Bolzoni presenta “il padrino dell’antimafia”, ma farà i nomi dei “giornalisti d’inchiesta”?

Canicattini Bagni. Lunedì 2 Settembre 2019 in Piazza XX Settembre a Canicattini Bagni il giornalista di “Repubblica” Attilio Bolzoni presenta il suo ultimo libro inchiesta “Il padrino dell’antimafia” sulla vicenda di Antonello Montante, l’ex responsabile legalità di Confindustria condannato a 14 anni per corruzione e per aver creato una illecita centrale di spionaggio.
L’incontro canicattinese, moderato dal giornalista Gaetano Guzzardo, è promosso dall’Associazione Dahlia di Palazzolo Acreide, presieduta da Natya Migliori, con il patrocinio del Comune di Canicattini Bagni e dell’impresa sociale Passwork di cui è presidente il sociologo Sebastiano Scaglione, con la collaborazione del Coordinamento Giuseppe Fava, intitolato al giornalista, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore palazzolese ucciso dalla mafia a Catania il 5 Gennaio del 1984.
Ad aprire l’appuntamento saranno i saluti del Sindaco di Canicattini Bagni, Marilena Miceli.
E’ l’occasione per chiedere a Bolzoni di fare nome e cognome del giornalista antimafia “specializzato in un’informazione di superficie, galleggiante, sempre pronta a infierire su quelli che noi siciliani delle province interne chiamiamo “incagliacani” accalappiacani. Gente di poco conto. Con una “spettacolarizzazione” e una “banalizzazione” del racconto della mafia che non disturba mai nessuno, fa solo schiuma, fa solo show. Con copiatori seriali di atti investigativi e giudiziari che si spacciano come giornalisti di inchiesta e che il più delle volte la “notizia” sono loro stessi che si autocelebrano intrepidi difensori della libertà di stampa, unici portatori di verità. Alcuni di questi campioni del conformismo e della scaltrezza gridano in ogni dove che “la mafia è una montagna di merda”, dimostrando così ardimento e baldanza, tenendosi però sempre lontani dai fili dell’alta tensione”.
Sappiamo per sua stessa ammissiome che a dire “la mafia è una montagna di merda” è stato il giornalista di Trapani Rino Giacalone, ma chiediamo ugualmente a Bolzoni di dire se il suo giudizio critico nei confronti dei cosiddetti giornalisti d’inchiesta o di paladini della lotta al crimine organizzato riguarda anche Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo.
Nel suo libro Attilio Bolzoni racconta dell’inchiesta giornalistica realizzata sugli avvenimenti giudiziari di un “paladino dell’antimafia”, la falsa facciata che si era costruito Calogero Antonio Montante, detto Antonello, di Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, presidente della Camera di Commercio e di Confindustria Sicilia, nonché responsabile legalità, a livello nazionale, per la stessa Associazione industriali.
Condannato nel maggio scorso a 14 anni di reclusione, Montante, come accertato dagli inquirenti, era a capo, con l’aiuto di “tappe istituzionali”, esponenti delle forze dell’ordine, dei servizi segreti e di qualche giornalista, alcuni dei quali condannati, passando attraverso l’amicizia con politici, prefetti, questori ed altre personalità, di una centrale clandestina di spionaggio e dossieraggio utilizzata per affari e patti indicibili.
Un sistema che il presidente della Commissione regionale Antimafia, Claudio Fava, definì un “governo parallelo” che “per anni ha occupato militarmente le istituzioni regionali e ha spostato fuori dalla politica i luoghi decisionali sulla spesa”.
All’ex presidente di Confindustria Sicilia sono stati imputati reati come associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine, delitti contro la pubblica amministrazione e accesso abusivo a sistema informatico.
Una spy story, quella raccontata da Attilio Bolzoni, dai contorni ancora poco chiari, restando aperti altri tronconi dell’inchiesta, per cui il giornalista si pone l’interrogativo: “Montante è pupo o puparo?”.
Al riguardo Bolzoni dovrebbe rispondere ad un’assillante domanda: Borrometi come ha fatto ad entrare a TV2000, la televisione dei vescovi? C’è per caso di mezzo lo zampino di Montante? O del senatore del Pd Lumia oppure dell’ex direttore dei tg regionali della Rai Morgante, che era tutta “‘na cosa” con Montante?
Dal libro sappiamo che la storia sfiora anche il Quirinale, come racconta Bolzoni. Si sospetta, infatti, che nelle mani dell’ex presidente di Confindustria Sicilia possano essere finite le registrazioni dei quattro colloqui fra l’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano e l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, che erano agli atti del processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia che la Corte Costituzionale aveva ordinato di distruggere.

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