L’onorevole Gennuso incarica il professore Taormina di citare a giudizio Paolo Borrometi

Siracusa. Il giornalista antimafia Paolo Borrometi – così lui ama definirsi – sta esagerando nella sua battaglia di delegittimazione intrapresa contro l’onorevole Giuseppe Gennuso. Borrometi non perde occasione per definire Gennuso un condannato. Lo fa con degli articoli che vengono pubblicati sul sito in line La Spia, di cui è direttore il Borrometi, e reitera l’insulto in pubbliche manifestazioni o durante apparizioni in emittenti televisive locali. Nei giorni scorsi, a Rosolini, cittadina in cui risiede il deputato regionale, sono stati distribuiti dei volantini anonimi ma contenenti frasi offensive e di dileggio contro il deputato regionale che ai primi di agosto ha fatto rientro a Sala d’Ercole. Si tratta di volantini ispirati per non dire commissionati ai suoi fan dal giornalista che vive terrorizzato sotto scorta di quattro aitanti carabinieri ma che trova il tempo per attaccare il deputato regionale e i giornalisti Giuseppe Gallinella e Pino Guastella ed il blogger Maurizio Inturri che stanno conducendo una indagine giornalistica per dimostrare che Borrometi ha inventato di sana pianta l’attentato con autobomba contro la sua persona e gli uomini della scorta. L’onorevole Gennuso, che non ne può più di essere insultato da Borrometi, ha chiesto al noto penalista professore Carlo Taormina di trascinare a giudizio il giornalista per diffamazione aggravata e di intentare contro di lui la causa civile per chiedere la sua condanna al risarcimento dei danni. Il penalista romano, che ha difeso l’onorevole Gennuso nella causa partita inizialmente con l’accusa di corruzione in atti giudiziari e culminata invece con la deubricazione del reato di traffico di influenze, ha deciso di accettare l’incarico e il prossimo 29 agosto incontrerà il deputato regionale per decidere le iniziative giudiziarie da intraprendere contro Paolo Borrometi, anche per fargli capire che le querele non vengono solo annunciate ma vengono regolarmente presentate. Borrometi all’iniziale minaccia di essere querelato, ha replicato dicendo ai suoi lettori del sito La Spia: “Se la presenterà vedrete che la perderà e i soldi che dovrà darmi li donerò a tutte le associazioni che si battono contro la mafia”. Beh, adesso, la musica cambierà. Anche i magistrati che fin qui sono stati assai benevoli con Borrometi troveranno pane per i loro denti. Con il professore Carlo Taormina se il reato di diffamazione c’è i magistrati non potranno dire che “si tratta di un fatto di lieve entità”, ma dovranno rinviare a giudizio Borrometi. Ci sarà di che ridere e il giornalista, che si vanta di lottare la mafia dalla sua abitazione romana senza mai recarsi sui luoghi in cui imperversano le bande criminali, difficilmente ritornerà a dileggiare l’onorevole Gennuso. Il quale, in una nota diffusa alla stampa, afferma: “Borrometi ostenta arroganza nel continuare a diffamarmi, perchè forse pensa che le sue altolocate amicizie gli potranno garantire l’impunità. Caro Borrometi, lei dovrebbe conoscere la storia della Sicilia e soprattutto della nuova generazione dell’Antimafia. Personaggi che hanno controllato la politica, gli affari, l’informazione sono scesi dal piedistallo, perchè la loro Antimafia era soltanto di facciata. Non faccio nomi, non perchè sono un codardo, ma garantista, quello sì. Garantismo, signor Borrometi che lei non conosce come dimostra la sua persecuzione nei miei confronti, che le assicuro, non mi intimorisce, nè mi fa paura. Probabilmente lei è ispirato da qualche mio storico nemico politico, non avversario, badi bene. Grazie alla sua compiacenza, continua a gettarmi fango per invidia, ma soprattutto per incapacità politica. Capisco che non è da tutti essere rieletto per quattro volte al Parlamento siciliano e probabilmente, signor Borrometi, lei che viene da una famiglia di politici, questo le rode un po’. Così prosegue nella sua opera calunniosa e diffamatrice, scrivendo allusioni, interrogativi, soltanto con l’obbiettivo di fare cassa per il suo libro, che, peraltro, lei ha scritto grazie alle informazioni gratuite di un pentito di Siracusa e di un aspirante giornalista di Avola. Ma lei che dice di essere giornalista d’inchiesta non avrebbe dovuto recarsi personalmente nei comuni di Avola, Noto, Rosolini e Pachino o nel capoluogo aretuseo? E invece lei si è preso i meriti e il lavoro sporco lo hanno fatto un pentito ex appartenente ad un clan mafioso di Siracusa e un aspirante giornalista di Avola che ha ammesso di essere stato anche picchiato per le informazioni che le ha fornito e che lei si è anche rifiutato di corrispondergli il denaro per le notizie ricevute. Poi la prego di non essere ripetitivo. I Santi li ha lei, quelli che gli hanno dato un posto di lavoro nella tv dei vescovi italiani. Anche in quel mondo ci sono prelati che lei ama, altri che gli stanno un po’ antipatici.
Voglio sperare che questa tiritera possa finire. E’ stucchevole e la gente sa chi sono io, uno che per 40 anni, si è ammazzato di lavoro e chi è lei? Altro che giornalismo d’inchiesta, oserei parlare di “giornalismo di calunnia”. Però l’obbiettivo lo ha portato a casa: è riuscito a farsi assumere da Santa Romana Chiesa”.
Oltre al professore Carlo Taormina l’onorevole Gennuso ha conferito l’incarico di assisterlo nella causa penale intentata contro il giornalista Borrometi all’avvocato Bartolo Iacono, penalista della provincia di Ragusa di grande valore già balzato agli onori della cronaca per gli attacchi rivolti al senatore Lumia e allo stesso giornalista per avere insinuato che la mafia si fosse infiltrata nell’Amministrazione comunale di Scicli.

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