, che risulta latitante dall’8 marzo 2019, difeso dall’avvocato Maria Caltabiano.
Nell’elenco non figura più l’avolese Giuseppe Bianca, 35 anni, al quale il Tribunale del Riesame il 6 febbraio scorso ha annullato l’ordinanza cautelare di custodia in carcere per assoluta carenza degli indizi. Il Bianca, assistito dall’avvocato Natale Vaccarisi, dopo aver trascorso 19 giorni in carcere, è ritornato in libertà grazie al provvedimento del Riesame di Catania ed il Pubblico Ministero Sorrentino ha scelto di archiviare la sua posizione.
Le accuse contestate sia agli imputati rinviati a giudizio sia a quelli che hanno scelto il rito abbreviato, vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso (il reato viene contestato a Giuseppe Capozio, Paolo Zuppardo Vincenzo Di Stefano) alla tentata estorsione ai danni di Vincenzo Guglielmino, titolare della EF Servizi Ecologici srl, padre del legale rappresentante della GV Servizi Ambientali srl, società quest’ultima che gestisce la raccolta dei rifiuti nel Comune di Rosolini, cui il Capozio – in concorso con Paolo Zuppardo e Vincenzo Di Stefano – cercò di costringerlo ad assumere diverse unità di personale da loro indicate e a dare la buonuscita a Paolo Piccione, trasferito dalla sede di Rosolini a quella di Avola. Inoltre Zuppardo e Capozio debbono rispondere di minacce rivolte a Vincenzo Guglielmino, dicendo ad Alfredo Grasso, responsabile dei servizi di Ecologia di Rosolini: “Ma non è che può fare il finto tonto con me Guglielmino, hai capito?…”; “…A me può mandare le persone migliori… non ti arrabbiare, a me proprio me la succhiano; e poi a quelli che mi deve mandare, me li deve mandare buoni, ti saluto”. “…Quando ad Avola succede qualcosa io so tutto”. Vincenzo Di Stefano deve dare conto dell’accusa di avere appiccato il fuoco ad una macchina bobcat di proprietà della GV Servizi Ambientali srl, ad un’auto Fiat Punto di proprietà di Anna Fiorenza, moglie di Alfredo Grasso e ad un autocarro Fiat di proprietà del Comune di Rosolini.
Paolo Zuppardo, Giuseppe Junior Capozio, Corrado Lazzaro, Corrado Vacarella, Monica Campisi, Giuseppe Tiralongo, Gianluca Vaccarisi, Paolo Nastasi, Sebastiano Amore, Concetta Cavarra, Giovanni Di Maria debbono rispondere di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti e di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Inoltre Zuppardo, Monica Campisi, Capozio e Lazzaro sono chiamati a rispondere del reato di cui all’articolo 73 della legge sugli stupefacenti e di associazione di stampo mafioso.
A Paolo Zuppardo viene contestato il reato di minacce gravi contro il sindaco di Avola, Luca Cannata, al quale gliele ha rivolte mediante un post pubblicato su Facebook il 25 marzo 2017. “Ti prometto il giorno che ti dimetti sarai il primo che manderò in ospedale. Lo giuro davanti a tutti”.
Il sindaco Cannata e il giornalista Borrometi si sono costituiti parte civile contro gli imputati.
Le accuse mosse dai Carabinieri e dal Pubblico Ministero Sorrentino ai 14 imputati dell’operazione Eclipse hanno determinato il Ministero dell’Interno a chiedere al Prefetto di Siracusa inviare i commissari d’indagine al Comune di Avola al fine di verificare se sussistano le condizioni per lo scioglimento dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Cannata per infiltrazioni mafiose. Gli inquirenti partono dalle accuse mosse da fonti ritenute attendibili secondo le quali “i Crapula e Delfio Buscemi stavano appoggiando il candidato al consiglio comunale Salvo Guastella”. Tutti erano a conoscenza di questa candidatura, e quando si dice tutti si intende dire il sindaco Luca Cannata e l’ex assessore Seby Baccio, che, tra l’altro, è parente di Motta, quindi di Innocenzo Buscemi. Le fonti dicono che il Comune di Avola non ha fatto mai seriamente la lotta alla mafia. L’Amministrazione avrebbe intrattenuto rapporti con malavitosi o con società commerciali gestite da mafiosi. Le stesse fonti invitano i commnissari prefettizi a cercare le determine con le quali si autorizzavano alcune ditte gestite da persone vicine alla cosca Crapula per l’apertura di punti-vendita di fiori fuori la piazzetta del cimitero.

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