Ammutinamento sul “Fatima II”: il PM Pagano chiede l’ergastolo per i 3 pescatori stranieri

Siracusa. La requisitoria del Pubblico Ministero Tommaso Pagano, iniziata alle 10,45 e finita alle 12,45, si è conclusa con la richiesta della condanna all’ergastolo per i due egiziani e un tunisino accusati di ammunitamento e di omicidio volontario ai danni del comandante del motopesca “Fatima II”. Il magistrato della Procura aretusea non è stato tenero con i tre pescatori siracusani Corrado Navarra, Vincenzo Gallitto e Luigi Romano per non avere rivelato la reale dinamica dei fatti verificatisi a bordo del motopesca durante la battuta di pesca del mese di luglio 2012. Il rappresentante della pubblica accusa, prima di occuparsi delle responsabilità dei tre pescatori stranieri, ha evidenziato tutte le incongruenze che a suo parere si evidenziano nelle dichiarazioni rese dai tre pescatori siracusani. Per il Pubblico Ministero Pagano i tre pescatori siracusani hanno fatto di tutto per ostacolare la ricerca della verità e anzichè schierarsi dalla parte del comandante del “Fatima II”, Gianluca Bianca, hanno favorito i pescatori stranieri, fornendo una descrizione degli accadimenti contraddittori e illogica. La restante parte della requisitoria il Pubblico Ministero Pagano l’ha riservata ai due algerini e al tunisino, componenti dell’equipaggio del “Fatima II” e artefici di un clamoroso ammutinamente in acque internazionali, sfociato con l’uccisione del comandante Gianluca Bianca. I tre imputati, che vengono giudicati dalla Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Alfredo Spitaleri), sono latitanti. Nonostante il mandato di cattura europeo emesso a loro carico dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Catania in quanto accusati di ammutinamento e di omicidio volontario, i due egiziani e il tunisino sono tutt’ora liberi, probabilmente nei rispettivi Paesi, ove evidentemente godono di protezione e coperture, anche politiche. Le ricerche degli uomini dell’Interpool non hanno sortito alcun risultato se è vero come è vero che alla sbarra, nell’aula della Corte d’Assise, non siede alcun imputato. Non ci sono, in particolar modo, i tre pescatori dell’equipaggio del motopesca “Fatima II” resisi artefici dell’ammutinamento e dell’omicidio del comandante Gianluca Bianca. La requisitoria del Pubblico Ministero Tommaso Pagano è soddisfacente per molti versi, ma non ha chiarito come fu ucciso il comandante Gianluca Bianca. Resta un dubbio grande come una casa sul’arma che ebbe a ferirlo a morte: per i pescatori siracusani, che dicono però di non essere stati testimoni oculari in quanto si trovavano rinchiusi nella cabina sottocoperta, sarebbe stato ammazzato con un colpo di pistola; per un anziano testimone tunisino, che riferisce le confidenze ricevute dal suo connazionale componente dell’equipaggio del motopesca “Fatima II”, il comandante Bianca fu ucciso con una coltellata. Purtroppo fino a quando non verranno catturati i tre pescatori ammutinati non si saprà quale delle due ipotesi sia quella rispondente al vero. Forse è un aspetto secondario, ma è un quesito che la Corte d’Assise dovrà affrontare in camera di consiglio e trattare nella motivazione della sentenza. Dai tre pescatori siracusani, dai testimoni che hanno riferito de relato le confidenze ricevute da Romano, Gallitto e Navarra, dal tunisino che ha raccolto le informazioni fornite dal connazionale ricercato per l’omicidio di Gianluca Bianca abbiamo saputo che a bordo del “Fatima II” ci furono dei contrasti tra i tre pescatori stranieri ed il comandante del motopesca in quanto quest’ultimo non voleva rientrare a Siracusa nonostante la fallimentare battuta di pesca. Uno dei due pescatori egiziani, secondo i pescatori siracusani i quali però non sono testimoni oculari del delitto poichè vennero rinchiusi nel locale cucine del peschereccio, al culmine della lite, avrebbe esploso un colpo di pistola contro il comandante Gianluca Bianca e di averne gettato poi in mare il corpo. Secondo un anziano pescatore di nazionalità tunisina, invece, anzichè con un colpo di pistola, il comandante Gianluca Bianca sarebbe stato ucciso con una coltellata allo stomaco, ma non sarebbero stati gli ammutinati ad averlo gettato in pasto ai pesci. Il teste tunisino ha riferito che, una volta infilzato dalla lama del coltello, il comandante Bianca avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe caduto in mare. I pescatori con cui aveva litigato gli avrebbero lanciato la ciambella di salvataggio ma il comandante non sarebbe riuscito ad afferrarla e sarebbe poi morto senza che i pescatori stranieri, quindi i tre imputati, fossero riusciti a prestargli soccorso. La tragedia del motopesca “Fatima II” si è verificata il 12 luglio del 2012. A bordo del motopesca si trovavano il comandante Gianluca Bianca, i tre pescatori stranieri (due egiziani e un tunisino) e tre pescatori siracusani, che, imbarcati sul una zattera, riuscirono a raggiungere un porto della Grecia per poi fare rientro a Siracusa. Invece, i due egiziani e il tunisino, proseguivano la navigazione con il Fatima II, arrivando in un porto egiziano, dove poi le auitorità italiane lo hanno recuperato.
Contro i due egiziani e il tunisino si sono costituiti parti civili l’avvocato Giuseppe Gurrieri, che assiste Giulia Bianca; l’avvocato Graziella Coco, che assiste Anna Bianca; l’avvocato Giuseppe Lipera, che tutela Antonina Moscuzza; l’avvocato Giambattista Rizza, che assiste Monica Patania in proprio e dei figli minori; l’avvocato Pucci Piccione, che assiste Carmelo Bianca e Marcello Bianca e l’avvocato Beniamino D’Augusta, che difende il pescatore siracusano Luigi Romano, costituitosi parte civile contro i tre pescatori stranieri.
L’avvocato Lipera ha presentato una memoria con cui chiede la condanna dei tre imputati sotto il profilo penale e sollecita un risarcimento di cinque milioni di euro. L’avvocato Gurrieri e l’avvocato Coco chiedono un indennizzo di tre milioni ciascuno. L’avvocato D’Augusta chiede una provvisionale di ventimila euro. L’avvocato Rizza ha optato per una richiesta simbolica di indennizzo nella misura di cento euro. L’avvocato Piccione, invee, non ha chiesto nemmeno un euro.
La Corte d’Assise ha rinviato il processo all’udienza del 29 ottobre per le arringhe difensive degli avvocati Alessandro Cotzia, Antonio Zizzi e Antonella Reale. Dopo le arringhe difensive la Corte stabilirà se ritirarsi in camera di consiglio o concedere al Pubblico Ministero e ai legali delle parti civili e dei tre latitanti la possibilità di effettuare delle repliche in un’apposita udienza.

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