L’avvocato Gurrieri a Sandro Ruotolo: “Sull’attentato con autobomba lei dice il falso”

Siracusa. L’avvocato Giuseppe Gurrieri, difensore di fiducia sia del boss di Pachino Salvatore Giuliano sia del suo sodale Giuseppe Vizzini, detto Peppe Marcuotto, ha risposto al giornalista Sandro Ruotolo, sceso in campo a favore di Paolo Borrometi, sostenendo che il Diario sta cercando di delegittimare il coraggioso cronista antimafia che vive sotto scorta. Anche Ruotolo afferma che Borrometi ha subito un tentativo di attentato con autobomba.
L’avvocato Gurrieri, che conosce perfettamente le carte processuali meglio di Ruotolo, scrive in un post all’attenzione del giornalista amico di Borrometi: “Dottor Ruotolo quanto lei dice è totalmente falso. So che lei è in buona fede e da persona corretta e in buona fede quale è la invito a leggere gli atti, comprese le trascrizioni delle intercettazioni e l’intera produzione investigativa del commissariato di Polizia di Pachino. Accetti questa mia proposta, se dovesse trovare negli atti la parola autobomba, anche riferita ad altri soggetti, sarò pronto ad autosospendermi dall’esercizio della professione forense. In caso contrario lei saprà sicuramente cosa consigliare al suo collega giornalista Paolo Borrometi. Resto in attesa di una sua risposta. Mi dica dove e quando potrò fornirle i documenti.
La saluto. Avvocato Giuseppe Gurrieri.
Il blogger di Avola, Maurizio Inturri, si rivolge direttamente a Paolo Borrometi nell’articolo pubblicato sul sito “amattanza.it”: “Visto e considerato che non rispondi e non mostri le prove che confermano la tua tesi sull’attentato con autobomba, io mostro le mie. Rimango sbalordito dal polverone che stai sollevando, carissimo Paolo Borrometi, facendo scendere in campo altri giornalisti, come Ruotolo, e l’uso che stai facendo dell’Associazione Articolo 21 e Antimafiaduemila. Anzichè rispondere punto per punto ai rilievi del Diario, stai nascondendoti dietro quella “scorta mediatica” che hai voluto ma che non riuscirà mai a rompere “silenzi, omertà e sistema”. Leggendo gli articoli delle varie testate giornalistiche mi rendo conto che chi non la pensa come te “tace” e altri, come quel tuo collega Ruotolo, scrive il falso. Pensavo che fare il giornalista servisse a scrivere la verità e non togliere meriti altrui. Tu spesso scrivi: “Rimaniamo uniti nella lotta contro la criminalità organizzata”, ma, in questi giorni, stai cercando di censurare tutti e tutto. Nessuno vuole toglierti dei meriti, ma tu non puoi toglierli agli altri. Allora, a questo punto, faccio chiarezza documentale, perchè nella città di Avola, tutti – inquirenti, giornalisti, cittadini – abbiano le idee chiare una volta per tutte. Caro Paolo, potrai essere un grande ma Avola è sempre Avola e molte persone che hai citato nel tuo libro o in articoli di stampa, che hai additato prima appartenere ad un clan e poi ad un altro, io le conosco meglio di te. Avola non è mai stata tua zona d’inchiesta. Quella che pensavo fosse la “cultura dell’informazione”, che doveva far rinascere un popolo, non mi appartiene. Tu continua a querelare tutti, sarà compito degli inquirenti accertare la verità, ma qui scrivo a mia tutela: qualsiasi cosa dovesse accadermi o accadere alla mia famiglia, ti riterrò responsabile.
Infine, ma non meno importante nella ricerca della verità, voglio chiederti: fammi i nomi delle persone rinchiuse in carcere per il loro ruolo svolto nell’attentato dinamitardo con autobomba di cui solo tu parli e tutti quei giornalisti che pendono dalle tue labbra.
Tutti abbiamo letto l’articolo pubblicato dal Diario1984 in cui si sostiene che ti sei inventato di sana pianta questo attentato. Tu, tramite il tuo sito on line, insisti a dire che l’attentato ci fu e che a sventarlo sono stati gli agenti della Polizia di Stato di Pachino. Ma, caro Paolo Borrometi, in Sicilia siamo come San Tommaso: vogliamo vedere le prove su questo attentato. Dal Diario1984 apprendiamo che nessuno è stato arrestato per l’attentato con autobomba. Ma tu, facendo scendere in campo il tuo collega Sandro Ruotolo, hai pubblicato sulla Spia le intercettazioni che avrebbero dovuto dimostrare la falsità delle notizie riportate dal Diario1984. Ho messo a confronto le intercettazioni – sia quelle di Sandro Ruotolo sia quelle dell’avvocato Luigi Caruso Verso, ex difensore del boss di Pachino, Salvatore Giuliano, e ho rilevato che sono identiche. Sia nella copia di Ruotolo che in quella del penalista di Pachino, non si parla di questo maledetto attentato con autobomba ai danni del giornalista Paolo Borrometi. Ma se questi sono gli atti processuali, come mai tu Paolo Borrometi, e il giornalista Sandro Ruotolo, insistete a sostenere che l’attentato ci fu e fu sventato dalla Polizia di Stato? Non sono un esperto in legge ma non è forse vero che gli agenti del Commissariato di Pachino hanno eseguito l’ordinanza cautelare dell’operazione “Araba Fenice” a distanza di due anni dall’inizio delle indagini? Ma se avessero captato una conversazione tra presenti in cui si parlava di questo asserito attentato da compiere contro il giornalista antimafia Paolo Borrometi gli investigatori del Commissariato di Pachino avrebbero aspettato due anni per sventare un così gravissimo attentato? Mi sa tanto che il Diario1984 sta scrivendo la verità. Cioè a dire: contro di, caro Paolo Borrometi, ci sono state delle frasi minacciose ma nessuno dei dialoganti è stato sfiorato dal pensiero di imbottire un’auto di tritolo e farla esplodere per ammazzarti.
Ma, ritornando a palare delle informazioni che ti ho fornito su Avola, Tu, Borrometi, devi rispondere a me e agli avolesi, visto che sono stato aggredito e ho dovuto fare ricorso alle cure dei medici del Pronto Soccorso. Le inchieste su Avola di chi sono? Io, testimone chiave, perchè sono stato denunciato tante volte insieme a te, ho messo a tua disposizioni le mie informazioni e il mio lavoro e non ti sei degnato di pagare nemmeno il minimo sindacale. La tua sprezzante risposta è sempre stata: La Spia non paga le collaborazioni. Chi vuole fornirci delle notizie deve farlo gratuitamente!
Maurizio Inturri
Infine, ecco cosa ha scritto il giornalista Sandro Ruotolo sul sito La Spia, titolando il pezzo: Clamoroso, per Borrometi era pronto un attentato e oggi tentano di screditarlo: ecco le carte che rivelano il piano dei boss.
(Saltiamo le intercettazioni perchè sono identiche a quelle pubblicate dal Diario, ndr).
“Per Paolo Borrometi, come mostriamo nel documento che potete leggere, era pronto un attentato con autobomba che venne scoperto il 10 aprile dell’anno scorso (?) dalla Polizia, dai Magistrati della Procura di Catania e, infine, dal Tribunale di Catania. Oggi c’è qualcuno, un giornalista di Siracusa, che sta tentando di screditarlo. Noi, lo vogliamo dire chiaramente, siamo con Paolo. E dimostriamo, carte alla mano, il pericoloso tentativo ai danni di Borrometi. Negli ultimi tre giorni questo giornalista ha scritto che il nonno di Borrometi fosse un usuraio e, successivamente, che Paolo sia gay. Infine che l’attentato fosse una bufala. Al fine di fare chiarezza rendiamo pubbliche le intercettazioni dei boss di Pachino e le parole del Gip di Catania, affinchè possiate Voi valutare.
Seguono altri atti processuali e delle ulteriori intercettazioni. Ma a quelle richiamate da Sandro Ruotolo e alle sue considerazioni ha risposto l’avvocato Giuseppe Gurrieri.

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