Infiltrazioni mafiose al Comune di Augusta, mafiosi e politici assolti, condannato solo un siracusano

Siracusa. Dopo quasi tre ore di camera di consiglio il Tribunale Penale ha assolto tutti gli augustani finiti alla sbarra per le infiltrazioni mafiose al Comune di Augusta e ha condannato soltanto il siracusano Emanuele Gambuzza, ex fondatore del panificio Marconi sito nell’omonimo piazzale del capoluogo aretuseo. Delle richieste avanzate dal Pubblico Ministero Andrea Ursino, che si era pronunciato per l’affermazione della penale responsabilità di tutti gli imputati, il Collegio giudicante (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri) ha accolto soltanto quella riguardante l’ex componente del clan mafioso Bottaro-Attanasio, oggi rispettabile cittadino nell’isola di Malta, dove gestisce un loro di ristorazione. il Tribunale ha assolto i prinicipali imputati – l’ex sindaco di Augusta Massimo Carrubba e l’ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Augusta, con formula dubitativa dall’imputazione di concorso in associazione mafiosa, mentre per quanto riguarda l’imputazione di voto di scambio li ha assolti con formula piena. La circostanza aggravante di cui all’articolo 7 – aver agevolato un sodalizio mafioso – è stata dichiarata prescritta.
Il Pubblico Ministero Andrea Ursino, a conclusione della propria requisitoria, aveva richiesto la condanna di tutti gli imputati, eccezion fatta per il tipografo siracusano Salvatore Minniti, in quanto deceduto durante la celebrazione del dibattimento. Per l’ex sindaco di Augusta, Massimo Carrubba, il Pubblico Ministero Ursino ha chiesto di dichiararlo colpevole per concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso e di voto di scambio aggravato dall’articolo 7 e la condanna alla pena di cinque anni di reclusione. Analoga condanna ha chiesto per l’ex assessore comunale Antonio Luigi Giunta. E ancora: quattro anni di reclusione ha chiesto per Salvatore Alescio; tre anni e sei mesi di reclusione per Tullio Tedesco; due anni di reclusione e la multa di mille euro li ha chiesti per l’ex consigliere comunale Carmelo Trovato. Il Pubblico Ministero Andrea Ursino ha poi chiesto un anno di reclusione per il siracusano Emanuele Gambuzza, in continuazione con la sentenza “Terra Bruciata”; un anno e quattro mesi di reclusione per Maurizio Carcione, in continuazione con la sentenza “Morsa”; un anno di reclusione per Sergio Ortisi, in continuazione con la sentenza “Morsa”; un anno e due mesi di reclusione per Tony Ortisi, in continuazione con la sentenza “Morsa”; un anno di reclusione per Marcello Ferro, in continuazione con la sentenza “Morsa” e, infine, due mesi di reclusione per il pentito Fabrizio Blandino, detto Gimmy, in continuazione con la sentenza “Gorgia I”, inflittagli allorquando venne condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso. Per il Blandino, il Pubblico Ministero ha sollecitato la concessione della speciale attenuante prevista per i collaboratori di giustizia.
Bruciante è stata la sconfitta per il Pubblico Ministero Ursino, già appartenente alla Procura Distrettuale Antimafia ed oggi alla Procura della Repubblica di Catania e per l’avvocato Sebastiano Grimaldi che, assiste il Comune di Augusta, costituitosi parte civile contro tutti gli imputati residenti ad Augusta. Il penalista, condividendo l’atto di accusa del rappresentante della pubblica accusa, ha chiesto al Tribunale di condannare tutti gli imputati contro i quali il Comune megarese si è costituito parte civile sotto il profilo penale e anche sotto l’aspetto dei danni arrecati all’immagine dell’Ente pubblico, per cui ha sollecitato la loro condanna al risarcimento dei danni e al pagamento di una provvisionale, immediatamente esecutiva. Sconfitto anche l’avvocato Sebastiano Troia, difensore del panificatore Emanuele Gambuzza.
Invece, escono come vincitori della battaglia giudiziaria i difensori degli imputati: l’avvocato Franco Passanisi per Sergio Valenti; l’avvocato Maria Barbera, per il pentito Fabrizio Blandino; l’avvocato Dina D’Angelo e l’avvocato Deborah Valenti per Tony Ortisi; l’avvocato Puccio Forestiere per l’ex assessore comunale Luigi Antonio Giunta; gli avvocati Attilio Floresta e Francesco Favi, difensori dell’ex sindaco Massimo Carrubba; l’avvocato Beniamino D’Augusta per Maurizio Carcione.
I fan dell’ex sindaco Massimo Carrubba, quando la presidente Storaci ha detto “assolve” l’ex primo cittadino di Augusta, hanno fragorosamente applaudito e scandito a voce alta “Massimo Massimo”, provocando la reazione del presidente del Collegio, che ha minacciato di espellerli tutti dall’aula. Il Pubblico Ministero Ursino, nel prendere atto della disfatta, ha comunicato che attenderà di leggere la sentenza, la cui pubblicazione avverrà fra novanta giorni, per decidere se impugnarla oppure no. Il magistrato della Procura etnea contestava al sindaco Carrubba il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e quello di voto di scambio aggravato dall’articolo 7 in quanto, quale candidato sindaco del Comune di Augusta, al fine di ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale (tornata elettorale del mese di giugno 2008) “offriva e prometteva a Sergio Ortisi, Toni Ortisi, Fabrizio Blandino, Marcello Ferro e Maurizio Carcione, esponenti dell’associazione mafiosa operante in Augusta, espressione del clan Nardo di Lentini, l’affidamento (diretto o in subappalto) della esecuzione di lavori pubblici, la stipula di vantaggiosi contratti con la pubblica amministrazione, concessioni, licenze, finanziamenti, posti di lavoro in favore dei partecipanti al sodalizio criminoso, di persone ad essi contigue e di imprese ad essi riconducibili”. Carrubba vinse le elezioni con una lista di centrosinistra e amministrò la città di Augusta fino a quando non venne indotto a rassegnare le dimissioni a seguito dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose.
Cinque anni fa i Carabinieri della Compagnia di Augusta portarono a galla, con le loro indagini, i loschi rapporti venutisi ad instaurare tra l’ex sindaco e altri componenti della sua amministrazione comunale e gli esponenti del clan mafioso di Augusta, che agiva per conto e nell’interesse dl sodalizio criminale di Lentini, fondato dal pluriergastolano Nello Nardo.
Le indagini hanno consentito di accertare l’affidamento di incarichi nel settore dei lavori pubblici a Graziano Pandolfo, Francesco Lisitano, Salvatore Migneco, Giovanni MIgnosa, Massimiliano Di Mare, Francesco Carvana, Renzo Vincenti, Fabio Manservigi, Giuseppe Antonio Passalacqua, Giuseppe Petullà, Giuseppe Tabita, Salvo Errante, Maurizio Carcione, Fabrizio Blandino, Marcello Ferro, Carmelina Ferro, Francesco Pasqua e Daniela Pasqua.
Dagli inquirenti sono state raccolte le dichiarazioni dei fratelli Natale, Gaetano e Sebastiano Costanzo, del loro cognato Giuseppe Crisafulli, e dei fratelli Sebastiano e Giuseppe Gigliuto, tutti collaboratori di giustizia di Augusta, che, parlando di Fabrizio Blandino, all’epoca neanche sospettato di essere un componente del clan mafioso Nardo di Lentini, sono stati quasi tutti concordi nell’indicare Gimmy uno di loro, che si occupava di estorsioni, e che, avendo un bagaglio culturale superiore rispetto ai fratelli Costanzo e al baby killer Giuseppe Crisafulli, scriveva i messaggi estorsivi che poi di notte venivano infilati sotto le saracinesche dei negozi da sottoporre all’odiosa pratica del pizzo.
Le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Augusta hanno consentito di accertare a carico di Massimo Carrubba già prima e durante la campagna elettorale del 2008: a) “l’impegno (manifestato in seno a ripetuti contatti personali e telefonici con Sergio Ortisi, Toni Ortisi, Fabrizio Blandino, Marcello Ferro e Maurizio Carcione, una volta eletto ad attivarsi – mediante la strumentalizzazione dell’attività politica e della propria pubblica funzione di amministratore – per far ottenere l’affidamento (diretto o in sub-appalto) della esecuzione di lavori pubblici, la stipula di vantaggiosi contratti con la pubblica amministrazione, concessioni, licenze, finanziamenti, posti di lavoro in favore dei partecipanti al sodalizio crminoso, di persone ad essi contigue e di imprese ad essi riconducibili; b) il rilascio, in data 16.4.2007, a Maurizio Carcione di una licenza per la somministrazione al pubblico di bevande (anche alcoliche) ed alimenti relativamente al chiosco di proprietà dello stesso; c) la deliberazione della Giunta Municipale in data 16.4.2008, con la quale veniva deciso che il Comune di Augusta stipulasse un contratto di locazione con Rosa Greco, moglie di Giuseppe Tabita, persona contigua a Fabrizio Blandino, avente ad oggetto un immobile di proprietà della predetta”.
E dopo la elezione a sindaco di Augusta, affermano i Carabinieri, Masssimo Carrubba a) ha tenuto una condotta, costituita da ripetuti contatti personali e telefonici, che, in coerenza ed esecuzione degli impegni presi con i suddetti esponenti del clan mafioso di Augusta prima delle elezioni, assicurava a costoro un filo diretto extra-istituzionale tale da rafforzare il loro prestigio e la loro capacità operativa nel settore dei lavori pubblici e garantiva ad essi l’accesso ad informazioni relative ai lavori da svolgersi nel comune di Augusta e/o ai programmi dell’amministrazione comunale non accessibili dai comuni cittadini e/o imprenditori; b) ha disposto la nomina ad assessore comunale della Giunta presieduta dal Carrubba di Gioacchino Aiello, suocero di Marcello Ferro; c) si è attivato per l’affidamento diretto, in data 1.7.2008, alla ditta “3V di Vincenti R. & M. snc”, di Renzo Vincenti (factotum di Fabrizio Blandino), dei lavori per l’adeguamento e messa in sicurezza di alcuni locali del Comune di Augusta; d) la stipulazione in data 22.12.2008 del contratto di locazione tra il Comune di Augusta e Rosa Greco, moglie di Giuseppe Tabita, persona contigua a Fabrizio Blandino, avente ad oggetto un immobile di proprietà della predetta (canone euro 9200,00 mensili); e) l’affidamento diretto, in data 19.10.2009, alla ditta “3V di Vincenti R. & M. snc”, di Renzo Vincenti (Factotum di Fabrizio Blandino), dei lavori per la fornitura e la collocazione di una porta antipanico in locali comunali in contrada “Cozzo delle Forche”; f) l’affidamento diretto, in data 19.1.2010, alla impresa edile di Maurizio Carcione dei lavori per manutenzione straordinaria dei bagni della scuola Giovanni Pascoli di Augusta; g) ì’autorizzazione, in data 3.9.2010, alla ditta “Trecci”, appaltatrice dei lavori di manutenzione straordinaria della scuola “Principe di Napoli” di Brucoli, a sub-appaltare i lavori (per un importo di euro 53.000,00) alla ditta “Stile Costruzioni srl” di Graziano Pandolfo, imprenditore contiguo a Maurizio Carcione e Fabrizio Blandino”.
Ma la prova spaccata – secondo il Tribunale – delle responsabilità di Massimo Carrubba non è stata dimosrata nella sua interezza, per cui nei suoi confronti i giudici hanno emesso sentenza di assoluzione con formula dubitativa.
Il 24 ottobre prossimo il Tribunale avrebbe dovuto concludere con la lettura della sentenza il processo a carico dell’ex deputato regionale dell’Udc, Nunzio Cappadona, la cui posizione era stata stralciata a causa delle sue malferme condizioni di salute. Ma verosimilmente il Collegio si limiterà ad emettere sentenza di non doversi procedere per morte del reo, visto che Cappadona rispondeva delle medesime accuse per le quali è stato riconosciuto colpevole il panificatore Emanuele Gambuzza.

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