Il Pm di Ragusa: “E’ reato per averlo definito mafioso, ma per Borrometi chiedo l’archiviazione”

Ragusa. In tutte le aule giudiziarie campeggia a carattere cubitali la scritta “La legge è uguale per tutti”. Sarà così al novantanove per cento, ma l’un per cento delle persone che compiono reati se la cava a buon mercato. Tutto dipende dai magistrati. Nei confronti dei quali, dopo lo scandalo delle “Toghe sporche”, l’ottanta per cento degli italiani non crede più nella loro imparzialità. Insomma i magistrati, sia inquirenti che giudicanti, sono sul banco degli imputati per come gestiscono la giustizia. L’ottanta per cento degli italiani crede che amministrano la giustizia a loro piacimento e non riservano lo stesso trattamento a tutte le persone che commettono dei reati. Un caso emblematico di come un magistrato ricorra alla paterna benevolenza nei confronti di un indagato cui garantisce l’impunità nonostante quest’ultimo commetta dei reati, arriva dal Tribunale di Ragusa. Il Pubblico Ministero da un lato dice che l’indagato ha commesso il reato di diffamazione aggravata e dall’altro ne chiede l’archiviazione, poichè non se la sente di perseguirlo in quanto il fatto è di lieve entità e il soggetto non è abituato a compiere i reati di diffamazione. La sorprendente tesi è stata prospettata dal capo della Procura della Repubblica di Ragusa, dottor Fabio D’Anna, che ha chiesto l’archiviazione nei confronti del giornalista Paolo Borrometi che ha definito mafioso un imprenditore agricolo di Rosolini, di 51 anni. La persona offesa, non appartenendo ad una consorteria mafiosa nè ha subito dei procedimenti penali per associazione mafiosa, ha dato mandato ai suoi legali di presentare querela contro il giornalista Borrometi. Ma la sua legittima richiesta si scontra con la tesi del procuratore capo di Ragusa che riconosce la sussistenza del reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa, e che però si è pronunciato per la non punibilità del Borrometi poichè si tratta di un fatto lieve. I legali dell’imprenditore agricolo di Rosolini, hanno proposto immediatamente opposizione alla richiesta di archiviazione e hanno chiesto al Giudice delle indagini preliminari Andrea Reale di rigettare la richiesta di archiviazione e di voler disporre il rinvio a giudizio del giornalista Borrometi per il reato di diffamazione aggravata. Scrivono nell’opposizione i difensori della persona offesa: “Il reato commesso dall’indagato non può essere considerato di particolare tenuità e la condotta dello stesso non può essere considerata “di non particolare gravità”. La condotta del Borrometi ha integrato il reato di diffamazione aggravata, così come più volte ribadito dalla Suprema Corte, da ultimo la sentenza nr 50/17, Sezione I Penale, che statuisce che la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso una bacheca facebook, poichè trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato di persone, integra una ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’articolo 595, terzo comma Codice penale”. Il Borrometi -secondo i difensori dell’imprenditore agricolo di Rosolini- ha pubblicato sul suo sito la foto dell’imprenditore agricolo di Rosolini e lo ha indicato “tra i capi reggenti” e quindi come un appartenente ad una famiglia mafiosa, ledendo la dignità e la reputazione umana della persona offesa. La Difesa nell’insistere nel rigetto della richiesta di archiviazione avanzata dal procuratore capo D’Anna, scrive, altresì, nell’opposizione: “Non sussiste neppure il requisito della condotta non abituale (secondo il Pm la querela va archiviata “non trattandosi nel caso di Borrometi di condotte plurime, abituali o reiterate”). La Difesa ritiene che il giornalista sia indagato dalla Procura di Ragusa visto che dalla lettura di siti e messaggi sui vari social sono state preannunciate da moltissime persone delle querele ai suoi danni sempre per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa.
Il Gip Andrea Reale scioglierà la riserva nel prossimo mese di settembre, quando appunto stabilirà se accogliere la richiesta del procuratore capo Fabio D’Anna o quella dei difensori dell’imprenditore agricolo di Rosolini, che aspetta ancora che venga rimossa la sua foto dal sito di cui è direttore Paolo Borrometi, nel quale è definito mafioso.

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