Paolo Borrometi la fa fuori del vaso: insiste nel definirsi vittima di un attentato con autobomba

Siracusa. Alcuni lettori del Diario mi informano che Borrometi l’ha fatta fuori dal vaso, attaccandomi per aver dato la parola al deputato regionale Gennuso affinchè replicasse alle sue affermazioni denigratorie e diffamatorie. Mi dicono che si è offeso perchè quel lettore che si è schierato dalla parte dell’onorevole Gennuso ha scritto “Anch’io avrei voluto avere un nonno ricco che poteva prestare soldi a tassi elevati…”. Soltanto quel lettore – ma non possiamo escludere la stragrande maggioranza degli abitanti di Modica, il paese di Borrometi – sapeva che il nonno del giornalista facesse lo strozzino. Nel pubblicare il post di quel lettore non pensavamo che il nonno che prestava soldi a interessi elevati fosse il nonno di Paolo Borrometi.
Ed è andato su tutte le furie.
Accantonando per un attimo la diatriba che ha con l’onorevole Gennuso, osa scrivere contro il Direttore del Diario, un giornalista che ha una carriera di lungo corso di ben 57 anni: “…sono stato attaccato da un giornalista di cui non faccio il nome ma che tutti sanno che è stato arrestato perchè prendeva soldi per denigrare alcuni magistrati”.
Paolo, potevi farlo benissimo il mio nome e cognome. Tutti sanno che il Direttore del Diario è stato arrestato, lo ha scritto pure il Diario, ma è da dimostrare che sia colpevole dell’assurda e fantasiosa accusa che gli contestano i magistrati della Procura di Messina.
Paolo Borrometi sa benissimo come la penso io: nessuna censura a coloro che lo attaccano e mettono in dubbio la sua fama di essere un giornalista d’inchiesta. E lui va su tutte le furie perchè il Dario riconosce il diritto di replica all’onorevole Pippo Gennuso, quello che lui definisce il condannato, oppure al boss siracusano Alessio Attanasio, che lo ha querelato per diffamazione a mezzo stampa. E che è a conoscenza di un altro “segreto inconfessabile” di Paolo Borrometi.
Può prendere per i fondelli mezza Italia con quel suo libro “Un morto ogni tanto”, in cui si attribuisce il merito di aver svolto delle ricerche approfondite per poter raccontare la mafia della provincia di Siracusa, tacendo che le sue fonti sono state l’ex pentito Rosario Piccione e l’aspirante giornalista l’avolese Maurizio Inturri, arrivando addirittura a minacciarli di querela qualora lo avessero sputtanato. L’ex pentito Rosario Piccione e il blogger di Avola Maurizio Inturri mi dicono che sono stati spremuti come un limone da Borrometi il quale, recandosi addirittura con tutta la scorta nel paese del nord Italia dove abita il ragioniere Piccione, poi si è preso tutti i meriti, attribuendosi la paternità di tutte le notizie raccontate in quel suo libro “Un morto ogni tanto”. Un titolo anche questo copiato da un’affermazione di Peppe Vizzini, detto Peppe Marcuotto, che parlava ai propri figli di ciò che accadeva a Pachino negli anni Novanta, quando i boss della mala ogni tanto ammazzavano gli sbarbatelli che alzavano la cresta. Udite, udite: lui ha deciso di calarsi nei panni dello sbarbatello e, senza che Vizzini e il boss Salvatore Giuliano lo dicessero, si è autodefinito la vittima predestinata che bisognava fare saltare in aria con un’autobomba. Colleghi autorevoli e cittadini del nord Italia hanno creduto alle menzogne di Borrometi, arrivando persino a dargli dei premi per la lotta alla mafia. Ma sanno questi colleghi in quali zone della Sicilia s’annida la vera mafia? Lui, il coraggioso giornalista antimafia, nemmeno ci passa da quei paesi. Ha scelto per fare cassa i comuni di Siracusa, Avola, Noto, Rosolini e Pachino. Di Lentini e dintorni nulla, assolutamente nulla. Eppure gli unici due uomini d’onore della provincia di Siracusa operavano a Lentini. Nè Piccione nè Inturri sono a conoscenza che quei due mafiosi, divenuti uomini d’onore del clan Santapaola, abitassero a Lentini. E, comunque, attraverso il racconto che gli hanno fatto Rosario Piccione e Maurizio Inturri, Borrometi ha scritto un libro in cui paragona i boss di questa provincia ai mafiosi di Corleone e dei comuni di Palermo, Trapani, Caltanissetta e Agrigento. E tutti a dire “Com’è coraggioso questo giornalista?”. E lui li asseconda scrivendo: “So che morirò per mano di un mafioso ma finchè sono in vita non smetterò di lottare la mafia!”. I creduloni purtroppo non mancano nemmeno in Sicilia. Persino Papa Francesco ha creduto alle frottole di Borrometi. Ma verrà il giorno in cui la verità salterà fuori.

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