Si riapre il caso della morte per impiccagione di Angelo De Simone, il Gip Palmeri ha detto no all’archiviazione

Siracusa. Il Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri ha rigettato la richiesta di archiviazione del procedimento aperto dalla Procura a seguito del ritrovamento nel cortile della propria abitazione del corpo senza vita di Angelo De Simone, 27 anni. La stessa Procura nell’estate 2019 aveva chiesto l’archiviazione perchè le indagini finalizzate a stabilire se il giovane fosse stato assassinato non avevano sortito alcun risultato. Il giovane venne trovato morto nella sua abitazione con una corda al collo il 16 febbraio 2016. Dal Pubblico Ministero Davide Lucignani il caso venne archiviato come suicidio ma, successivamente, venne riesumato come omicidio volontario aggravato. Nonostante questa svolta, le indagini non sono approdate ad un esito positivo per cui il magistrato titolare dell’inchiesta prima di trasferirsi alla Procura di Asti ha riproposto la richiesta di archiviazione contro la quale è seguita l’opposizione presentata dall’avvocato David Buscemi, per conto della famiglia dell’impiccato. Il fascicolo è finito al vaglio del Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri che, dopo una lunga riflessione, ha rigettato la richiesta della Procura e ha accolto l’opposizione avanzata dal difensore della famiglia del ventisettenne Angelo Simone. Per il rigetto dell’archiviazione determinante è risultata la dichiarazione del pentito Mattia Greco, attualmente detenuto agli arresti domiciliari dopo la condanna riportata per traffico di sostanze stupefacenti nell’ambito dell’operazione Bronx. Il collaboratore di giustizia ha esplicitamente riferito ai magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catania che Angelo De Simone, anche lui entrato in un giro pericoloso dedito allo spaccio di stupefacenti, è stato ucciso da due persone che poi hanno simulato l’impiccagione, legando al collo della vittima una corda. Stranamente, però, i piedi dell’impiccato toccavano il pavimento per cui gli investigatori della Squadra Mobile avrebbero dovuto insospettirsi per questa anomalia dei piedi del morto che erano entrambi poggiati a terra. Il pentito Mattia Greco ha fatto nome e cognome dei due presunti autori dell’omicidio, dicendo di averli appresi in carcere durante una conversazione con un altro detenuto, del quale ha fatto nome e cognome. Nelle carte inviate al giudice per le indagini preliminari Palmeri, sono riportate delle ulteriori dichiarazioni di persone non legate all’ambiente malavitoso dalle quali si evince chiaramente il movente dell’uccisione di Angelo De Simone. Tutti i testimoni sono concordi nel dire che ci sarebbero affari di droga, probabilmente un debito che la vittima avrebbe contratto nei confronti di un gruppo di trafficanti. Un sodalizio piuttosto organizzato, con base operativa nella zona nord della città, con cui il ventisettenne, padre di un bambino, sarebbe entrato in contatto. Da quelle pagine depositate al gip Palmeri si scorgono altri particolari della vicenda, cioè che Angelo De Simone, così come sostenuto dalla difesa, sarebbe stato minacciato per il bidone fatto ai trafficanti di droga. Uno dei componenti di quella banda, dalla ricostruzione di parte, avrebbe promesso al ventisettenne una ritorsione da non dimenticare, come l’incendio della sua macchina nonché della casa nel caso in cui non avesse onorato l’impegno assunto con i trafficanti di droga.
Salta all’occhio, comunque, l’anomalia del modo approssimativo in cui è stata svolta l’inchiesta: alla Procura nessuno avrebbe avvertito l’esigenza di recarsi nella località segreta in cui lo Stato protegge Mattia Greco per raccogliere le sue dichiarazioni sull’omicidio di Angelo De Simone. Ma, adesso, alla luce della decisione del Gip Palmeri di rigettare la richiesta di archiviazione, il procuratore della Repubblica dovrà adoperarsi per colmare la lacuna investigativa. La notizia del rigetto della richiesta di archiviazione è stata accolta con grande soddisfazione dalla famiglia di Angelo De Simone e dall’avvocato David Buscemi. Il giovane legale della famiglia di Angelo De Simone non ha confermato o smentito che uno dei due autori del delitto dovrebbe essere il pentito Luigi Cavarra, morto per un tumore maligno in un ospedale della città in cui veniva protetto dallo Stato da quando si era dissociato dal clan “Bottaro-Attanasio” ed era divenuto collaboratore di giustizia. Sul secondo killer nè l’avvocato David Buscemi nè il Gip Salvatore Palmeri sono a conoscenza del suo nome. Le sue generalità sono note al pentito Mattia Greco e ai magistrati della Procura della Repubblica. I quali, ovviamente, non lo rivelerebbero nemmeno sotto tortura almeno fino a quando non verranno trovati gli opportuni riscontri alle accuse che gli muove contro il collaboratore di giustizia Mattia Greco.

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