Omicidio Vizzini: si va verso il processo immediato, il pachinese Stefano Di Maria sarà difeso dal noto avvocato Carlo Taormina

Siracusa. Il Pubblico Ministero Gaetano Bono si appresta a chiedere il rinvio a giudizio dei quattro giovani di Pachino accusati, in concorso, dell’omicidio di Corrado Vizzini, detto Marcuotto. Il magistrato della Procura, che ha diretto le indagini sull’agguato mortale del Vizzini, è orientato a chiedere il giudizio immediato per Giuseppe Terzo, 26 anni, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Massimiliano Quartarone 24 anni. assistito dall’avvocato Junio Celesti, Sebastiano Romano, 28 anni, difeso dall’avvocata Maria Carmela Di Mattea e dall’avvocato Mario Brancato, subentrato all’avvocato Francesco Villardita prima nominato e poi revocato dai genitori dell’imputato, Stefano Di Maria, 25 anni, assistito dall’avvocato Giambattista Rizza a da alcuni giorni a questa parte anche dal noto penalista romano avvocato Carlo Taormina. Il penalista, che ha difeso Maria Franzone, la mamma riconosciuta colpevole di avere ucciso il proprio figlioletto a Cogne, è stato il difensore di alcuni noti imputati della provincia di Siracusa, tra i quali, tanto per ricordarne alcuni, il defunto boss dell’omonimo clan mafioso, Salvatore Bottaro, l’ex deputato nazionale e regionale onorevole Pippo Gianni e il deputato regionale onorevole Pippo Gennuso.
Il professore Carlo Taormina questa mattina si è recato al Palazzo di Giustizia di Viale Santa Panagia per parlare con il Pubblico Ministero Gaetano Bono e con il Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco, che ha firmato l’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti dei quattro giovani di Pachino, ritenuti gli esecutori materiali dell’omicidio del pregiudicato Corrado Vizzini, 55 anni. ucciso a colpi di pistola la sera del 16 marzo scorso, in Via De Sanctis, a Pachino, mentre alla guida del proprio scooter stava pe rientrare nella propria abitazione in quanto, come sorvegliato speciale, aveva la ritirata entro le ore 21.
I due magistrati hanno risposto alle domande del professore Taormina tese ad ottenere informazioni sullo stato delle indagini e se fosse da loro condivisa la tesi difensiva secondo la quale Stefano Di Maria non avrebbe svolto alcun ruolo nelll’agguato mortale ai danni di Corrado Vizzini, ma semmai potrebbe essere chiamato a rispondere del reato di favoreggiamento in quanto ha effettivamente chiuso le telecamere installate in Via De Sanctis, senza però disattivarle visto che la videoregistrazione di tutto l’agguato omicidiario è avvenuta regolarmente. Secondo la Difesa del giovane pachinese, Di Maria avrebbe “chiuso” le due telecamere installate in via De Sanctis in seguito alle pesantissime minacce ricevute dagli altri tre indagati. Sia il Pubblico Ministero Bono che il Gip Migneco hanno ascoltato la tesi difensiva descritta dal professore Taormina ma hanno puntualizzato di non condividerla. L’ostacolo alla tesi difensiva è rappresentato dal fatto che sia il Pubblico Ministero Gaetano Bono che il Gip Andrea Migneco non ritengono credibile la versione fornita da Stefano Di Maria che dice di essere stato minacciato di morte da Terzo, Quartarone e Romano i quali, sempre a dire del Di Maria, avrebbero deciso, programmato ed eseguito l’attentato contro Corrado Vizzini. Il professore Carlo Taormina e l’avvocato Giambattista Rizza, presente agli incontri con i magistrati che si occupano dell’omicidio Vizzini, ritengono invece che le minacce di morte ci furono e in ogni caso l’aver agito per rendere difficoltose le indagini degli agenti della Polizia di Stato in servizio al Commissariato di Pachino, comporterebbe per il loro assistito la condanna per il reato di favoreggiamento ma giammai per quello di concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Il professore Carlo Taormina è uscito dal Palazzo di Giustizia con le idee chiare su come impostare la strategia difensiva in favore del pachinese Stefano Di Maria e ha avuto parole di compiacimento e di apprezzamento per il Pubblico Ministero Gaetano Bono e per il Giudice delle indagini preliminari Andrea Palmieri per la loro preparazione e per il rispetto che hanno mostrato di avere verso gli avvocati. “Ho parlato con due magistrati preparati e che hanno dimostrato di avere rispetto per l’avvocato. Non capita tutti i giorni trovare magistrati che si confrontano con un avvocato che difende un imputato accusato di omicidio volontario. Posso dire che quello a carico del mio giovane cliente di Pachino è un processo difficile ma anche tecnicamente molto interessante”. Così ha parlato il professore Carlo Taormina dopo la visita fatta al Pubblico Ministero Gaetano Bono e al Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco.
Una considerazione prima di avviarci alla conclusione: la famiglia di Stefano Di Maria, in seguito all’arresto del figlio, aveva incaricato l’avvocato Junio Celesti di assumere la difesa. Il penalista siracusano, che già aveva accolto la nomina che gli avevano fatto i genitori di Massimiliano Quartarone, aveva garbatamente detto no all’incarico e aveva invitato i genitori del Di Maria di rivolgersi ad un penalista di grido e di grande esperienza, facendo loro il nome dell’avvocato Giambattista Rizza. Che, contattato, accettava l’incarico di difendere Stefano Di Maria, e che ha difeso da solo fino a pochi giorni fa. Da oggi in poi dovrà condividere la strategia difensiva da portare avanti a favore di Stefano Di Maria con il famoso collega professore Carlo Taormina.
Stefano Di Maria e Sebastiano Romano sono detenuti nella Casa Circondariale di Cavadonna, mentre Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo sono tuttora ristretti in due carceri del nord Italia: il primo nella Casa Circondariale di Vercelli, il secondo nell’istituto penitenziario di Genova.
L’agguato avvenne la sera del 16 marzo, in Via De Sanctis, a Pachino. Corrado Vizzini Marcuotto, alla guida del proprio ciclomotore, si stava dirigendo verso casa in quanto entro le ore 21 doveva rincasare come disposto dai giudici che lo avevano sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. Fu centrato da un proiettile allo stomaco, risultato quello mortale, e da un’alltra pallottola al braccio, mentre gli altri due proiettili esplosi dal killer sono andati a vuoto. Trasportato all’ospedale Di Maria di Avola il malcapitato Corrado Vizzini è deceduto a distanza di dieci giorni dal ricovero per le gravi lesioni interne provocate dalla pallottola penetrata allo stomaco.
In seguito al decesso di Corrado Vizzini, il Pubblico Ministero Gaetano Bono ordinava il fermo dei quattro pachinesi, tutti inquadrati dalle telecamere la sera dell’agguato e già tutti invitati negli uffici del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino per essere sottoposti a sommarie informazioni testimoniali e per essere sottoposti al tampon-kit, che, però, è risultato negativo. Mentre Di Maria e Romano venivano fermati a Pachino, i loro complici Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo venivano fermati il primo a Vercelli ed il secondo a Genova, dove si erano rifugiati presso parenti dopo essersi allontanati nottetempo da Pachino.
Le Difese dei quattro pachinesi ritengono che ci siano delle falle nel mosaico omicidario. Il Quartarone, soprattutto, ritenuto il presunto esecutore dell’agguato mortale contro il Vizzini, non viene ripreso dalle telecamere del sistema di videosorveglianza in faccia, ma di spalle mentre corre e che calza delle scarpe bianche. Il giovane inquadrato di spalle dalle telecamere è comunque nelle vicinanze della strada in cui verrà raggiunto dai colpi di pistola Corrado Vizzini. Le telecamere non riprendono il giovane con le scarpe bianche impugnare in una mano una pistola, per cui l’avvocato Junio Celesti azzarda che non sarebbe stato il suo cliente ad avere esploso i tre o quattro di pistola che hanno centrato all’addome e al braccio Corrado Vizzini, detto Marcuotto. E ancora. Altro indizio ritenuto grave dagli inquirenti è costituito dalla richiesta fatta dal Quartarone al coindagato Stefano Di Maria, 25 anni, di manomettere le telecamere installate nella zona dell’agguato mortale e la circostanza è stata confermata dalla madre della compagna del presunto autore dell’omicidio. La donna, interrogata dalla Polizia, ha dichiarato di avere saputo della richiesta di far mettere fuori uso le telecamere per cancellare la prova filmata della sua presenza sul luogo del delitto. L’avvocato Giuseppe Gurrieri, a sua volta, ha detto ai giudici del Tribunale del Riesame che le immagini televisive riprendono il Terzo in prossimità del luogo in cui fu crivellato di piombo il Vizzini, ma non lo inquadrano armato oppure mentre esplode dei colpi di arma da fuoco o in atteggiamento sospetto. Insomma, secondo l’avvocato Gurrieri il pachinese Giuseppe Terzo si trovava a percorrere quel tratto di strada perchè risiede in quella zona. L’avvocato Junio Celesti e il suo collega avvocato Giuseppe Gurrieri hanno evidenziato cle le dichiarazioni di sommarie informazioni rese dai loro due clienti e dagli altri arrestati non sono utilizzabili poichè raccolte dalla Polizia senza la presenza dei difensori dei quattro pachinesi. Inoltre, a sostegno dell’innocenza dei rispettivi clienti, i due penalisti hanno sottolineato che anche il guanto di paraffina, cui sono stati sottoposti Quartarone e Terzo, ha dato un risultato negativo, non rilevando tracce di polvere da sparo sugli abiti e sulle mani.

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