Araba Fenice, i padroni di casa dell’ex poliziotto Scalisi: “Nessuna minaccia dal boss Giuliano”

Siracusa. Concluso il periodo feriale, è ripresa l’attività giudiziaria con la celebrazione del processo scaturito dall’operazione antimafia e antidroga denominata “Araba Fenice”. Innanzi al Collegio giudicante (presidente, Antonella Coniglio; a latere, Giuliana Catalano e Liborio Mazziotta) sono comparsi i coniugi Santo Spatola e Felicia Cammisuli, proprietari dell’appartamento dato in affitto all’ex poliziotto Nunzio Agatino Scalisi, in servizio al Commissariato della Polizia di Stato di Pachino. I due testimoni hanno negato che il boss Salvatore Giuliano li avesse minacciati e costretti a non chiedere la pigione di casa all’operazione di polizia. L’agente Scalisi, che dopo aver sofferto un periodo di soggiorno in carcere ha ora ottenuto gli arresti domiciliari, era moroso con i padroni di casa, non avendo loro corrisposto per sei mesi la pigione. Ma nè lui nè il capoclan Salvatore Giuliano, hanno chiesto a Santo Spatola e Felicia Cammisuli di non fargli lo sfratto o di trattenere il moroso inquilino a causa di presunte minacce subite ad opera di Salvatore Giuliano. Entrambi i coniugi, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, hanno riferito che il capo del clan di Pachino disse che non dovevano regalare nulla al poliziotto ma di attendere fiduciosi il pagamento delle loro legittime spettanze, pagamento che da lì a breve sarebbe avvenuto. L’udienza si è conclusa con l’esame ed il controesame dei due testimoni citati dal Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, in servizio alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania.
La prossima udienza del processo “Araba Fenice” si terrà il 14 ottobre con l’esame di altri testimoni della lista del Pubblico Ministero.
Alla sbarra siedono, oltre al poliziotto della Polizia di Stato Nunzio Agatino Scalisi, difeso dagli avvocati Emanuela Lanzafame e Roberto D’Amelio, Rosario Agosta, difeso dall’avvocato Antonino Campisi, Giuseppe Agnello, assistito dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Rosario Astorina, difeso dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Claudio Aprile, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Giovanni Aprile, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Giuseppe Aprile, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Antonio Arangio, difeso dall’avvocato Emanuele Tringali, Orazio Blanco, difeso dagli avvocati Liberio Marco Santonocito e Alessia Lo Tauro, Salvatore Bosco, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Salvatore Cannata, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Massimo Caccamo, difeso dall’avvocato Ornella Burgaretta, Antonino Cannarella, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Salvatore Cannavò, difeso dall’avvocato Salvatore Cannata, Antonino Cavarra, assistito dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Giuseppe Crispino, difeso dall’avvocato Antonino Campisi, Daniele Di Stefano, difeso dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Giuseppe Di Salvo, assistito dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Gabriele Giuliano, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Salvatore Giuliano, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, Vincenzo Guglielmino, difeso dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Alex Greco, difeso dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Vincenzo Gugliotta, difeso dall’avvocato Rosa Campisi, Salvatore La Rosa, difeso dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Giovanni Sampieri, difeso dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Maria Sanguedolce, difesa dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Salvatore Massimiliano Salvo, difeso dall’avvocato Giovanni Antoci, Salvatore Spataro, difeso dall’avvocato Paolo Caruso Verso, Giuseppe Villari, difeso dall’avvocato Liberio Marco Santonocito, Vizzini Giuseppe e suo figlio Simone Vizzini, entrambi difesi dall’avvocato Giuseppe Gurrieri ed il giovane anche dall’avvocato Eugenio De Luca.

CONDIVIDI