Avola, è ai domiciliari, va fuori di testa e appicca il fuoco alla casa: evitata una strage

Avola. Nella nottata del 15 agosto, alle ore 3, gli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Avola sono intervenuti per un incendio in un appartamento popolare sito in Via M.C. Salonia ove è residente un uomo di 39 anni, già conosciuto alle forze di polizia, ed attualmente sottoposto a detenzione domiciliare.
L’uomo, che soffre anche di patologie psichiatriche, aveva appiccato il fuoco all’interno della propria abitazione. Solo il tempestivo intervento degli uomini del Commissariato ha scongiurato il peggio, atteso che il detenuto si era barricato in casa e solo dopo un’insistente opera di convincimento dei poliziotti ha aperto la porta ed ha consentito l’ingresso dei Vigili del Fuoco e di personale sanitario.
Gli uomini del Commissariato hanno poi accompagnato il detenuto all’Ospedale di Avola dove è stato medicato per delle lievi ustioni, sottraendolo anche all’ira dei vicini che si erano notevolmente preoccupati e spaventati a causa dell’incendio e lo hanno, successivamente, denunciato per il reato di danneggiamento a mezzo incendio. Alcuni condomini sono rimasti lievemente intossicati dall’inalazione dei fumo emanati dal rogo e hanno fatto ricorso a cure mediche. Il denunciato è stato poi condotto presso il Reparto di Psichiatria dell’Ospedale Umberto I di Siracusa e sottoposto ad un TSO.
Dopo un accurato controllo del Vigili del Fuoco, tutti i residenti dello stabile sono rientrati nelle rispettive abitazioni.
Tutto bene quello che finisce bene. Ma come mai continuava a restare agli arresti domiciliari il 39enne nonostante i disturbi psichici di cui è sofferente e che erano noti anche alle forze dell’ordine? Il detenuto avrebbe potuto compiere una strage di innocenti. Figuriamoci se avesse aperto la bombola del gas che cosa sarebbe successo in quella palazzina di Via M.C. Salonia. Insomma i problemi psichiatrici di cui soffre il detenuto sono stati sottovalutati dal medico di famiglia, dalle forze dell’ordine che si sono recati nella sua abitazione per verificare se stesse osservando le prescrizioni della detenzione domiciliare e dagli stessi vicini di casa del 39enne, che, anzichè tentare di linciarlo dopo lo scampato pericolo, avrebbero dovuto segnalare al sindaco, ai servizi sociali, alla Polizia di Stato e alla Stazione dei Carabinieri che quel detenuto non poteva rimanere nella propria abitazione in quanto avrebbe potuto compiere un folle gesto a causa delle sue carenti facoltà mentali.

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