INCHIESTE. Paolo Borrometi e il mistero dell’autobomba di Giuseppe Gallinella e Pino Guastella

Vicenza. La mafia è una merda! Questo vale in qualunque caso. È un dato di fatto visto tutte le vittime che si porta sulla coscienza, ammesso che ne abbia una, in 100 anni di storia criminale vissuti all’insegna del domino territoriale al cospetto del vile potere e del dio denaro.
Quella che vi stiamo per raccontare non è la solita storia di cronaca mafiosa, anzi, paradossalmente lo diventa indirettamente quando ti ritrovi a raccontare un fatto che ha colpito uno dei giornalisti più attivi contro la mafia e che per questo si trova sotto scorta.

L’attenzione è caduta su Paolo Borrometi, noto giornalista siciliano nonché direttore del giornale de La Spia e giornalista di TV2000, a tutt’oggi sotto scorta per essere stato violentemente minacciato dalla mafia. Nulla da recepire fino a quando il coautore di questa inchiesta, Pino Guastella direttore de ‘Diario1984’ – di cui mi onoro di collaborare in questa inchiesta – indica delle inesattezze nel presunto attentato fallito con un’auto bomba nei confronti di Borrometi.

Andando per ordine, nel libro scritto dallo stesso Paolo Borrometi dal titolo ‘Un morto ogni tanto’ l’autore fa riferimento ad un presunto attentato nei suoi confronti il quale sarebbe stato ucciso con l’innesco di un’auto bomba. E che l’esecutore materiale dell’attentato sarebbe stato Giuseppe Vizzini, un affiliato alla cosca del capomafia Salvatore Giuliano di Pachino nel siracusano. Il libro prende il nome dalle intercettazioni del 10 aprile 2017 in cui la Polizia di Pachino aveva captato i dialoghi di Giuseppe Vizzini, il braccio destro del capomafia di Pachino Salvatore Giuliano, che anticipava ai figli: ci sarà “u iocufocu (ci saranno i fuochi d’artificio, lo scoppio della bomba), come c’era negli anni ’90. Ogni tanto un murticeddu (un morto), vedi che serve. Succederà l’inferno, una mattanza per tutti”. Secondo quanto riporta un passaggio nel libro scritto da Borrometi, durante una intercettazione telefonica il Vizzini, stanco dei continui articoli pubblicati sul giornale locale che lo riguardavano, si lamentava con il boss Giuliano.

La nostra attenzione si è soffermata proprio su questi passaggi citati da Paolo Borrometi, appunto citati nel suo libro, il quale conferma che nei suoi confronti c’era stato un tentativo di farlo fuori utilizzando un’auto bomba. Modalità di esecuzione che però, come si evince dagli atti giudiziari e dalle intercettazioni telefoniche, non c’è traccia alcuna ma non solo… Qualche tempo fa in un convegno presenziato dal giornalista, lo stesso racconta il fallimento della triste tragedia in maniera maniacale mostrando tutto il suo rammarico di quello che sarebbe potuto capitare agli uomini della scorta e ai passanti.

Il nostro intendo non è quello di mettere alla gogna mediatica un ottimo giornalista il quale, vogliamo ricordare, ha ricevuto pesanti minacce dalla mafia, ma bensì capire le ragioni del perché uno stimato professionista dovrebbe distorcere la verità. Nei prossimi giorni daremo seguito a questa vicenda, nel frattempo se qualcuno vuole fare delle precisazioni può benissimo esporle alla nostra redazione oppure mandare una email a (redazione@ilformat.info).

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