Impiegato dell’ex Provincia licenziato per assenteismo assolto con formula piena

Siracusa. Il Giudice Monocratico Alfredo Spitaleri ha pronunciato sentenza di assoluzione con formula ampiamente liberatoria nei confronti di Sebastiano Garofalo, 63 anni, dall’accusa di truffa aggravata. La sentenza è stata emessa nella giornata di lunedì 9 settembre, dopo nove anni dalla disavventura giudiziaria capitata al Garofalo che, per dimostrare la propria innocenza, ha rinunciato alla prescrizione. La lunga odissea giudiziaria e amministrativa di Francesco Garofalo è iniziata nel mese di marzo 2010, in seguito ad un blitz operato dagli agenti della Digos della Questura aretusea per contrastare il fenomeno dell’assenteismo. Furono denunciati diversi dipendenti dell’Ente pubblico, tra cui Sebastiano Garofalo. Nonostante l’assenza di indizi di reità, il Garofalo venne arrestato ma il successivo 30 marzo 2010 il Tribunale del Riesame di Catania annullava il provvedimento coercitivo emesso dal Gip su richiesta del Pubblico Ministero Antonio Nicastro. Non solo. Dopo sei anni di sospensione dall’attività lavorativa, il Garofalo avrebbe potuto rientrare al lavoro quale dipendente dell’ex Provincia regionale, all’epoca presieduta dall’onorevole Nicola Bono, ma le condizioni quasi capestro che gli erano state fatte, lui non le volle sottoscrivere ed è stato licenziato in tronco. Sebastiano Garofalo, sposato e con figli, per la sua ricerca di sacrosanta giustizia, si ritrovò senza lavoro e lo stipendio e imputato del reato di truffa aggravata visto che, poi, nonostante l’ordinanza del Riesame di Catania che lo aveva scagionato dagli addebiti di essersi assentato dal posto di lavoro senza giustificato motivo, nei suoi confronti scattò anche il rinvio a giudizio. Tra l’altro, Garofalo ebbe a patire oltre al danno anche la beffa poichè il processo venne assegnato ad un giudice onorario, al quale, in seguito alle rimostranze dell’imputato, dopo tre anni dall’assegnazione e senza che avesse celebrato una sola udienza, venne sottratto in quanto incompetente a trattare il reato contestato all’ex dipendente della Provincia regionale. Sebastiano Garofalo, già stressato per la perdita del posto di lavoro e del salario, non l’ha presa bene e ha querelato il presidente del Tribunale di Siracusa, Antonio Maiorana, accusandolo di non sapere organizzare il lavoro dei giudici togati e dei Got, e per non avere disposto delle sanzioni disciplinari nei loro confronti per i tempi lunghi nella trattazione e definizione dei processi loro assegnati. La Procura di Messina, competente a verificare la sussistenza delle accuse rivolte al presidente Maiorana, ha chiesto l’archiviazione ma il Garofalo, tramite i propri difensori, avvocati Giambattista Rizza e Junio Celesti, ha sistematicamente inviato istanza di opposizione. E il processo contro il presidente Maiorana è tuttora pendente.
Il processo innanzi al Giudice Monocratico Alfredo Spitaleri è iniziato il 10 dicembre dello scorso anno. Sebastiano Garofalo, che oltre alla sua disavventura giudiziaria e lavorativa, ha pure successivamente perso un figlio, Francesco, un ragazzo di 27 anni, morto in seguito alle gravissime ferite riportate in un incidente stradale, ha preso la parola per dire che rinunciava alla prescrizione. Al suo fianco c’erano soltanto gli avvocati Giambattista Rizza e Junio Celesti, che hanno chiesto l’assoluzione con formula piena per il proprio assistito. L’ex Provincia regionale, che oggi si chiama Libero Consorzio Comunale, costituitasi parte civile contro il Garofalo, è stata assistita in giudizio dagli avvocati Aldo Ganci e Umberto Di Pace, i quali si sono battuti per il riconoscimento della responsabilità penale del Garofalo e per la sua condanna al risarcimento dei danni in favore dell’Ente pubblico, ma sono usciti soccombenti dal processo. E adesso la Provincia dovrà rimborsare tutti gli stipendi non corrisposti al Garofalo e lo dovrà risarcire per i danni morali e civili arrecatigli. E dovrà immediatamente riassumerlo. Non è escluso che il Garofalo possa intentare causa anche contro il Pubblico Ministero e il Giudice delle indagini preliminari che ebbe a disporre il rinvio a giudizio per difendersi dall’accusa di truffa aggravata, rivelatasi insussistente.

CONDIVIDI