Intravaia rievoca la Battaglia di Vienna di 336 anni fa e il ruolo del Principe Eugenio di Savoia

Augusta. Con forza il Santo Padre Giovanni Paolo II, parlando in polacco, così criticava la non avvenuta menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea. “Ringrazio la Polonia – ha detto il Papa in polacco, salutando un gruppo di suoi connazionali radunati in piazza san Pietro per l’Angelus – che nelle istituzioni europee ha difeso fedelmente le radici cristiane del nostro continente, dalle quali è cresciuta la cultura e il progresso civile dei nostri tempi. Non si tagliano le radici dalle quali si è nati”.
La nuova Costituzione europea infatti ha voluto dimenticare gli elementi più preziosi e prestigiosi dell’identità culturale europea, gli elementi che definiscono l’Europa come tale: le radici cristiane e l’eredità greco-romana (la definizione di democrazia tratta da Tucidide è stata eliminata dal preambolo). Non voglio però commentare questa decisione: è difficile dire se quella che emerge da questo lungo travaglio, frutto di compromessi tra spinte contrastanti, è l’immagine di un’Europa senza passione culturale o di un’ Europa giacobina che ritiene di trovare la linfa dei suoi valori nell’ Illuminismo e nelle parole d’ordine della rivoluzione francese. Certo è che quella che ne è nata è pittosto un’ altra Europa con un respiro culturale assai modesto, è un’Europa di mercati di mercanti e di banchieri, certamente non dei Popoli e questo non basta.
Nel complesso sistema politico-militare europeo della seconda metà del Seicento, le lotte per il potere – che causarono un sempre maggiore impoverimento della popolazione e un consistente calo demografico – si aggiungevano alle divisioni tra cattolici e protestati. La Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) aveva visto contrapporsi la Francia dei Borbone e gli Asburgo per l’egemonia sulla Germania, e Luigi XIV, il Re Sole, era disposto a sacrificare ogni ideale per la conquista della corona imperiale.
La debolezza dell’Europa favorì l’avanzata dell’Impero ottomano nei Paesi Balcanici fino alla pianura ungherese (1° agosto 1664, battaglia di San Gottardo). A contrastare i Turchi era rimasta solo Venezia, ma con la caduta di Candia (Creta) nel 1669 pure la Serenissima dovette firmare una resa.
Per le famiglie reali d’Europa difendere il Cattolicesimo equivaleva alla difesa della propria identità, per questo l’opposizione ai tentativi di espansione in Occidente dell’Impero ottomano divenne un elemento fondamentale della loro politica. È il caso dell’assedio alla città di Vienna, nell’ambito della Guerra austro-turca (1683-1699). La resistenza e la vittoria segnarono la storia di quelle terre anche per i secoli a venire. La Storia fu scritta col sangue di alcuni eroi che si immolarono per tali ideali. Tra questi certamente è da ricordare un personaggio caduto in un ingiusto oblio, Luigi Giulio di Savoia, fratello maggiore del celeberrimo Principe Eugenio.
Sotto le mura di Vienna, fu scongiurata per la terza volta ( dopo Poitiers e Lepanto ) l’invasione islamica dell’ Europa .
Quell’anno era cominciato con le manovre del poderoso esercito turco, obiettivo proprio Vienna, “capitale ipotetica” di una grande nazione musulmana. L’esercito ottomano devastò al suo passaggio città e campagne, chiese e conventi, massacrando le popolazioni. Papa Innocenzo XI (beato Benedetto Odescalchi) da tempo agiva diplomaticamente per difendere la Cristianità; figura carismatica di quel tempo nella difesa dell’Europa cristiana il cappuccino beato Marco da Aviano (1631-1699), instancabile predicatore della crociata anti-turca.
Grazie alla mediazione papale, nel mese di marzo, Leopoldo I si era assicurato l’alleanza del re di Polonia Giovanni Sobieski. In aprile l’Imperatore mise il suo esercito, che comprendeva anche truppe bavaresi
e della Sassonia, sotto il comando del duca Carlo di Lorena, suo cognato, ma le difese asburgiche in Ungheria furono aggirate e all’inizio di luglio i Turchi passarono il fiume Leitha. L’8 luglio l’Imperatore fuggì da Vienna, rifugiandosi a Linz. In quei giorni si consumò il sacrificio di Luigi Giulio.
Il 15 luglio i Turchi posero sotto assedio la città difesa da poco più di 10.000 uomini tra soldati e agenti della difesa civica. Abbandonando gli agi della corte parigina, Eugenio raggiunse la corte di Leopoldo I il 20 agosto. L’Imperatore, probabilmente pensando al valore dello sfortunato Luigi Giulio, accolse immediatamente il giovane fratello fra le fila del suo esercito. Mentre la situazione era ormai drammatica, finalmente, alla fine di agosto, si coalizzarono gli eserciti cristiani.
All’alba del 12 settembre il Frate Cappuccino Marco da Aviano, dopo aver celebrato la Santa Messa servita dal Re di Polonia, benedì l’esercito.
A Kalhenberg, trascinati dalla carica travolgente degli Ussari alati del Re di Polonia, 65.000 Cristiani affrontarono in battaglia 200.000 Ottomani, fino alla vittoria. Tra i Cristiani si contarono 2.000 perdite contro le oltre 20.000 del nemico. L’esercito ottomano fuggì, massacrando centinaia di prigionieri. Il giorno seguente Vienna fu libera. Eugenio si distinse in quei drammatici frangenti, divenendo uno dei protagonisti dell’evento.
Giovanni Intravaia

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